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100% Original Jazz

Un fine settimana all’insegna di composizioni originali al jazz club romano.
Sito web 28Divino Jazz

VENERDI 20 GENNAIO
ORE 22.30
Pierpaolo Boorgia 4tet
“SOLARA”
borgia3Pierpaolo Borgia, chitarra
Sergio Romano, piano
Saverio Capo basso
Raffaele Califano, batteria
Pierpaolo Borgia ha swing, come un jazzman, e quella rilassata disinvoltura del chitarrista di razza. Il suo ultimo album, “Solara”, si candida come uno dei migliori album jazz .  Lo stile chitarristico di Borgia, mutuato dai grandi jazzisti dello strumento, si è evoluto in un percorso espressivo personale, tappeto melodico e ritmico ideale per le caratteristiche dei suoi compagni di viaggio Sergio Romano (pianoforte), Saverio Capo (basso) e Lele Califano (batteria). In “Solara” propone brani di propria composizione con raffinata eleganza. Alcuni brani sono molto flamenchi (“Cuore gitano”), altri sono una fusione (“Come una foglia al vento” e “Ieranto”). In fondo, il flamenco è già una fusione di elementi diversi. Il disco è la naturale continuazione di quello che Borgia aveva iniziato nel suo percorso artistico.

Ascoltando composizioni come “Buy”, “Song For My Mother” e la stessa title-track è evidente la volontà del chitarrista di ricercare la musica e suonarla, registrarla e offrirla ai concerti. Lo studio rappresenta una sfida nella ricerca di sonorità, il risultato deve poi essere difeso con dignità.
E per questo che si attende la dimensione dal vivo di “Solara”.

Da segnalare la bonus track “Pepe”, unica traccia cantata scritta dallo stesso Borgia con il pianista Sergio Romano e il cantante Claudio Pantaleone, e che i tre avevano proposto in passato sotto la sigla Terzomando. Il brano è un raffinato omaggio a Pepe Carvalho, personaggio dei romanzi dello scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán. Ex rosso, ex agente della C.I.A. e amante di una prostituta: questo il ritratto di Pepe Carvalho, detective che brucia libri per hobby, e che nella sue avventure passa sempre tra un whisky e l’altro (tutti sempre di ottima annata).

SABATO 21 GENNAIO
ORE 22.30
MALOMI Trio
malomi1pressStefano Calderano, chitarra
Carmine Iuvone, c.basso
Marco Calderano, batteria

È difficile parlare della musica dei Malomi in poche righe: costantemente in bilico tra elementi apparentemente opposti, le loro composizioni sono una continua ricerca di equilibrio. Tanti gli elementi che fanno una trama musicale ricca, sia a livello compositivo che sonoro.

L’uso degli strumenti acustici alternati a quelli elettrici, gli effetti con i quali trattano il suono, sono il marchio della loro musica. Il gusto per la circolarità della composizione, e per le progressioni non diatoniche, fa della loro musica un magma sonoro, in cui si alternano momenti di silenzi a momenti di saturazione, momenti di quiete intimista ad esplosioni sonore, attimi di lirismo quasi classico, a passaggi post-rock.
La melodia, sempre presente, sempre cercata, a volte si frantuma in dissonanze, sembra perdersi nella saturazione dei suoni, per ritrovarsi poi in un nuovo contesto, cristallina, con altre armonie, altre sonorità.
Le influenze dei tre musicisti si fondono nella loro musica, alla ricerca di un linguaggio comune e originale: un dialettico e vitale confronto che vede emergere per poi svanire l’individualità dei singoli musicisti, in continua trasformazione. Un movimento continuo che crea Malomi.

