No Pair sbarca al 28DiVino Jazz

E siamo qui, in un 28DiVino tutto esaurito, ad ascoltare quattro ragazzi molto determinati a dire la loro sul Jazz. I No Pair, costituiti da Francesco Chiapperini (clarinetto basso, clarinetto soprano), leader del quartetto, con Gianluca Elia (sax tenore), Dario Trapani (chitarra elettrica),  Antonio Fusco (batteria) approcciano la musica, la loro musica, filtrandola attraverso il proprio gusto hard rock, progressive e free.

Inizia il concerto. Clarinetto e chitarra attaccano il tema all’unisono, subito seguiti dal sax tenore. Inizio quasi cameristico, a cui fa da contraltare il seguente riff di chitarra distorta, scandito energicamente dalla batteria, che dà inizio alla cellula su cui si innesterano gli assoli.  Ed è questa “cellula”, più propriamente groove o loop, a imitazione di una loop station elettronica, uno dei cardini della musica dei No Pair. Un altro cardine è l’ambientazione free, che spesso pervade i brani eseguiti, e che poi si ricompone in un ambito tonale per via dei repentini interventi di clarinetto e sax. A fare da collante, la chitarra e la batteria, la prima creando il substrato musicale che fornisce l’humus al brano, la seconda dando il concime che occorre per farlo crescere.

Se la componente hard rock è sottolineata dall’uso notevole del distorsore da parte di Trapani, lo stesso non disdegna l’utilizzo di altri effetti per creare ambientazioni più elettroniche. Chiapperini ed Elia, dal canto loro, si trovano spesso a fraseggiare in sezione, contribuendo al lato più progressive, mentre Fusco riesce, con la sua batteria, a passare dai pianissimo ai fortissimo delineando dei lunghi ed interessanti interludi tra un brano e l’altro.

Passaggi energici, ballad filmiche, notevole utilizzo degli effetti sono di sicuro un mix intrigante che può stuzzicare il palato di molti, soprattutto dei giovani che hanno nel loro passato prossimo e presente degli ascolti elettronici. Per chi invece ha nelle orecchie un sound basato su blues e swing, i No Pair rappresentano una prospettiva nuova verso la quale aprirsi.

Tutti i brani suonati fanno parte del disco Chaos and Order, da poco uscito per l’etichetta Long Song Records.

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Chaos and Order (Long Song Records)

Doppio set per Giovanni Benvenuti e Francesco Pierotti

Doppio set, il primo alle 18:30 ed il secondo alle 22:00. Nuova formula al 28DiVino Jazz, il club che più di ogni altro tiene un occhio puntato sulle novità e sulle più recenti tendenze.

Approfitto, dunque. È domenica, domani ci si sveglia presto. E dunque eccomi, alle 18:30, di fronte a Giovanni Benvenuti (sax tenore) e Francesco Pierotti (contrabbasso). La serata è dedicata agli standard, ma già il tipo di formazione mi lascia immaginare che non saranno i “soliti” standard. Ed in effetti così è. Brani come What Is This Thing Called Love (Cole Porter) e You Don’t Know What Love Is (Gene de Paul) si rinnovano, godendo dei rubati e dei silenzi misti alle lunghissime sequenze del sassofono o del contrabbasso. Out Of Nowhere (Johnny Green) si contrae per poi ridistendersi, assumendo una nuova forma rispetto al classico andamento del suo tema. Giant Steps (John Coltrane), brano che lasciò Tommy Flanagan inerme, incapace di approcciare ad un assolo, viene eseguito con scioltezza disarmante, fluendo limpidamente sulle orecchie degli ascoltatori che si lasciano ammaliare, probabilmente inconsapevoli della difficoltà intrinseca della progressione armonica.

Giovanni Benvenuti suona con grande rilassatezza, lasciando pulsare la musica attraverso le sue dita e intrecciando volute ritmico armoniche con le linee di Francesco Pierotti. Un Pierotti altrettanto rilassato che non manca di stupire con raddoppi e controtempi piazzati a mestiere.

