Tutti gli articoli di Maurizio Alvino

ingegnere, pianista jazz, blogger

Border Wall, l’EP anti CORONAvirus

Lungi da me fare del clic-baiting, né tanto meno diffondere fake news. Non sto promuovendo un fantomatico rimedio contro il Coronavirus, ma se è vero che un farmaco contro questa terribile malattia ancora non lo abbiamo, della buona musica può però sicuramente aiutarci durante i lunghi giorni di questa quarantena italiana.

Per prima cosa, una doverosa premessa: il disco, anzi l’EP di cui vi sto per parlare, non è propriamente annoverabile nella categoria del Jazz, anche se certi ambienti dell’Hip-Hop si fregiano spesso di questa etichetta. È pur vero che le etichette lasciano il tempo che trovano, ma per dovere di cronaca verso i miei lettori mi sento di specificare che si tratta di Hip-Hop. Attenzione, però, se ve ne parlo è perché il disco ha colpito positivamente le mie orecchie di jazzofilo.

Vi parlo di SWED, giovane artista italiano cresciuto tra musica Lirica, Jazz e Blues, per poi scoprire il mondo dell’Hip-Hop e in particolare l’old school americana. Questo, almeno, recita la sua bio.

Ma veniamo al suo EP, uscito il 20 marzo su tutte le piattaforme digitali, dal titolo Border Wall. Il disco è molto ben suonato ed arrangiato, le atmosfere sono quelle tipiche del genere ed i ritmi trascinanti, di quelli che ti fanno muovere sulla sedia. Quello che colpisce e che differenzia questo lavoro da tutto quanto possiamo avere già sentito è il timbro di voce di SWED, molto scuro, al limite dell’intellegibile, che dona carattere ed unicità al sound.

I suoi testi sono una critica al mondo musicale attuale, spesso povero di contenuti, con una visione distorta e oggettivata della donna. Ma non è una critica bigotta, bensì una reazione che si concretizza in versi come:

and i know what they want
i see the mercenaries have gone
from your land and from your home
i see the marines have been at war
just for gasoline are devided all
are devided all ,are devided all world
no more wars no more walls

e so cosa vogliono
vedo che i mercenari se ne sono andati
dalla tua terra e da casa tua
vedo che i marines sono stati in guerra
solo per la benzina sono divisi tutti
sono divisi in tutto, sono divisi in tutto il mondo
niente più guerre niente più muri

dove vi è una forte critica alla politica delle multinazionali senza scrupoli, oppure in questi altri versi, tratti da Musica Basura:

(entendido bien?)
has oído bien
(tomo cien?)
pesos ,para no sentir la falta de un beso
de un corazon tan lejano
por la razon de este viejo
mundo de basura tan pendejo

(capito correttamente?)
hai sentito bene
(prendine cento?)
pesos, per non sentire la mancanza di un bacio
da un cuore così lontano
per la ragione di questo vecchio
mondo dei rifiuti così stupido

dai quali traspare la dura critica verso un mondo che mercifica tutto, dove tutto è monouso e niente ha più un vero valore.

Ho ascoltato a lungo e più volte in cuffia questo EP ben suonante e avvolgente. L’ho trovato gradevole, contemporaneo e vecchio stile allo stesso tempo. A mio parere merita un’ascolto.

Disponibile anche in vinile limited edition pubblicato da Do Your Thang

Poi d’un tratto il tempo si ferma

La mia primogenita Maria aveva sei mesi quando ci fu l’undici settembre. Non era dunque abbastanza grande da rendersi conto che tutte le certezze del nostro mondo erano crollate insieme alle torri gemelle, ed io non ebbi l’incombenza di dover trovare parole per rassicurarla o di doverle spiegare, in modo semplice, quello che era successo.

Oggi, all’indomani della diffusione del Coronavirus, Maria ha 19 anni. È dunque abbastanza grande perché possa fare le sue valutazioni da sola, ed anche stavolta non sono chiamato a doverla necessariamente aiutare a comprendere.

Eppure sento che un bambino al quale devo delle spiegazioni c’è, ed è dentro di me. Probabilmente è in ognuno di noi.

Nel tentativo di darmi queste spiegazioni mi sono confrontato con amici musicisti, fotografi, filosofi. Abbiamo iniziato un viaggio, con una stella polare che ci siamo accorti subito essere comune a tutti: la voglia di una ritrovata allegria, una allegria nuova e più vera.

In questo video abbiamo tracciato la mappa di questo nostro viaggio.

