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Secondo giorno di Jazzit Fest – prime impressioni

Sono da poco arrivato a Collescipoli e l’atmosfera è quella che ricordavo dello scorso anno: tanti, tantissimi musicisti, navigati, giovani e alle prime armi, tutti con una grande passione e con la voglia di dire la propria. Il mondo del Jazz sembra essere bello e rigoglioso a guardare questo borgo pieno di gente, eppure non è tutto oro quel che luccica. Ho assistito al meeting sul Jazz, tra gli ospiti Michael Cuscuna. Si è parlato di discografia, di etichette, di streaming e di download. Cuscuna ha raccontato la storia del disco attraverso la parabola della Blue Note, facendo notare come in fondo, quando negli anni 60 ci si riuniva tra amici per ascoltare un disco, si trattava di un social network ante litteram. Poi le cose sono cambiate, e la comunità è diventata virtuale, virtualmente molto più ampia ma… Ermanno Basso, di Cam Jazz, ha lamentato che le piattaforme di streaming pagano una cifra risibile per gli ascolti digitali. Una cifra così risibile per cui non è possibile costruire alcun modello di business a queste condizioni, a meno che le piattaforme digitali non siano disposte a riconoscere maggiori diritti alle case discografiche e dunque agli artisti. A questo si aggiunga il fatto che, per via della frammentazione del consumo di musica (è possibile acquistare singole tracce di un album) nonché della rapidità con la quale il mercato chiede nuovi dischi, si assiste ad una iperproduzione che deve gioco forza abbassare i costi e dunque la qualità.

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 Molti sono stati gli interventi di musicisti, ognuno con la propria storia ed il proprio contributo. Tra tutti citiamo Angelo Olivieri, che al nostro microfono ha ribadito quanto sia importante fare meno dischi, perchè la discografia deve seguire la musica e non il contrario. L’intervista la trovate qui.

Il festival prosegue con concerti di studenti di musica (Saint Louis, Siena Jazz, Waapa Ensembles). Seguiranno gli Italian Jazz Showcase, non vedo l’ora. La festa comincia adesso. La notte è giovane.

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Nico Catacchio Trio

È sempre bello scoprire nuovi musicisti, e devo per questo dire grazie a Gerlando Gatto il quale, nell’ambito della rassegna Parole e musica, una versione estiva della sua guida all’ascolto da lui curata alla Casa del Jazz, cerca sempre di farci conoscere nuove e interessanti realtà musicali.

Quella dell’altra sera arriva da Bari: si tratta di Nico Catacchio, contrabbassista e compositore, accompagnato da Nico Morelli (pianoforte) e Michele Salgarello (batteria). Una ennesima incarnazione del trio, che pure dà un suo utile e vivo contributo. Viene presentato il loro disco The Second Apple, uscito per l’etichetta Four, contenente brani originali a firma di Catacchio.

La serata è, come sempre, animata dalla piacevole conduzione di Gerlando Gatto, il quale in apertura sintetizza la storia del contrabbasso con l’aiuto di esempi suonati dal vivo da Nico Catacchio stesso. Dopodiché si passa all’esecuzione di Revolving, uno dei brani del cd.

Il trio dimostra una grande vis musical-comunicativa, fatta di sostanza, modernità e tradizione. Un mix ben riuscito, che emana a partire dal contrabbassismo senza fronzoli di Catacchio, il quale non cerca virtuosismi o effetti speciali ma va dritto al sodo, in questo ben coadiuvato dal pianista Nico Morelli che suona con grande swing. Altri brani del disco eseguiti sono The Second Apple, Esiàn, Qui. In tutti si avverte una buona vena compositiva, che rivela influenze classiche, cameristiche e di musica da film.

Tre gli standard, eseguiti come vuole la tradizione di queste serate di guida all’ascolto: The Way You Look Tonight (Jerome Kern), Ballad Of The Sad Young Man (Tommy Wolf) e Almost Like Being In Love (Frederick Loewe), il cui tema è stato suonato su un pedale nella parte A e su un tempo swing nella parte B. Bello l’interplay tra i musicisti, interessante la tessitura armonica impartita ai brani, sia a quelli originali che agli standard suddetti.

Una serata colorata, emozionante, piena di swing, con un trio che rimane comunque sempre in qualche misura legato alla terra e alla danza, senza per questo rinunciare allo sguardo sull’orizzonte. Un trio che andrò di nuovo a sentire appena capiterà l’occasione.

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Sito ufficiale di Nico Catacchio

Music Score Pad

Se avete necessità di una app per Android che vi consenta di scrivere musica al volo, modificare una parte già scritta e condividerla poi con i musicisti del vostro gruppo, siete nel post giusto. Music Score Pad è una applicazione leggera, di facile e rapida installazione.

Ma veniamo più in dettaglio alle funzioni. All’avvio viene proposta una schermata con sei modalità: standard, tablatura, linea singola, pagina vuota, load bmp, acquire image. In basso ci sono anche le icone per aprire un progetto, per crearne uno da zero, per aprire le impostazioni, e per uscire dall’applicazione.

Cliccando su standard viene visualizzata una pagina pentagrammata sulla quale è possibile scrivere direttamente le note. In alto a destra, il simbolo dei punti cardinali è il comando che ci permette di fare il pinch in/out, per adattare lo zoom e ottenere un inserimento più agevole e preciso.

Cliccando poi in alto a sinistra, si apre il sottomenu della notazione musicale. Da qui è possibile definire la larghezza del tratto, la chiave musicale, il tempo, la durata delle note.

Una particolarità: le “stanghette” vanno inserite a mano, dopo aver posizionato la nota (piena, per semiminime, crome, semicrome, ecc. e vuota per minime e semibrevi), ed anche per separare le misure tra loro. Può aiutare il pulsante con gli assi ortogonali che, se cliccato, ci fa andare “dritti”.

Per inserire gli accordi, basta premere per qualche istante sullo schermo e apparirà un facile menu.

Molto utile la funzione di import per immagini, che consente non solo di acquisire spartiti, ma anche di andarli a modificare, aggiungendo magari una armonizzazione ad una melodia o cambiando una nota. Utilissimo soprattutto quando si ha poco tempo e si deve preparare un riarrangiamento di un brano esistente.

È possibile esportare il risultato in formato immagine ed inviarlo per email o condividerlo sui social network. La versione PLUS ha anche la possibilità di generare un file PDF.

Una app interessante, leggera e senza fronzoli, che può venire incontro alle esigenze del musicista.

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