Ricominciano le guide all’ascolto alla Casa del Jazz

Sono ricominciati ieri, 9 gennaio, gli incontri di guida all’ascolto curati da Gerlando Gatto alla Casa del Jazz. Con la consueta sobrietà e gradevolezza, nonché con l’aiuto del bravo tenorsassofonista Maurizio Giammarco che ha eseguito alcuni brani dal vivo, sono stati presentati gli standard All Of Me, All The Things You Are, Misty, I Want To Talk About You.

Gerlando Gatto e Maurizio Giammarco
Gerlando Gatto e Maurizio Giammarco

Sempre interessante scoprire la storia di questi brani, come All The Things You Are, scritto per il musical Very Warm For May del 1939, musical che, avendo ricevuto numerose critiche negative, andò praticamente vuoto già dalla seconda sera e costrinse l’Alvin Theatre a chiudere dopo sole 59 repliche. Ma il brano di Jerome Kern è sopravvissuto, immortale. Come Misty, inciso da Erroll Garner nel 1954, che ha poi avuto numerose imitazioni, una su tutte I Want To Talk About You di Billy Eckstine, basata sulla stessa struttura armonica.

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Preziosi, come dicevo, i contributi dal vivo di Maurizio Giammarco, sassofonista che è parte del (ricco) patrimonio della storia del Jazz italiano e che è sempre bello poter ascoltare. Preziosi, infine, i tanti contribuiti audio, uno su tutti l’ascolto della versione di All The Things You Are di Gonzalo Rubalcaba dal disco live Discovery. Versione da brivido, bellissima, che vi faccio ascoltare nel video qui sotto. Allacciate le cinture…

Tutti i mercoledi dalle ore 19.00 fino al 13 febbraio 2013, ingresso libero fino a esaurimento posti

Gonzalo Rubalcaba – All The Things You Are

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Le parole altre (Francesco Bruno)

Chiudetevi a chiave e mettete questo disco nel lettore. Rilassatevi, state comodi. Se potete, state a piedi nudi. Ecco, è questa la dimensione giusta per ascoltare Le parole altre, questo bell’album di Francesco Bruno ispirato alla vita di Tiziano Terzani.

Il viaggio parte dall’Africa, con Il faro di Capo Recife. Suoni acustici, qualche leggera pennellata di elettronica, e subito veniamo teletrasportati su una assolata spiaggia africana, dove l’uomo non può non ricordare che la Natura, alla fine, presenta il suo conto, e che non è possibile agire indiscriminatamente ai danni di questa senza agire ai danni di noi stessi.

Francesco Bruno ci conduce attraverso le tante tappe del lungo viaggio di Tiziano Terzani: Africa, Siberia, Cina, Vietnam, America Latina, India e Stati Uniti. E per guidarci si avvale di guitar synth, chitarra classica, acustica, ciarango, che sotto le sue dita risuonano magici e suggestivi, ottimamente accompagnati da Pierpaolo Principato al pianoforte, Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Iginio De Luca alle percussioni, Tommaso Carlini alla batteria e con Javier Girotto, sax soprano, nell’intenso Bluesamerica, brano che chiude magistralmente il disco.

Il progetto è stato pensato come un corpus multimediale, che Francesco Bruno sta portando in giro per i teatri, e che vede Angela Terzani Staude autrice e narratrice di quanto lei stessa, moglie di Tiziano Terzani, ha vissuto in prima linea a fianco del marito, nonché Giovanni Bruno, autore dei filmati che vengono proiettati sullo schermo durante l’esecuzione dei brani.

Uno spettacolo suggestivo, meditativo, consolatorio. Nel quale è possibile ritrovare tutta l’umanità di Terzani e tutta la nostra, che magari tenevamo sepolta da qualche parte, dentro di noi. Un CD, un DVD, uno spettacolo teatrale. Non uno ma tre modi per godere di questa musica affascinante e di un racconto che non narra di semplici fatti o opinioni, ma narra di ciò che siamo al di là di ogni sovrastruttura, condizionamento, stato sociale.

Francesco Bruno
Francesco Bruno

Disco: Le parole altre – Il lungo viaggio di Tiziano Terzani
Artista: Francesco Bruno

Tracce:

1 – Il faro di Capo Recife
2 – Habarovsk
3 – Giai Phong! Dentro la storia
4 – Namastè
5 – Pensiero lungo
6 – Il sogno di Deng
7 – Piccola Himalaya
8 – Bluesamerica

Etichetta: Repubblica – l’Espresso
Anno: 2010

Nuvole e Jazz

In questo primo gennaio 2013 sono andato a riascoltare un bel disco del 2004. Si tratta di Nebuloso, a firma del quartetto ZAST (acronimo di Zito/Andreoni/Simoncini/Tullio), dodici tracce, sette delle quali a firma di Fabio Tullio, quattro di Mauro Andreoni ed una di Vito Giordano.

