FRINGE, domenica 28 aprile

TJF Fringe

terzo giorno del FRINGEsezione del Torino Jazz Festival

Continua la maratona musicale dei concerti del FRINGE

Domenica 28 aprile il FRINGE anticipa il suo programma giornaliero con un doppio appuntamento di contaminazione tra jazz e arte culinaria: alle 13.00 al Circolo Canottieri Esperia (Corso Moncalieri 2) sarà possibile ascoltare un repertorio di composizioni originali e standard della tradizione jazz rivisitati dagli abili musicisti torinesi del quartetto di Sergio Di Gennaro e Gianni Virone, gustando un delizioso brunch domenicale (su prenotazione); alle 13.30 al Fringe Stage (lato destro dei Murazzi) tornerà a dilettarci con il suo sax alto la giovane e talentuosa Tineke Postma accompagnata dal trio di Fabio Giachino, mentre presso gli stand intorno al palco verrà servito un brunch creolo a cura del noto chef stellato Walter Eynard.

13 saranno i concerti in programma nella terza “Sera e Notte FRINGE”. Si partirà alle 19.00 con le trascinanti note del quintetto I parenti della sposa che attraverseranno Piazza Vittorio Veneto con percussioni, sax, tromba e tuba e si continuerà alle 19.30 a La Drogheria (Piazza Vittorio Veneto 18) con le prove aperte al pubblico delle chitarre di Dario Chiazzolino e Nico Di Battista che si esibiranno a fine serata. La “Sera FRINGE” proseguirà con 4 esibizioni in contemporanea alle 20.00: al Cafè Des Arts (Via Principe Amedeo 33) si incontreranno India e Europa in un abbraccio vorticoso di suoni e suggestione con la performance del grande tablista indiano Prabhu Edouard; il Blah Blah (Via Po 21) verrà letteralmente invaso dai numerosi musicisti dei Bandakadabra, la “fanfara urbana” torinese che miscela jazz, balkan, latin e musica popolare; al Circolo Canottieri Esperia il trio del grande pianista belga Eric Legnini ospiterà l’eccezionale sassofonista italiano Maurizio Giammarco in un concerto jazz di altissimo livello (possibilità di cenare al Circolo, previa prenotazione); mentre il clarinettista e sassofonista Mauro Negri debutterà con il grande trombonista Flavio Boltro in uno strepitoso concerto sul palco del Fringe Stage.

Il tuffo nella terza “Notte FRINGE” sarà scandito alle 23.00 da Marco Tamburini, uno dei trombettisti più rappresentativi del jazz italiano che vanta collaborazioni con Stefano Bollani, Enrico Rava, Lorenzo Jovanotti, Vinicio Capossela e Luciano Pavarotti e che diffonderà le note della sua tromba in una performance a filo d’acqua dalla zattera galleggiante di fronte al Circolo Canottieri Esperia.

Con il “secondo tempo” del loro concerto, alle 23.15, ritorneranno ad animare il Fringe Stage i jazzisti Flavio Boltro, Mauro Negri, Mauro Battisti e Mattia Barbieri, mentre alla stessa ora al Circolo Canottieri Esperia non si risparmieranno Eric Legnini e Maurizio Giammarco nel loro bis, accompagnati da Marco Micheli e Manhu Roche. Sempre alle 23.15, il progetto Antihero del sassofonista piemontese Paolo Porta riempirà di freschezza musicale gli spazi del Caffè del Progresso (Corso San Maurizio 69) con un percorso sonoro intenso, viscerale e ricercato al tempo stesso (a seguire Jam Session).