Ingresso Live : 12 € con consumazione inclusa
28Divino Jazz – Via Mirandola, 21 – Roma – 340 8249 718
www.28divino.com

Per chi desidera cenare, venite prima che non si cena davanti alla musica, ma con calma (sopra)

2017: LA SFIDA DEL DUO al 28Divino Jazz

Penso che la formazione in duo sia la più affascinante dal vivo, la più difficile e rischiosa nel jazz. Niente paraventi. L’interazione del binomio con l’audienza diventa una sfida e un “gioco”, …tra ritmica , vuoti sonori, assoli, tecnica e improvvisazioni.
Respect e… Chapeau!

(Marc Reynaud)
MERCOLEDI 4 GENNAIO
ore 22.00
SIMONE ALESSANDRINI & DANILO BLAIOTTA DUET
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Simone Alessandrini, sassofoni
Danilo Blaiotta, piano
Simone Alessandrini & Danilo Blaiotta Duet è un progetto nato nel 2016 a partire dalla collaborazione dei due musicisti nel quintetto Balkanica. Il repertorio è composto soprattutto da brani originali ma non disdegna gli “evergreen” della tradizione jazzistica, riarrangiati ovviamente per una formazione, quella del duo, che consente grandi libertà espressive dettate soprattutto dall’estemporaneità e dall’istinto.
Due giovani Jazzisti affermati , ognuno con progetti a nome suo. Non vi mettiamo i curricula ma le loro principali collaborazioni musicali:
Simone Alessandrini: (Jim Porto, Antonio Ciacca, Rita Marcotulli, Fabio Zeppetella, Marcello Rosa, Javier Girotto,
Roberto Gatto, Bepi D’Amato, Fabrizio Bosso, Rosario Giuliani, Paolo Damiani, Marco Tiso, Giacomo Trovajoli, Saint Louis Big Band, Tosca, Sandy
Muller, Badi Assad, Martha High, Stefano Rossini, Gianluca Persichetti, Mario Caroli, Apeiron sax quartet, Guido Baggiani, Sean Friar, Lei Liang)
Danilo Blaiotta: (Logan Richardson, Tommy Crane, Mike Applebaum, Mark Hanna, Mick Brill, Moritz Goetzen, Karl Degenhardt, Claudio Fasoli, Achille Succi, Pietro Leveratto, Attilio Zanchi, Giuseppe Bassi, Francesco Diodati, Joe Amoruso, Antonio Onorato, Francesco Puglisi, Matteo Bortone, Francesco Ciniglio, Reinaldo Santiago, Robertinho De Paula, Luca Nostro, Anita Vitale, …e Stefano Carbonelli.
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GIOVEDI 5 GENNAIO
ore 22.00
PIERONI e PAGLIANI ACTING DUO
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“Instabbilità e Altri Racconti”
Fabrizio Pieroni, piano
Luca Pagliani, chitarra
Subito si capisce che questi due artisti si conoscono.. bene!. Composizioni originali e rielaborazioni di musiche tradizionali e popolari di ogni provenienza geografica e culturale, legate dalla comune radice afro-americana e dal piacere per l’improvvisazione e per la scrittura. Bella, ansi stupenda musica.

“Una proposta, quella di Pagliani e Pieroni, che ha radici diverse ed altre rispetto al filone più propriamente
jazzistico, ma che non manca di intrigare per raffinatezza e bellezza degli arrangiamenti.

E dico arrangiamenti non a caso: tutti i brani sono infatti arrangiati minuziosamente, con tanto di parti call and response, contrappunti, armonizzazioni. E con caleidoscopici inseguimenti tra pianoforte e chitarra, durante i quali i due musicisti si passano la palla dell’improvvisazione.”
Maurizio Alvino (,jazzaroma) Leggi Tutto Guarda Video
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 Due formazioni DUO “patafisiche”che meritano il vostro interesse per la loro bravura e qualità musicale. Non sarete delusi.
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Ingresso LIVE DUO : 10,00 euro con prima cosumazione inclusa.
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28Divino Jazz – Via Mirandola, 21 – Roma – Tel: 3408249718 – www.28divino.com @28divinojazz aperto dalle 19.30

