A Pinky Diamond

Gloria TrapaniMi sento subito al sicuro, fin dal momento in cui Gloria Trapani presenta il suo quartetto con Luigi Di Chiappari al piano, Alessandro del Signore al contrabbasso e Mattia Di Cretico alla batteria. Tutti ottimi musicisti, tutti abbastanza giovani da non poter essere ritenuti “vecchia politica della musica”. E si parte per questa serata conclusiva del Pinky High Jazz, la rassegna al femminile del 28DiVino.

La freschezza di questo progetto, che verrà pubblicato a breve per l’etichetta Terre Sommerse con il titolo Rough Diamond, la si legge negli occhi di Gloria: ogni brano, ogni frase melodica, ogni parola del testo, ogni accordo ed ogni nota hanno una loro storia, che l’artista ha cura e modo di raccontare, rivivendola insieme alla numerosa platea del sabato sera. E la si assapora come la buona cucina, che vuole spazio per il gusto ma anche per la forma. Il gusto è nel suono, che per certi versi rimanda ai cantautori americani e per altri a certe atmosfere funky/fusion. La forma è invece nell’estetica di ogni singolo brano.

Come in Wild Flowers, ballad che ad una introduzione dilatata fa seguire un leggero funky condito di accordi sospesi, metafora del selvaggio che c’è anche nel più mite di tutti noi. O come in Silence, che ricrea con la musica il silenzio stesso, non certo alla maniera di John Cage ma, al contrario, con l’uso pieno dei tre strumenti a disposizione, piano contrabbasso e batteria, qui con il contrabbasso suonato ad archetto.

La notevole sensibilità di questa artista, lungi da stucchevolezze di sorta, è ben compendiata dal suo gusto compositivo. Autrice di tutti i brani del disco, Gloria predilige ritmi lenti con accenni funk ma non disdegna tempi dispari come il 3/4, o come il 5/4 di Tutto cambia. La sua voce è semplice, diretta, non mente agli ascoltatori. Una voce che non cerca di essere diversa e che, proprio in virtù di questo, finisce per essere la quintessenza stessa della voce, senza bisogno di paragoni di alcun tipo.

Bravi i suoi compagni di viaggio. Mattia Di Cretico è sempre attento, pulito, ben calzante rispetto ad un progetto che sta in equilibrio tra Canzone e Jazz. Alessandro Del Signore è anche lui in perfetta aderenza e sintonia. E Luigi Di Chiappari fa ottimamente da cardine tra ritmica e voce, contribuendo con i suoi assoli a spezzare la metrica dei brani e ritagliandosi un momento suo, momento nel quale non è il brano ma il pianista a dettare le regole.

Belle le versioni di Well You Needn’t di Thelonius Monk, il cui tema viene eseguito in stop time, e di Afro Blue di Mongo Santamaria, brano nel quale Di Chiappari ha modo di scatenarsi con un solo che si spinge fin nei territori dell’atonale, con uso di accordi ribattuti e di pedali estemporanei, ben sostenuti da Del Signore e Di Cretico, fino ad un walkin’ che fa da interludio e da premessa per un altrettanto splendido assolo di contrabbasso. E bella l’interpretazione di Amelia, di Joni Mitchell, resa da Gloria Trapani con intensa semplicità.

Insomma, un progetto fresco, nuovo, in cui la Canzone ben si sposa con il Funky e con il Jazz. Mi sa che me lo compro, il disco!

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