E per chi volesse continuare la maratona musicale del FRINGE, alle 23.30 il duo Dario Chiazzolino e Nico Di Battista si esibirà a La Drogheria in un viaggio di corde di chitarra all’insegna del puro divertimento musicale. A mezzanotte, infine, il FRINGE saluterà il suo pubblico con un doppio appuntamento: al Lab (Piazza Vittorio Veneto 13) il sax alto nostrano Gianni Denitto, in compagnia della recente formazione composta da Fabio Giachino, Marco Piccirillo e Paolo Musarò, proporrà il suo progetto Jazz Accident, un mix tra jazz, hard-bop, event 8ths, tempi composti e libera improvvisazione. E sempre a mezzanotte al Magazzino sul Po (Murazzi del Po 14), il grande chitarrista e compositore Nguyên Lê, ospite del FRINGE, reinventerà brani dei Led Zeppelin, dei Beatles, di Steve Wonder e Janis Joplin coinvolgendo nella sua sfida sperimentale la batteria di Gaetano Fasano e il basso elettrico di Simone Bellavia.

 > FRINGE IN THE BOX

Terza giornata di improvvisazioni e campionamenti al “Fringe in the Box”: domenica 28 aprile registreranno cinque minuti della propria composizione sonora, le cui tracce verranno inviate ad un poll di dj internazionali perché possano smontarle e rimontarle in chiave elettronica, i jazzisti Luca Biggio (sax e clarinetto basso), Eric Legnini (piano), Prabhu Edouard (tabla/voce) e Roberto Rossi (trombone).

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Al FRINGE musica e cibo suonano insieme: anche oggi, dalle 16.00 all’01.00, presso gli stand dell’area catering vicina al Fringe Stage, verranno serviti piatti della tradizione piemontese e alcuni drink reinterpretati in chiave jazz.

TINEKE POSTMA_musicista FRINGE
TINEKE POSTMA

Tutti gli appuntamenti in programma al FRINGE sono aperti al pubblico e ad ingresso gratuito, ad eccezione delle sessioni musicali del “Fringe in the Box” dedicate esclusivamente ai musicisti coinvolti.

(Ufficio Stampa Fringe)

Ancora su Massimo Urbani

Ancora una volta, nei giorni immediatamente prossimi al ventennale della sua morte, ho modo di ricordare Massimo Urbani. E questo grazie all’evento che lo vedrà di nuovo protagonista il 21 giugno 2013, quando al Museo Laboratorio della Mente, al padiglione 6 del complesso del Santa Maria della Pietà, si terrà un concerto/reading nel quale Ivano Nardi, Roberto Del Piano ed Eugenio Colombo suoneranno mentre Carola De Scipio, Luigi Onori e Paolo Carradori leggeranno brani in ricordo del grande sassofonista scomparso. Il tutto sottolineato dalle immagini di Massimiliano Carboni.

La figura di Massimo Urbani ha incarnato ed incarna ancora nel cuore degli appassionati l’eroe maledetto, il genio musicale dal tragico destino. Ma il concerto/reading non ha alcun intento commiserativo, al contrario, vuole porre in evidenza gli aspetti più umani di Massimo, i suoi rapporti con gli amici, con il suo quartiere, con la musica. Mentre il suo ricordo può continuare a rinnovarsi grazie all’ascolto dei suoi dischi, nel contempo si rischia però di perdere le sfaccettature del suo carattere, carattere che è stato parte importante della sua stessa arte. Racconta Carola De Scipio nel suo libro Vita, morte, musica di Massimo Urbani, edito da Stampa Alternativa:

Massimo aveva venduto il suo sassofono per procurarsi l’eroina e, dovendo suonare, ad un gruppo di ragazzi adoranti e aspiranti musicisti disse:” Chi di voi suona il sax?” E subito uno: “Io!” E Massimo: “Ecco, bravo, vallo a pija’!”

È attraverso racconti come questo, nei quali si mescolano tragedia e ironia, che emerge prepotentemente e nettamente l’essenza vera di questo artista. Un artista ed un uomo, che rimarrà per sempre nel cuore degli appassionati di Jazz anche grazie ad eventi come questo. Un evento da non perdere.