Musica di Pino Daniele

Foto di Beatrice Alvino

Testi di Marco Storti

  • Joe Slomp – voce
  • Stefano Micarelli – chitarre
  • Maurizio Alvino – piano
  • Franco Majore – basso acustico

Ideato e prodotto da Maurizio Alvino in collaborazione con CIRCOLO ARCI IBIDEM APS, via Mirandola, 19 Roma

Dedicato a chi sta soffrendo e a chi muore per il Covid-19

Go DEX, omaggio a Dexter Gordon

Ieri sera, al circolo Ibidem in via MIrandola 21, a Roma, in anteprima, è stato presentato il disco Go Dex del Go_Dex Quartet, capitanato da Pasquale Innarella. Una serata entusiasmante, grazie al contagio benevolo dei quattro che hanno dato slancio all’emozione suonando per lo più brani di Dexter Gordon quali The Chase,Sticky Wicket, Apple Jump e Catalonian Nights.

Mi ha impressionato la coesione, la voce corale con la quale i quattro hanno dato da bere a noi assetati di normalità, ai tempi del Coronavirus. Giampiero Silvestri, batterista elegante e preciso, ha impreziosito il tempo con perizia impeccabile, mentre Leonardo De Rose lo supportava meravigliosamente con il suo contrabbasso. Visionario e magico l’approccio al comping ed agli assolo da parte del pianista Paolo Cintio, in serata di particolare grazia, mentre sul sassofonismo di Pasquale Innarella occorre spendere qualche parola in più. In un tempo nel quale siamo circondati da musicisti preparatissimi in grado di eseguire alla perfezione l’omnibook di Charlie Parker, Innarella aggiunge alla sua preparazione tecnica, che ha radici negli studi classici in conservatorio e si è poi venuta consolidando in anni di militanza nel Jazz, una grande anima e, soprattutto, una grande personalità. È per questo che ascoltarlo significa ascoltare non un emulo di qualcun altro, ma significa ascoltare lui, la sua personalità, il suo linguaggio.

Particolarmente degna di nota la versione di Misty (Erroll Garner), unico brano non a firma di Gordon, che inizia con contrabbasso e batteria e che emoziona non solo per la sua bellezza intrinseca, intatta ancora oggi, ma anche per la personalità della interpretazione.

Vengo via dall’Ibidem portando con me il senso di coinvolgimento, empatia e afflato, ed una copia del CD, con la speranza di trovarvi ancora la stessa emozione.

Go Dex Quartet
Go Desk, omaggio a Dexter Gordon del Go Dex Quartet

Acquista GO DEX del GO_DEX_QUARTET

Il poeta del silenzio: Falzone omaggia Rava

Il 20 agosto del 2019, mentre Enrico Rava spegneva ottanta candeline, Giovanni Falzone lo omaggiava dedicandogli una ballad struggente. Il poeta del silenzio è un brano che, mentre riecheggia lo spirito della migliore tradizione del jazz di Miles Davis e Chet Baker, nel contempo prende forma e sostanza in quell’allure tipica delle sonorità falzoniane, che esprimono una contemporaneità senza tempo.

Abbiamo chiesto a Giovanni Falzone di raccontarci il “suo” Enrico Rava, ed ecco cosa ci ha detto:

“Tra noi c’è grande stima reciproca, da lui più volte manifestata pubblicamente nonostante le nostre progettualità possano apparire distanti. Lo incontrai per la prima volta ai seminari di Siena jazz, gli stessi dove ancora ci incontriamo, visto che ora anche io insegno là da diversi anni, e mi ricordo che mi aveva molto colpito il suo essere artista, soprattutto. Questa enorme qualità traspare all’istante sia dal suono sia dalla poetica compositiva e creativa che lo caratterizzano. Quest’anno, a Siena Jazz, è stato particolarmente speciale perché siamo andati sempre a pranzo insieme. Ovviamente questo ha fatto crescere la stima e l’affetto che ci legano! Tornando a casa, mi sono scoperto rigenerato e stimolato da questa esperienza”.

Vuoi dire qualcosa ad Enrico, in merito a questa ballad dal titolo “Il poeta del silenzio”, che gli hai dedicato?

Certamente sì! Caro Enrico, nel giorno del tuo compleanno ho voluto sancire e ricordare per sempre questo rapporto speciale componendo e dedicandoti questo brano”.

E vi lasciamo all’ascolto di questa meraviglia, in anteprima assoluta su questo video ma che presto, come ci ha detto Giovanni, sarà su disco, qui suonata da Giovanni Falzone (tromba), Filippo Rinaldo (Fender Rhodes), Stefano Zambon (contrabbasso), Andrea Bruzzone (batteria).

Jazz Online

Se stai cercando jazz online potresti essere interessato ad abbonarti ad un servizio in streaming che ti consenta di ascoltare la musica senza dover scegliere un cd, metterlo nel lettore, ecc. Mi rendo conto che mettere un cd è già un gesto molto antico, e che il tempo che viviamo non sia più troppo indulgente verso quei riti che richiedevano il loro momento, e che aggiungevano valore all’esperienza di ascolto. Di seguito ti propongo tre soluzioni offerte da Amazon.