Alieni, Draghi e Boom Boom al 28Divino Jazz

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Il fine settimana del Jazz Club romano con due serate a 360 gradi di Jazz

VENERDI 7 OTTOBRE
ore 22.00
ALIENS and DRAGONS
Marie Incontrera, piano, keyboards e composizioni
Marco Colonna, sax baritono e composizioni
Special Guest Ettore Fioravanti alla batteria e percussioni.
Esistono luoghi dove la musica è materia prima. Luoghi dove nascono musiche e si sfornano progetti. Uno di questi si trova all’interno dei confini definiti dalla nostra cava Jazz. Esistono luoghi in musica dove i confini sono indefiniti, dove le definizioni sono obsolete e per questo inutili. Sotto le ali del pensiero di Fred Ho, si incontrano per la prima volta Marie Incontrera e Marco Colonna. E si incontrano sul territorio della composizione, del rigore e dell’immaginazione. Dove contemporaneo e jazz si incontrano, dove tradizione e spinta creativa si alimentano e dove l’interpretazione non può non essere un gesto di amore. Grazie a un primo lavoro su Fred Ho, in duo con Ettore Fioravanti alla batteria e percussioni (“Minorance” – A late reflection on the revolutionary Art of Fred Ho), Marco Colonna entra in contatto con Marie Incontrera (New York) e fonda il duo “Aliens and Dragons” dedicato, attraverso l’interpretazione e la composizione, ad approfondire la lezione del sassofonista americano scomparso il 12 aprile 2014.
Con questo lavoro sul sax baritono diviene endorser della prestigiosa ditta italiana “Rampone e Cazzani”.

 

MARIE INCONTRERA è una giovane compositrice e bandleader americana. Ha vinto numerosi concorsi ed ha ricevuto numerosi premi per la sua attività di compositrice (Remakable thatre Art Song Competition, Vocalessence, Miriam Godeon Composition Award) I suoi lavori sono stati eseguiti nei più importanti teatri di oltroceano com Carnegie Hall, Symphony Space,ANALOGarts, Brooklyn Art Song Society, ANKAI Dance Theatre.
Studentessa di Fred Ho ne raccoglie l’eredità compositiva e di bandleader, a capo della Eco Music Big Band , gruppo variabile che oltre alle sue composizioni, si pone l’obiettivo di essere strumento per le nuove generazioni di compositori per Big Band.

MARCO COLONNA
Chi frequenta il 28Divino Jazz conosce bene questo geniale polistrumentista. Allora diciamo solo che Luigi Onori (giornalista del Manifesto) lo definisce uno dei migliori creatori di musica della sua generazione. Anche noi 🙂

Ingresso live: prima consumazione 12.00 €
tutte le info : www.28divino.com

SABATO 8 OTTOBRE

22.00
MICHELE VILLARI QUARTET “BOOM BOOM” 

Prima Presentazione CD  “Boom Boom” – Irma Records

Michele Villari, sax, clarinetto e composizioni
Paolo Pavan, piano
Andrea Colella, c.basso
Federico Orfanò, batteria

Il quartetto del sassofonista e clarinettista Michele Villari presenta il suo primo CD a nome suo intitolato “Boom Boom”.
Si eseguiranno, composizioni originali di Villari in cui si mescolano i principali generi del jazz di tradizione afro americana: soul, funk, bebop senza dimenticare ballad con note più intimiste e romantiche del samba/bossa nova, fratello di sangue del jazz nordamericano. Groove? Sì, “Boom Boom”!
Michele Villari, formatosi ai conservatori di Santa Cecilia, Perugia e Frosinone e con due specializzazioni in Jazz, dimostra di conoscere intimamente il significato di storia applicata al jazz.  Nella sua opera c’è la ricerca da un lato, la conoscenza dei classici e l’improvvisazione dall’altro.