Il tempo passa, gli standard si susseguono, ed il concerto finisce. Viene chiesto il bis, ed il duo esegue un blues di Charlie Parker.

Una serata di grande feeling, rilassante e rigenerante. Vado a casa, sono passate da poco le otto e mezza. Sveglia presto domattina, ma col sorriso.

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Giant Steps (wiki)

Witam (Francesco Bruno )

È da poco uscito, sul canale Youtube di Francesco Bruno, il secondo dei video girati a luglio 2014 e tratti dall’ultimo disco di Francesco, Witam. Il titolo del lavoro, che in polacco significa “benvenuto”, riflette la genesi del disco, maturato e sviluppatosi anche grazie alla frequentazione della Polonia e di musicisti polacchi, come  Piotr Vojtasik e Sylwester Ostrowski. Nel disco compare anche il pianista giapponese Makoto Kuriya.

Francesco Bruno non è nuovo a collaborazioni nazionali ed internazionali: ricordo la presenza di Richie Havens nell’album El Lugar (1987) e la collaborazione con Agricantus, nel 2002, per il brano Jamila, scritto da Francesco per lo spot di Emergency.

In Witam si ha un cambio di passo rispetto alle precendenti produzioni: messi da parte guitar synth e suoni elettronici, Francesco si mette ad esplorare l’aspetto più acustico, lirico ed introspettivo della sua musica, ma sempre con grande attenzione alla melodia ed alla forma canzone.

Di seguito i video, tutti estratti da brani presenti nell’album. L’esecuzione acustica e raffinata si avvale, oltre che della cristallina ed emozionale chitarra di Francesco Bruno, anche dei suoi fidi collaboratori: Pierpaolo Principato, stimato pianista e didatta, ventotto anni di palchi e dischi condivisi con Francesco; Luca Pirozzi, rinomato e granitico contrabbassista; Marco Rovinelli, drummer di grande feeling e spessore.

Serata in memoria di Giuliano Valori

Con un curioso intreccio di destini domenica sera, il 4 gennaio, proprio mentre moriva Pino Daniele, mi è arrivata la notizia della uscita del video della serata dedicata a Giuliano Valori, giovane pianista romano prematuramente scomparso questa estate. Il video è stato realizzato da Artigiani Digitali. Ricordo molto bene la serata (era il 22 novembre 2014), dal momento che io stesso ho avuto il piacere di essere tra i cinquantacinque musicisti che l’hanno animata.

Ricordo il senso di perdita che accomunava tutti gli amici di Giuliano, ma nel contempo la gioia e la voglia di vivere che, forse per osmosi dallo stesso Giuliano, tutti i suoi amici sembravano aver mutuato. Ricordo il volto sorridente di Ludovica Valori, sua sorella, che con grande forza e capacità ha organizzato tutto, fin nei minimi dettagli, con l’appoggio di Paolo Camerini, Simone Fiaccavento, del fratello Francesco Valori e di tutta la sua famiglia.

Mi ha colpito, da musicista, la quantità e diversità di progetti musicali ai quali Giuliano aveva preso parte, progetti che spaziano dal jazz al rock alla musica leggera. Mi ha colpito quanti musicisti abbiano aderito, tra i quali cito Federica Baioni ed Antonio Pignatiello. Ed il grande amore che, durante tutta serata, ha fatto da fil rouge per tutti quelli, musicisti e non, che hanno voluto esserci in qualche modo.

Non ho avuto il piacere di conoscere Giuliano Valori, ma proprio per questo credo di aver avuto un grande privilegio: mentre per tutti i suoi cari ed amici il 22 novembre si celebrava qualcuno che se ne era andato, per me, Giuliano ha iniziato a vivere da quella sera stessa, grazie ai loro racconti.

Ed eccolo qui sotto, il video, intitolato A Day In The Life, come la canzone dei Beatles tanto amata da Giuliano Valori. Vi invito a vederlo tutto, con la dovuta tranquillità. Credo che chiunque abbia perso prematuramente una persona cara potrà riconoscersi e trovare conforto in esso.