Niente di meglio per iniziare il nuovo anno, visto il clima meditativo che già il primo brano mi ispira, a partire dal titolo, appunto, Nebuloso. Il tempo lento invita a fare bilanci, mentre il tema cantabile, esposto nel registro medio dal contrabbasso di Piero Simoncini, mi mette nella condizione migliore per accettare quelli positivi ma anche quelli negativi. Mauro Andreoni punteggia con accordi legati da piccole frasi, mentre Gigi Zito rimane sospeso sui piatti della sua batteria. Su tutto si innesta il sassofono soprano di Fabio Tullio, leader di questa formazione. Il suo è un assolo lontano da virtuosismi e da presenzialismi; anche nei repentini e brevi raddoppi non c’è intenzione aggressiva. Tutti suonano con estrema rilassatezza e interplay, andando oltre il mood che si respira in molte produzioni ECM che potrebbero apparire come il riferimento di un brano come questo, e dando a mio avviso qualcosa in più. Quando arriva l’assolo di piano, tutto appare ancora più nitido e cristallino, come se quello che è stato suonato fino ad ora non potesse esistere senza questo assolo, e viceversa. Anche Andreoni sceglie di non aggredire, privilegiando la via comunicativa dell’empatia con il brano, al servizio del quale si mette, al pari degli altri.

Nebuloso è la traccia più lunga del disco, a rimarcare quanto la vena introspettiva di Tullio sia qui una cifra essenziale e dominante. E questa vena è tanto più evidente nella scelta del sassofono soprano, tra tutti i sassofoni quello con il registro più drammatico.

Ma con il secondo brano, ecco venir fuori la verve. Il settimo senso, un medium swing in cui ha modo di emergere tutta la jazzitudine di questi musicisti, che possono qui fraseggiare classicamente su una struttura armonica caratteristica. Bello e dinamico lo swingante solo di piano, con intriganti momenti di climax. Incalzante e interessante il successivo solo di sax.

La vena introspettivo-malinconica riappare poi con Buio pesto. Tutto il disco ne è costellato, ma questa vena non è mai autodistruttiva, e spesso si riscatta passando da un tema lento ad assoli eseguiti su un tempo sincopato, come in Un colpo in testa, o con brani come Il sorriso di Giada o la funkeggiante Solar Eclipse.

Insomma, credo di aver scelto bene il disco da ascoltare come primo disco dell’anno. A dimostrazione che spesso le cose belle sono quelle che andiamo a ripescare dal passato e che credevamo superate. Un disco bello, intenso, meditativo ma con una vena di sottesa allegria che in fondo è il modo in cui i saggi affrontano la vita.

Nebuloso, ZAST
Nebuloso, ZAST

Titolo: Nebuloso
Artista: ZAST (Zito/Andreoni/Simoncini/Tullio)

01. Nebuloso (Tullio)
02. Il settimo senso (Tullio)
03. Buio pesto (Tullio)
04. Un colpo in testa (Tullio)
05. Abrehet (Giordano)
06. Il sorriso di Giada (Tullio)
07. La porta ermetica (Andreoni)
08. Pioggia estiva (Andreoni)
09. Accordion No Accordion (Tullio)
10. Oratorio (Andreoni)
11. Cadenas de amor (Andreoni)
12. Solar Eclipse (Tullio)

The A! of Trio

Ogni volta che assisto ad un concerto fatto da giovani, immancabilmente la sala è strapiena. Buon segno. I giovani in questione sono Francesco Pierotti (contrabbasso), Enrico Zanisi (piano), Fabio D’Isanto (batteria). Presentano il loro disco “A!”, composto di brani originali a firma di Pierotti, ma anche di Zanisi e D’Isanto.

La prima cosa che mi viene in mente, fin dall’attacco, sono certe atmosfere alla Lyle Mays. Zanisi esegue degli accordi su figure medie o lunghe, ai quali si affianca poi la batteria con un tempo slow rock. Su tutto si innesta poi il contrabbasso, che incanta per la sua apparente “non urgenza”, il suo rimanere quasi in disparte, comunque dicendo la sua. Tutti e tre suonano con una impronta cameristica, non sovrastandosi gli uni con gli altri ma rimanendo ensemble. Anche quando l’energia sale, come nei repentini ed energici raddoppi di Zanisi o negli interplay più aggressivi, tutto rimane filtrato da una grande sensibilità, sensibilità apprezzabile in ogni musicista e tanto più in musicisti così giovani.