Link correlati:

Concerto/reading al Museo Laboratorio della Mente

Articolo su Jazzaroma: In ricordo di Massimo Urbani

Articolo su Jazzaroma: Animali Urbani

FRINGE Torino Jazz Festival

TJF Fringe

Venerdì 26 aprile prende il via la maratona musicale della sezione FRINGE del Torino Jazz Festival che fino al 30 aprile propone una variegata e originalepanoramica sul jazz contemporaneo. Per cinque sere e cinque notti il cuore della città pulserà a ritmo di jazz: dal fiume Po a Piazza Vittorio Veneto e dintorni un flusso continuo di musica e di happening coinvolgerà più di 150 musicisti in oltre 60 concerti.

La prima “Sera FRINGE”si accende alle 19.00 in Piazza Vittorio con le “note in movimento” del quintetto Iparenti della sposa che animerà l’intera piazza marciando a suon di balkan, latin, folk e jazz. Alle 19.30 a La Drogheria (Piazza Vittorio Veneto 18) Luigi Tessarolloe Fulvio Chiara misureranno i suoni in una sorta di sound check aperto a tutti per preparare chitarra e tromba al concerto che seguirà piu tardi.

Alle 20.00 saranno ben 4 le esibizioni in contemporanea: al Blah Blah (Via Po 21) il trombonista Flavio Boltro riunirà a trent’anni di distanza il suo storico trio e con Furio Di Castri e Manhu Roche ci stupirà in vistuosismi di tromba, contrabbasso e batteria; al Café Des Arts, (Via Principe Amedeo 33) ascolteremo il groove anni ‘70 e le pungenti armonie d’ispirazione davisiana con il Max Carletti Trio e le loro composizioni originali, calde e coinvolgenti; al Circolo Canottieri Esperia (Corso Moncalieri 2), il grande pianista Luigi Bonafede, che vanta collaborazioni con Kenny Clarke, Lee Konitz, George Coleman, Billy Cobham ed Enrico Rava, si esibirà con il sassofonista nostrano Emanuele Cisi, il trombettista Giampaolo Casati, il contrabbassista Alessandro Maiorino e il batterista Maurizio Cuccuini, e per chi desiderasse unire musica e buona cucina sarà possibile cenare al Circolo (previa prenotazione); intanto, al Fringe Stage (palco temporaneo al lato destro dei Murazzi) il sassofonista torinese Gigi Di Gregorio guiderà una nutrita ensemble di strumentisti che suoneranno musica energica e coinvolgente arrangiando grandi classici di Duke Ellington, Bud Powell e Miles Davis.

A “battezzare” l’inizio della prima “Notte Fringe” sarà Furio Di Castri, eclettico contrabbassista e curatore artistico del FRINGE, che si esibirà alle 23.00 da una zattera galleggiante sul fiume Po, di fronte al Circolo Canottieri Esperia, nell’urlo dei Murazzi, un assolo musicale on the river che darà simbolicamente il via alle proposte musicali della notte.

Alle 23.15 il FRINGE tornerà sulla terra ferma con Gigi Di Gregorio e la sua ensemble per animare il Fringe Stage ai Murazzi con una seconda session di rivisitazioni di grandi classici jazz, mentre al Circolo Canottieri Esperia tornerà a suonare il quintetto di musicisti capeggiati da Luigi Bonafede e, contemporaneamente, il Caffè del Progresso (Corso San Maurizio 69) sarà invaso dai sapori magrebini, andalusi, argentini e balcanici dei Canone Controverso che mescolano i colori e le atmosfere della musica da camera e del jazz (a seguire Jam Session). Alle 23.30, Luigi Tessarollo e Fulvio Chiara presentano a La Drogheria il progetto discografico Musica del piemonte tra passato e presente, un’amalgama di melodie senza tempo della tradizione piemontese e suoni jazz.