Prima presentazione CD a Roma.
Ingresso live: prima consumazione 12.00 €
tutte le info :
www.28divino.com
28Divino Jazz – Via Mirandola, 21 – Roma – 340 8249718
aliensdragons28
villari28

L’etichetta 28 Records debutta con un concerto alla Casa del Jazz

Ebbene sì, in un periodo di crisi del mercato discografico esistono ancora dei folli che fondano una etichetta. I folli in questione si chiamano Natacha Daunizeau e Marc Reynaud, rispettivamente proprietaria e direttore artistico del 28DiVino Jazz, il club romano a forte vocazione scout talenting.

La 28 Records esordisce con il disco Our Ground, registrato dal vivo il 10 aprile 2014 al 28DiVino Jazz Club. Il disco è a firma di Marco Colonna (sax tenore, clarinetto basso), con Fabio Sartori (Hammond), Stefano Cupellini (batteria), ed è difficilmente classificabile senza scadere in etichette che sempre troppo poco dicono della musica suonata. Si tratta di improvvisazione, senza dubbio, in grado però di definire sempre una qualche struttura che offre più di un appiglio anche all’ascoltatore meno avvezzo. Un approccio pan-modale basato sul groove, un free che ho già in passato definito “sostenibile” proprio perché ben radicato in un “senso” musicale tradizionale, cosa questa che permette una chiave di decifrazione alla portata di tutti.

Domani sera, alla Casa del Jazz, verrà dunque presentato il disco e si terrà un concerto nel quale, oltre al trio base di Colonna, si esibiranno anche Claudio Martini (fagotto) e Danielle Di Majo (sax contralto, sax soprano). Una grande festa dove, oltre a godere del concerto dal vivo, sarà anche possibile acquistare il CD. Da non perdere.

Registrazione live del disco Our Ground, 28DiVino, Roma, 10 aprile 2014

venerdì 27 febbraio 2015 ore 21
MARCO COLONNA “MC3  UNITY”
Marco Colonna (clarinetto, cl. basso, sax tenore)
Claudio Martini (fagotto)
Danielle Di Majo (sax contralto, sax soprano)
Fabio Sartori (hammond, pianoforte)
Stefano Cupellini (batteria)
Ingresso euro 10

Recensione del concerto del 10 aprile 2014

Pagina ufficiale Casa del Jazz

No Pair sbarca al 28DiVino Jazz

E siamo qui, in un 28DiVino tutto esaurito, ad ascoltare quattro ragazzi molto determinati a dire la loro sul Jazz. I No Pair, costituiti da Francesco Chiapperini (clarinetto basso, clarinetto soprano), leader del quartetto, con Gianluca Elia (sax tenore), Dario Trapani (chitarra elettrica),  Antonio Fusco (batteria) approcciano la musica, la loro musica, filtrandola attraverso il proprio gusto hard rock, progressive e free.

Inizia il concerto. Clarinetto e chitarra attaccano il tema all’unisono, subito seguiti dal sax tenore. Inizio quasi cameristico, a cui fa da contraltare il seguente riff di chitarra distorta, scandito energicamente dalla batteria, che dà inizio alla cellula su cui si innesterano gli assoli.  Ed è questa “cellula”, più propriamente groove o loop, a imitazione di una loop station elettronica, uno dei cardini della musica dei No Pair. Un altro cardine è l’ambientazione free, che spesso pervade i brani eseguiti, e che poi si ricompone in un ambito tonale per via dei repentini interventi di clarinetto e sax. A fare da collante, la chitarra e la batteria, la prima creando il substrato musicale che fornisce l’humus al brano, la seconda dando il concime che occorre per farlo crescere.

Se la componente hard rock è sottolineata dall’uso notevole del distorsore da parte di Trapani, lo stesso non disdegna l’utilizzo di altri effetti per creare ambientazioni più elettroniche. Chiapperini ed Elia, dal canto loro, si trovano spesso a fraseggiare in sezione, contribuendo al lato più progressive, mentre Fusco riesce, con la sua batteria, a passare dai pianissimo ai fortissimo delineando dei lunghi ed interessanti interludi tra un brano e l’altro.