Ma l’evocazione musicale di questo trio non si ferma alle citate atmosfere maysiane. Proseguendo l’ascolto, nella affollata grotta del 28DiVino Jazz dove il progetto è nato circa un anno fa, percepisco Haydn, Sibelius. In particolare nei finali, nei quali spesso il pianoforte rimane da solo ed esegue delle cadenze classiche, con tanto di movimento delle parti e contrappunto. Impossibile, poi, non pensare a Brad Mehldau ed al suo trio; e non solo per l’atmosfera da “terza corrente”, ma anche per la scelta di titoli come Dreaming About Torino Livorno, che rimandano esplicitamente all’album Places.

Tutto il concerto è al servizio della poetica di Pierotti, il quale circoscrive molto bene l’ambito nel quale ha scelto di esprimersi: tempi semplici (a parte il difficilissimo e riuscitissimo 13/8 di Bipolarity), temi lirici suonati per lo più nel registro medio del contrabbasso, cura dell’approccio compositivo, efficacia mai sopra le righe dell’approccio esecutivo.

Indiscusso l’apporto di Enrico Zanisi, vincitore tra l’altro del premio Top Jazz 2012 come “miglior nuovo talento”, e prezioso il contributo di Fabio D’Isanto, con il suo punteggiare il tempo con maestria e creatività.

Sentirò parlare a lungo di questi musicisti. Una convinzione ed un augurio. E quando li vedrò su qualche importante palco italiano o internazionale potrò dire: “L’avevo scritto, io!”

A! - Francesco Pierotti Trio
A! – Francesco Pierotti Trio

Divieto di Blog

Ebbene sì, prima o poi sarebbe capitato, ed ecco che càpita. Mi trovo a recensire me stesso, o meglio il mio quartetto Jazz, i Divieto di Bop. Ci siamo formati alla fine del 2009, e siamo uno dei pochi gruppi di Jazz che possono vantare al loro interno la rappresentanza di tutte le categorie sociali: un lavoratore dipendente, un libero professionista, uno studente, un pensionato.

Nonostante il nostro lavoro principale sia un altro, quello del musicista rimane per ognuno di noi il mestiere del cuore. E la passione, per tutti, parte da lontano. Quella di Lamberto Armenia, sax alto, si è sviluppata ed ha preso forma anche e soprattutto grazie all’influenza ed alla amicizia con Massimo e Maurizio Urbani. La mia nasce dal mio incontro, molti anni fa, con due musicisti che amo particolarmente, e dei quali mi pregio di essere amico: Pierpaolo Principato e Fabio Tullio. Marco Piersanti, contrabbasso, è lo studente del gruppo: anche lui ha iniziato lo studio dello strumento tanti anni fa, quando da adolescente si è avvicinato al basso elettrico per proseguire poi anni dopo con il contrabbasso. E infine Rino De Lucia, già membro dello storico gruppo dei Romans con i quali, negli anni d’oro della Dolce Vita, si esibiva nei locali più alla moda di Via Veneto e con i quali ha anche girato un film con Silvana Pampanini, “Mondo pazzo, gente matta”.

Ed eccoci qui, ieri sera, nel pariolino Ristorante Sesto, protagonisti della serata Jazz Christmas, a ripercorrere alcuni dei brani della tradizione jazzistica, privilegiando i più easy quali One Note Samba, The Girl From Ipanema, How Insensitive, Ceora, conditi con standard come There Will Never Be Another You, Beautiful Love, Stella By Starlight, Body And Soul, e senza tralasciare classici di Natale quali Santa Claus Is Coming To TownHave Yourself A Merry Little Christmas, Sleigh Ride, Winter Wonderland.

Quello che ci stupisce sempre, quando suoniamo in contesti nei quali il pubblico non è costituito da jazzofili, è il gradimento riscontrato nonostante la oggettiva difficoltà insita nell’ascolto di musica strumentale per di più basata sull’improvvisazione. Bellissimo quando succede che magari un ragazzo, il quale fino a ieri si è nutrito solo di musica pop o dance, incuriosito, si avvicina per acquistare il nostro disco. È ovvio che la cosa ci fa piacere, ma non è solo perché questo gratifica il nostro ego di musicisti; anche e soprattutto, è per la consapevolezza che, forse, abbiamo contribuito a diffondere quella che per noi è la più bella forma musicale del mondo.

Link correlati

La pagina wikipedia sui Romans

Divieto di Bop @ Sesto Risto, 21 dic 2012
Divieto di Bop @ Sesto Risto, 21 dic 2012

il Jazz ascoltato nei club romani