E saranno due gli appuntamenti musicali di mezzanotte che chiuderanno il sipario sulla prima maratona musicale del FRINGE: al Lab (Piazza Vittorio Veneto 13) il dj e produttore elettronico Hugo presenterà in anteprima il progetto Hugo & The Prismatics, una contaminazione psichedelica di suoni e generi tra sonorità del primo Miles Davis elettrico, i ritmi dell’elettronica dance contemporanea e le sorprese dell’improvvisazione; mentre al Magazzino sul Po (Murazzi del Po 14), il nuovo gruppo di Luigi Martinale, vigoroso pianista e compositore di arrangiamenti dal suono assolutamente originale, proporrà una sezione ritmica solida, versatile e fantasiosa con momenti d’insieme di grande impatto e scorci d’intenso lirismo.

> FRINGE IN THE BOX

Oltre al programma rivolto al pubblico, venerdì 26 aprile inizia anche il “Fringe in the Box”, novità di questa edizione 2013 del FRINGE, un esperimento inedito e unico nel suo genere che vuole delineare una prospettiva concreta nella relazione tra jazz ed elettronica attraverso il ricco bagaglio musicale dei giorni del FRINGE. Ideato e curato da Ugo Basile e Francesco Pistoi, il “Fringe in the Box” sarà una vera e propria “officina musicale”: ogni giorno fino al 30 aprile alcuni jazzisti del FRINGE saranno invitati in un “box”, un appartamento che affaccia su Piazza Vittorio Veneto e si trasformerà in studio di registrazione, per registrare cinque minuti della propria composizione sonora. I loro suoni saranno campionati e le tracce messe a disposizione in tempo reale di un pool di produttori internazionali di elettronica che le potranno smontare e rimontare secondo la propria chiave di lettura. Le creazioni musicali prodotte dalla singolare orchestra virtuale del “Fringe in the Box” faranno parte di un’uscita discografica in vinile, cd e mp3, pubblicata da Fringe – etichetta musicale di “Fringe In The Box” – e distribuita da Word and Sound (Berlino).

Venerdì 26 parteciperanno al progetto “Fringe in the Box” i musicisti Paolo Porta (sax), Alessandro Chiappetta (chitarra elettrica), Max Carletti (chitarra elettrica) e Gilson Silveira (percusioni).

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Durante i giorni del FRINGE la musica jazz verrà accompagnata dall’arte culinaria grazie alla partnership con events and us e Marachella Gruppo;ogni giorno dalle 16.00 all’01.00, presso gli stand dell’area catering vicina al Fringe Stage, verranno serviti piatti della tradizione piemontese e alcuni drink reinterpretati in chiave jazz.

Inoltre, per la prima volta in un contesto festivaliero, si sperimenterà al FRINGE una nuova modalità di interazione con il pubblico: chi verrà ai concerti con la app ProxToMe installata sul proprio iPhone o Android riceverà video e brani musicali in real time. Si creerà così uno scambio e una contaminazione dei concerti live anche nel mondo virtuale.

Tutti gli appuntamenti in programma al FRINGE sono aperti al pubblico e ad ingresso gratuito, ad eccezione delle sessioni musicali del “Fringe in the Box”, dedicate esclusivamente ai musicisti coinvolti.

(Ufficio Stampa Fringe)

Jazzapoppin

Prendo tempo, dentro di me, appena riconosco le note di There Must Be An Angel, il famoso successo pop degli anni Ottanta. Siamo al 28DiVino, e mi trovo di fronte ad un quartetto capitanato da due musicisti di prim’ordine, Mario Corvini (trombone) e Stefano Micarelli (chitarra). Per natura sono sempre sospettoso quando ascolto brani pop arrangiati ed eseguiti in forma jazz, ma stavolta non resisto a lungo: dopo una esposizione del tema lirica e suadente il brano degli Eurythmics prende il volo con un fresco solo di Micarelli, che volteggia libero sopra il solido supporto di Mauro Nota (contrabbasso) e Fabio Sasso (batteria); poi il solo di Corvini, e tutte le mie riserve si sciolgono: il progetto Brit In Jazz mi sta “prendendo”.