Passaggi energici, ballad filmiche, notevole utilizzo degli effetti sono di sicuro un mix intrigante che può stuzzicare il palato di molti, soprattutto dei giovani che hanno nel loro passato prossimo e presente degli ascolti elettronici. Per chi invece ha nelle orecchie un sound basato su blues e swing, i No Pair rappresentano una prospettiva nuova verso la quale aprirsi.

Tutti i brani suonati fanno parte del disco Chaos and Order, da poco uscito per l’etichetta Long Song Records.

Link correlati

Chaos and Order (Long Song Records)

Yes, Ten Minus One is Nine

Sono nove, uno meno dei Dieci Saggi, ma qui ci sono due donne. Sono gli Yes Or Nine, che ieri sera hanno riempito la grotta del 28DiVino Jazz non solo per via del folto pubblico ma anche in virtù del loro cospicuo numero. Un numero grande rispetto alle formazioni che siamo abituati a vedere nei club, piccolo rispetto ad una Big Band. Ma della Big Band non manca nulla, dal momento che troviamo, pur se in esemplari unici, tutti gli strumenti tipici di questa: sax tenore (Stefano Rotondi, che suona anche il flauto), tromba (Antonello Sorrentino), trombone (Davide Di Pasquale), sax alto (Tomoe Yamamoto), sax baritono (Gian Domenico Murdolo), Pierpaolo Semenzin (piano), Luca Costantini (chitarra), Fabio Fochesato (contrabbasso), Cecilia Sanchietti (batteria).

Il progetto degli Yes Or Nine è interessante ed al tempo stesso affascinante: interpretare il blues in tutte le sue geografiche declinazioni, partendo dall’America del Nord scendendo fino a quella del Sud, transitando per l’Europa e fino ad arrivare in Africa. Un viaggio, dunque, viaggio nel quale la musica è una sorta di tappeto volante che ci trasporta da un continente all’altro, accompagnati da un ensemble compatto che esegue con perizia le composizioni di Stefano Rotondi, da lui stesso arrangiate. La cifra principe dell’organico è sicuramente quella orchestrale: arrangiamenti molto dettagliati e vervosi, temi che poggiano su pedale, uso sapiente delle dinamiche, utilizzo dei background durante gli assoli e degli special come interludio tra un solista e l’altro.

Tra i brani troviamo Boa constrictor, con il tema che si dipana su una struttura modale nella parte A per poi sciogliersi in un fluido walkin’ nella parte B. Le jour du sortilege è un blues minore in 6/8 nel quale il tema si muove principalmente per grado congiunto per poi adagiarsi su un pedale.

Spuntano qua e là, tra i flutti delle partiture del nonetto, le interessanti individualità di solisti come Davide Di Pasquale, che ad esempio ne Il responso, brano dal sapore afro introdotto da un suggestivo riff suonato all’unisono da Murdolo e Fochesato, si esprime con un fraseggio che definirei assertivo, dalla forte personalità ma al tempo stesso nel qui e nell’ora del pezzo. O come Antonello Sorrentino, che si produce in ispirati in & out i quali, benché denotino grandi capacità tecniche e conoscenze armoniche, non risultano mai di maniera, segno della volontà del musicista di dare davvero qualcosa che non sia semplice “mestiere”.

Particolarmente interessante l’approccio solistico di Stefano Rotondi, che costruisce il suo fraseggio partendo da poche note  evolvendo poi in arpeggi triadici e poi ancora in scale bebop. Brani come Eleanor Butterfly, di Gian Domenico Murdolo, o Danzando, ancora di Rotondi, danno poi modo a tutti i musicisti di improvvisare e sfogarsi sulla struttura detta anatole, patrimonio comune di tutti i jazzisti. Particolare, infine,  il sound di Tomoe Yamamoto, una delle due donne della formazione: mi ha ricordato i primi tempi del cool ed un certo timbro tipico di Lee Konitz.