Amazon Music Unlimited

Se sei tra coloro che non hanno voglia nemmeno di digitare il nome di un artista, puoi ascoltare jazz online aderendo all’offerta, gratis per i primi 30 giorni, di Amazon Music Unlimited. Con questa piattaforma, abbinata ad un dispositivo come Amazon Echo Dot, puoi chiedere ad Alexa la musica che vuoi ascoltare, senza dover muovere un dito e senza nemmeno dover aprire il computer, rimanendo comodamente sul divano. Irresistibile, vero?

Download di MP3

Una ulteriore possibilità è quella di scaricare MP3 ed ascoltarli comodamente sul tuo smartphone o iPod. In questo caso puoi trovare pane per i tuoi denti in questa selezione di MP3 jazz.

Vinili e CD, che passione

Infine, se hai invece ancora voglia di ascoltare un cd, o addirittura un vinile, ti segnalo qui una ampia scelta di cd e vinili tra i quali attingere.

Conclusioni

Dunque non hai più scuse per non ascoltare la musica che preferisci, che sia jazz o di qualunque altro tipo. D’altra parte la musica è l’arte che ci mette in contatto con la nostra anima e le nostre emozioni più profonde, perché privarsene?

Fuga dalla città

 All’Alexanderplatz, in un pigro sabato di Pasqua, quando tutti fuggono via da Roma o per lo meno non escono, ho assistito al concerto del quartetto di Riccardo Fassi (pianoforte) e Sandro Satta (sax alto), con Luca Pirozzi (basso el.) e Pietro Iodice (batteria). Era molto tempo che non andavo in un club, ma l’atmosfera tipica di questo luogo magico mi ha di nuovo fatto sentire a casa, come sempre.

Il quartetto è uno spin-off della Tankio Band, storica formazione orchestrale di Fassi. La scaletta contiene brani originali a firma di Fassi e Satta, con uno stile che richiama in parte il Jazz degli anni Settanta e Ottanta, pedali ritmici basati su accordi sus 4, fraseggi complessi con volute ipnotiche e improvvisi swing travolgenti. Non manca il rock, che appare qua e là con naturalezza.

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L’impalcatura armonico-ritmica è granitica, con Iodice e Pirozzi a scandire con energia il tempo metronomico. Su loro si innesta l’eleganza di Fassi, il suo pianismo gentile e molto swingante, perfetto nel fare da supporto a Satta. Il sassofonista è misurato e al tempo stesso pirotecnico, riuscendo a passare con gusto dal fraseggio in ottavi a quello in sedicesimi a quello in trentaduesimi, mantenendo sempre un grande controllo dello strumento.

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Brani avvolgenti come Pattern and Mutter, di Satta, gettano l’ascoltatore nella dipendenza più sfrenata, lasciandolo con l’unico desiderio che il brano duri per sempre. C’è poi Allegro Rabarbaro, di Fassi, una marcia che ricorda alcune colonne sonore degli anni Settanta, ed il pensiero va ad Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri ed a quel famoso tema di Ennio Morricone (tema del quale Fassi ha inciso una bella versione con la sua Tankio Band, Serial Killer, 2001). Non mancano le dediche: B. Groove, di Fassi, un brano dal ritmo trascinante dedicato a Billy Cobham, e Three Chords for D.B., una ballad strutturata su un pedale armonico basato su tre accordi, appunto, e dedicata al sassofonista David Binney.

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Non poteva mancare un brano di Frank Zappa, con Toads Of The Short Forest, tratto dall’album Weasels Ripped My Flesh, del 1970, un tre quarti che ci regala l’ennesima perla da questo artista immenso che è stato Zappa, e che Fassi non si stanca mai di omaggiare.

Il concerto finisce, la Pasqua è fra qualche ora. Sarà una Pasqua più felice.

Fabrizio Bosso incanta Terni

Certo è difficile oggi, nel ventunesimo secolo. Difficile perché, dicono tutti, tutto è stato detto. Siamo passati dal tonale all’atonale, dagli Spiritual allo Swing, dal Bebop al Cool al Jazz Rock al Free Jazz. “L’avanguardia è nei sentimenti”, diceva Massimo Urbani nell’intervista La fabbrica abbandonata di Paolo Colangeli, ed è proprio questo concetto che potrebbe tornarvi in mente assistendo al concerto al quale hanno assistito quanti sono venuti oggi a Terni, al Teatro Secci. Perché se è vero che oggi per stupirci ci vorrebbe un miracolo, oggi al miracolo ci siamo andati davvero vicini. Non parliamo di bravura tecnica o di virtuosismo, i quali pure traspaiono in grande quantità tra le pieghe di questo concerto. Non parliamo di ossequio al pubblico, di voler cercare a tutti i costi l’applauso tralasciando quello che un artista di solito fa o dovrebbe fare, proporre cioè una nuova visione, nuove chiavi di lettura della realtà. Parliamo invece di gusto, di inventiva, di voglia di sperimentare ma senza tralasciare il divertimento. Parliamo di capacità di entrare in empatia con lo spettatore, di comunicare, prima ancora che note, sentimenti. E cosa c’è di meglio, per comunicare dei sentimenti, che farli risuonare nelle note di un tema o di un assolo?