I brani che si susseguono poi, tutti parte di un disco in uscita che sarà presentato ufficialmente alla Casa del Jazz il 13 maggio prossimo, sono una carrellata di successi in un arco temporale che va dagli anni Sessanta ad oggi. E se alle mie orecchie sfugge che il brano successivo è Speed Of Sound dei Coldplay, è solo perché la mia età mi lega di più a brani del millennio scorso. In questo pezzo la chitarra di Micarelli ha modo di spaziare oltre i confini della tonalità, creando terreno fertile per un suggestivo assolo di contrabbasso giocato su frasi ripetutamente trasposte.

Si punta sulla contaminazione, sulla sorpresa, sul gusto. E si ha modo di scoprire la forza dell’arrangiamento, che può cambiare radicalmente la veste di un brano. Come in Save A Prayer, portato al successo dai Duran Duran nel 1982, che una introduzione di chitarra riverberata rende irriconoscibile sulle prime, ma che di nuovo un suadente tema esposto dal trombone rende invece poi palese e, di fatto, nuovo, come se fosse appena stato scritto. Anche l’uso dei mallet da parte del batterista contribuisce a dare al brano un tono orchestrale, da musica sinfonica, mentre Micarelli si inerpica su ostinati ritmici cangianti, prima modellandosi su di essi e poi allontandosene, fino al tema finale, sostenuto ancora dalla chitarra, e fino alla magistrale chiusura di Corvini che con una nota tenuta inchioda tutta la platea fino all’ultimo alito di musica del pezzo.

Anche Money For Nothing (Dire Straits, 1985) sarebbe irriconoscibile se non fosse stato già annunciato, per via di una introduzione di solo trombone eseguita con il plunger da Corvini, ad evocare fraseggi tipici delle big band vecchio stile, anche e soprattutto con utilizzo di growl ed altri effetti marcatamente jungle, il tutto riproposto in modo da dare l’impressione di un campionatore, con tutti questi suoni memorizzati, del quale vengano premuti tasti sapientemente a caso.

Altri brani scorrono fluidi e rinnovati sulle nostre orecchie: Can’t Buy Me Love (Beatles, 1964), Synchronicity II (Police, 1983), Shine On You Crazy Diamond (Pink Floyd, 1975), Vertigo (U2, 2004). Impressionante il suono di Mario Corvini che, nei momenti più intensi, riesce a creare l’effetto di una intera sezione di ottoni, come nella versione funk di Shine On You Crazy Diamond o in Come Together (Beatles, 1969), eseguita come bis.

In sintesi, direi che sono due i protagonisti di questa serata: l’arrangiamento, che se eseguito da mani sapienti può fare per un brano una grande differenza, e la bravura di questi musicisti, che hanno dimostrato classe, sensibilità e grandi doti di interpreti.

Brit In Jazz 4et

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Percussion mallets (in inglese)

Plunger (in inglese)

Campionatore

Cento per cento Francesco Bruno

Il giorno è lunedì 8 aprile. Il luogo è l’Alexanderplatz. Sulle pareti, graffiti e autografi di famosi jazzisti del passato e del presente. Sul palco, il quartetto di Francesco Bruno.

È come essere su un promontorio, un promontorio dal quale possiamo scrutare tutto il panorama del Jazz italiano ed internazionale. Eppure, se cerco di paragonare la musica che sto ascoltando stasera a qualcosa di già sentito, ho delle oggettive difficoltà. Francesco Bruno sfugge a questo tipo di semplificazione: appartiene infatti a quella schiera di musicisti con un proprio marchio sonoro, un marchio che lo rende distinguibile già dall’ascolto di poche note. Ed il suo è un suono che è maturato negli anni, ritagliandosi una precisa identità nel panorama jazz/rock.