Un progetto interessante, dicevo all’inizio, che ci mostra, al di là di ogni possibile dubbio, quanto il blues influenzi ed abbia influenzato la musica di tutto il mondo e quanto lo stesso sia declinato e declinabile secondo le varie culture musicali. Concludendo, non posso che auspicare che da questa interessante esperienza possa nascere quanto prima un bellissimo disco.

Mingo’s Mood

Quattro musicisti con gli occhiali. È la prima cosa che noto, a colpo d’occhio, sul palco del 28DiVino. Il più giovane di loro ha poco meno di cinquant’anni, il più grande è una colonna della musica italiana. Esperienza, dunque, rilassatezza. Quella rilassatezza che è propria di chi ha alle spalle una lunga e bella carriera. E che consente alla musica di sgorgare liquida, senza sofisticazioni o inganni.

C’è Nicola Mingo stasera, accompagnato con grande classe da Antonello Vannucchi (piano), Andrea Avena (contrabbasso), Carlo Battisti (batteria). Mingo propone un repertorio fortemente ispirato all’Hardbop, con particolare riferimento alla figura di Clifford Brown. E sono proprio di Clifford Brown molti dei brani eseguiti, da Joy Spring a Daahoud a Sandu.  Altri brani sono scritti invece da Mingo ma sempre profondamente influenzati dal grande trombettista americano, a partire dalla complessità dei temi e delle armonie, fino alla scelta di tempi pari e veloci. Molti di questi brani originali sono contenuti nel CD We Remember Clifford, uscito per Emarcy nel 2011, altri sono ancora inediti.

Il concerto di apre con Joy Spring, nel quale all’esposizione del tema segue il solo di chitarra senza soluzione di continuità. La batteria di Carlo Battisti fluttua libera, inchiodata solo dalla lucida pulsazione di Andrea Avena, il quale sembra sapere esattamente dove cadrà il prossimo beat, mostrando un playing così rilassato da rasentare la perfezione. Mingo si arrampica su arpeggi diminuiti e scale alterate, preferendo a volte l’uso polifonico dello strumento.

Antonello Vannucchi, pianista dell’orchestra RAI per trent’anni, mostra tutta la sua sensibilità già dall’attacco: aspetta perfino che scemi l’applauso a Mingo, prima di iniziare il suo assolo. Dimezza poi il tempo, usando arpeggi ascendenti sull’accordo minore e discendendo sulla scala diminuita. L’effetto è molto cool, ed introduce con efficacia l’assolo di Andrea Avena, che intavola con il suo contrabbasso un dialogo tematico, dal quale traspare una sola ed urgente voglia: raccontare la musica, porgerla ai fruitori senza mediazioni e senza sovrastrutture.

La serata fila via libera e coinvolgente. One For My Mother è una ballad dalla forte cantabilità e, in effetti, Mingo canta  anticipando con la voce le note della propria chitarra. We Remember Clifford, il brano che dà il titolo all’album omonimo, è invece un tempo up con una struttura rhythm changes di 32 misure. In Brown’s Blues, ad una introduzione di piano in trio segue l’esposizione tematica di Mingo con una parte A eseguita in due dal contrabbasso, che prosegue poi in quattro sulla parte B. Arrangiamenti essenziali, diretti, ma sempre molto efficaci.

Due set, quattro musicisti con gli occhiali, ed una domanda: ma portare gli occhiali, o avere più di cinquant’anni, aiuta a suonare bene il Jazz?

Nicola Mingo 4et
Nicola Mingo 4et

Link correlati:

Nicola Mingo

Antonello Vannucchi

Andrea Avena

Carlo Battisti

Rhythm Changes

Mingo’s Ah Um