Fabrizio Bosso non ha certo bisogno di presentazioni. Trombettista di talento, ha suonato in contesti diversi e sempre prestigiosi. Ed il suo quartetto si compone di altrettanti talentuosi musicisti: Nicola Angelucci (batteria), Jacopo Ferrazza (contrabbasso), Julian Oliver Mazzariello (pianoforte). Musicisti che, tutti insieme, hanno volato e fatto volare i presenti con brani di provenienze e mood diversi.

Si parte forte con Another Star di Stevie Wonder, che a dispetto della sua datazione (anni Settanta) sembra vestito di nuovo, suonato con un piglio jazzistico tale da conferirgli una propria personalità autonoma. Poi si rallenta, ma non troppo, con In volo, di Bosso, un brano malinconico, pur con un suo movimento fluido che ci invita a fuggire dalla malinconia, o per lo meno a farla camminare sempre almeno un metro dietro di noi. Ineffabile il lavoro ritmico della coppia Ferrazza/Angelucci, contrabbassista e batterista dotati di grande interplay. Jacopo Ferrazza è un musicista di razza, con molti anni di esperienza alle spalle e con un progetto in trio particolarmente interessante a proprio nome. Angelucci è un batterista raffinato, dotato di grande swing e senso sonoro, in grado di incontrare il gusto di musicisti italiani ed internazionali, con i quali ha ed ha avuto numerose collaborazioni. Non è da meno Mazzariello, pianista di grande inventiva, con sue peculiari personalissime grammatica e sintassi, autore del successivo brano Godness Gacious, dal sapore anni Trenta, che Bosso affronta con la sordina a creare quella tipica sonorità.

Tutto il concerto spazia poi da classici come Do You Know What It Means To Leave New Orleans di Louis Alter, a brani di Stevie Wonder (il citato Another StarSir Duke, dannatamente swingante, impossibile non battere il piede), fino a brani di grande impatto emotivo come Cantabile di Michel Petrucciani, che evoca il genio francese troppo presto scomparso, un altro classicissimo come Caravan (Duke Ellington), per finire con un altro brano di Bosso dal titolo Minor Mood.

Bosso è una miscela ben dosata di dolcezza e forza bruta, poesia e prosa, toni vellutati e frustate sonore. La miscela di un musicista che vuole dare quell’emozione di cui parlavamo all’inizio di questa storia. Una miscela fatta di pianissimo, di fortissimo, e di tutte le sfumature che ci sono nel mezzo, tante quante quelle delle nostre anime erranti. Perché qualunque viandante che si fermasse ad ascoltare il concerto del Fabrizio Bosso Quartet, da qualunque parte provenisse e per quanta strada avesse fatto, sarebbe completamente rinfrancato dal suono di questa band. Se vi capita a tiro, non perdetevela.

Fabrizio Bosso – Sito ufficiale

Si chiude Umbria Jazz Spring #1 a Terni

Oggi pomeriggio, con il concerto del Fabrizio Bosso Quartet tenutosi al Teatro Secci, si è chiuso ufficialmente l’Umbria Jazz Spring festival, svoltosi per la prima volta nella città delle acciaierie. In realtà c’era stato un primo timido tentativo nel 2017, ma quest’anno l’evento è stato organizzato con più dettaglio e determinazione. Tanti e tutti molti interessanti gli artisti in cartellone: il duo Kenny Barron/Dado Moroni, Paolo Fresu (con il progetto Two Islands, con Giovanni Sollima e l’Orchestra da camera di Perugia, ed in duo con Daniele di Bonaventura), Maria Pia De Vito, Fabrizio Bosso Quartet, Duologue di Steve Wilson e Lewis Nash, Cory Henry con The Funky Apostles.

Abbiamo particolarmente apprezzato anche gli Huntertones, gruppo formatosi all’università di Columbus, Ohio, oggi con base a Brooklyn, che coniuga l’improvvisazione con elementi di jazz, funk, soul, hip hop, rock, R&B, nonché i Funk Off, marching band toscana dal ritmo molto coinvolgente, ormai divenuta una istituzione del festival.

Prossimo appuntamento già in programma per il prossimo anno, sempre a Terni. E, da quanto dichiarato dall’organizzazione, visto anche il buon successo ottenuto, c’è l’intenzione di mantenere nella Città di San Valentino anche le edizioni a seguire.