I brani di questa sera sono in fase di incisione e presto usciranno su disco. Si tratta di brani acustici, dunque un cambio rispetto ai precedenti lavori marcatamente “elettrici”, e sono brani ispirati più al Jazz che al Rock. Anche in questa nuova veste acustica, veste nella quale Francesco sceglie di rinunciare del tutto al suo guitar-synth, il suono rimane pregno di musicalità, melodia, atmosfere mediterranee. Un suono che sembra imitare il respiro della terra, anzi, un suono che è premessa vitale al respiro stesso.

Francesco è accompagnato da Pierpaolo Principato al pianoforte, Luca Pirozzi al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria, tre ottimi musicisti del quale abbiamo avuto modo di parlare altre volte in questo blog. Il concerto inizia con Magic, una ballad raffinata, un piccolo gioiello tanto per gradire. Si passa poi a Fast 74, che invece fa del ritmo la propria cifra pur rimanendo in un territorio in cui tutto è immancabilmente eufonico. Segue Flying Fast, brano vervoso col piano di Principato a supportare il groove. Non mancano rivisitazioni di brani del repertorio elettrico di Francesco: come Mi ayer de siempre dall’album Huacapù, del 2003, che viene introdotto con due break di batteria per poi travolgerci con la sua struggente melodia; o come Frankenstein Alive, dall’album di esordio Interface, del 1987.

Francesco è un chitarrista entusiasta. Il suo entusiasmo si percepisce nel suo grande drive, nel suo fraseggio ricco di ascolti diversi e nutriti con gusto e personalità. Sarà per questo che la serata fila via magica e accattivante, condita da alchimie melodiche e da un suono unico, che non posso definire diversamente da così: cento per cento Francesco Bruno.

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Francesco Bruno – Le parole altre (Recensione CD)

La carica del 28

Ebbene sì, lo ammetto: il Jazz degli anni Trenta e Quaranta per me è ancora oggi il Jazz più bello che ci sia, insuperato nonostante i mille tentativi (spesso, ahimé, non riusciti) di contaminare, stravolgere, rileggere.

E ieri sera, per un attimo, ci ho creduto davvero di trovarmi in quegli anni, con Franco Bolignari (voce), Alberto D’Alfonso (sax alto e flauto), Leo Cancellieri (piano), Gianni Foccià (contrabbasso) e Luigi Latini (batteria).

Per un attimo ho creduto che il 28DiVino si trovasse in un luogo senza spazio e senza tempo, un luogo nel quale On The Sunny Side Of The Street, Embraceable You, Fly Me To The Moon e My Foolish Heart fossero stati scritti da poco, ancora nella hit parade. Ed ho sentito Franco Bolignari cantare con uno scat invidiabile, quasi che da un momento all’altro potesse venir fuori Ella a duettare con lui; ho sentito Leo Cancellieri, che negli anni Sessanta è stato il pianista di Chet Baker, approcciare ogni nota con un gusto d’altri tempi ma sempre attuale; ed ho sentito Alberto D’Alfonso, a lungo nella band di Carosone, fraseggiare con godibile leggerezza sugli standard di sempre.

Accanto a me, dietro lo sgabello del pianista, c’era Rino De Lucia, batterista del mio quartetto Divieto di Bop e sodale di Foccià in quel di Cortina D’Ampezzo, dove giovanissimi ebbero occasione di esibirsi negli anni Cinquanta. Una bella sorpresa, per loro, rivedersi dopo tanti anni.

Una festa, dunque, in una grotta gremita e stipata fino all’inverosimile, in un tripudio di swing e di arpeggi diminuiti. Una festa che ha visto anche l’amichevole partecipazione di Steve Mariani, il quale sul finale si è unito al quartetto per suonare There Will Never Be Another You. E, non da ultimo, il bis ha visto Bolignari esibirsi in quella che fu la sua versione italiana di Crudelia Demon nel film La carica dei 101 di Walt Disney. Una festa per la quale non posso che dire grazie a questi ragazzi: grazie Franco, Alberto, Leo, Gianni, Luigi.

Yes, Ten Minus One is Nine

Sono nove, uno meno dei Dieci Saggi, ma qui ci sono due donne. Sono gli Yes Or Nine, che ieri sera hanno riempito la grotta del 28DiVino Jazz non solo per via del folto pubblico ma anche in virtù del loro cospicuo numero. Un numero grande rispetto alle formazioni che siamo abituati a vedere nei club, piccolo rispetto ad una Big Band. Ma della Big Band non manca nulla, dal momento che troviamo, pur se in esemplari unici, tutti gli strumenti tipici di questa: sax tenore (Stefano Rotondi, che suona anche il flauto), tromba (Antonello Sorrentino), trombone (Davide Di Pasquale), sax alto (Tomoe Yamamoto), sax baritono (Gian Domenico Murdolo), Pierpaolo Semenzin (piano), Luca Costantini (chitarra), Fabio Fochesato (contrabbasso), Cecilia Sanchietti (batteria).

Il progetto degli Yes Or Nine è interessante ed al tempo stesso affascinante: interpretare il blues in tutte le sue geografiche declinazioni, partendo dall’America del Nord scendendo fino a quella del Sud, transitando per l’Europa e fino ad arrivare in Africa. Un viaggio, dunque, viaggio nel quale la musica è una sorta di tappeto volante che ci trasporta da un continente all’altro, accompagnati da un ensemble compatto che esegue con perizia le composizioni di Stefano Rotondi, da lui stesso arrangiate. La cifra principe dell’organico è sicuramente quella orchestrale: arrangiamenti molto dettagliati e vervosi, temi che poggiano su pedale, uso sapiente delle dinamiche, utilizzo dei background durante gli assoli e degli special come interludio tra un solista e l’altro.

Tra i brani troviamo Boa constrictor, con il tema che si dipana su una struttura modale nella parte A per poi sciogliersi in un fluido walkin’ nella parte B. Le jour du sortilege è un blues minore in 6/8 nel quale il tema si muove principalmente per grado congiunto per poi adagiarsi su un pedale.

Spuntano qua e là, tra i flutti delle partiture del nonetto, le interessanti individualità di solisti come Davide Di Pasquale, che ad esempio ne Il responso, brano dal sapore afro introdotto da un suggestivo riff suonato all’unisono da Murdolo e Fochesato, si esprime con un fraseggio che definirei assertivo, dalla forte personalità ma al tempo stesso nel qui e nell’ora del pezzo. O come Antonello Sorrentino, che si produce in ispirati in & out i quali, benché denotino grandi capacità tecniche e conoscenze armoniche, non risultano mai di maniera, segno della volontà del musicista di dare davvero qualcosa che non sia semplice “mestiere”.

Particolarmente interessante l’approccio solistico di Stefano Rotondi, che costruisce il suo fraseggio partendo da poche note  evolvendo poi in arpeggi triadici e poi ancora in scale bebop. Brani come Eleanor Butterfly, di Gian Domenico Murdolo, o Danzando, ancora di Rotondi, danno poi modo a tutti i musicisti di improvvisare e sfogarsi sulla struttura detta anatole, patrimonio comune di tutti i jazzisti. Particolare, infine,  il sound di Tomoe Yamamoto, una delle due donne della formazione: mi ha ricordato i primi tempi del cool ed un certo timbro tipico di Lee Konitz.

Un progetto interessante, dicevo all’inizio, che ci mostra, al di là di ogni possibile dubbio, quanto il blues influenzi ed abbia influenzato la musica di tutto il mondo e quanto lo stesso sia declinato e declinabile secondo le varie culture musicali. Concludendo, non posso che auspicare che da questa interessante esperienza possa nascere quanto prima un bellissimo disco.