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Daniele Silvestri

Daniele SilvestriStasera mi è capitato di assistere al primo dei quattro concerti romani del tour Acrobati, tour che segue l’uscita dell’ultimo omonimo disco di Daniele Silvestri. Ma non è Jazz, obietterete. Non lo è, ma in qualche modo lo è. Lo è perché Silvestri gioca con la musica al pari dei jazzisti, quando nel mezzo di un pezzo dà inizio ad una specie di conduction lanciando l’assolo di due o più musicisti in contemporanea; lo è quando non si prende sul serio (e qui qualche jazzista forse avrà da ridire, dal momento che ci sono alcuni jazzisti che si prendono invece molto sul serio…); lo è quando nelle sue composizioni fa entrare ogni tipo di contaminazione e quando presenta, con grande rispetto e attenzione, e a più riprese, ciascuno dei componenti della sua band.

Ma andiamo con ordine. In un Auditorium della Conciliazione pieno di persone La verità, uno swing lento con un testo introspettivo, apre il concerto, subito seguito da La mia casa, una sorta di list song in cui l’autore si proclama cittadino di molte città, Lisbona, Marrakech, Berlino, Londra, Roma e Parigi (tra la Bastiglia e il Bataclan). Non rinuncia a stare sul pezzo e a prendere posizione, a fare denuncia sociale o politica, come nella trascinante Quali Alibi, il cui ritornello travolgente è una sfida mnemonica che il cantante lancia al suo pubblico, o come ne L’appello, brano di repertorio dedicato al giudice Borsellino.

Il concerto dura oltre tre ore, come abitudine dell’artista. Ci sono ospiti come Diodato, per la divertente Pochi giorni, e Caparezza, ma solo in un video registrato, per la scoppiettante La guerra del sale. Ci sono siparietti con il pubblico il quale, avendo potuto votare su internet dei brani a richiesta, ottiene tra l’altro l’esecuzione della struggente Il mondo stretto in una mano. Ovvio che, quando si accettano richieste, l’improvvisazione diventa parte del gioco, soprattutto laddove il brano che si va ad eseguire è lontano nel tempo e dunque nella memoria dei musicisti, i quali hanno così modo di far venir fuori l’aspetto più ludico e divertente del suonare, l’improvvisazione e l’interplay.

Insieme a Daniele Silvestri, che oltre a ben cantare dimostra di essere anche un ottimo pianista e chitarrista, Daniele Fiaschi (chitarra elettrica), Gianluca Misiti e Duilio Galioto (tastiere), Gabriele Lazzarotti (basso elettrico), Piero Monterisi (batteria), Sebastiano De Gennaro (percussioni), Rodrigo D’Erasmo (violino), Marco Santoro (cori, fagotto) dimostrano di avere tutte le carte in regola per coinvolgere il pubblico e per mettere la musica in primo piano anche in un contesto cantautorale dove la musica è normalmente secondaria. Naturalmente complice, in questo, è la scrittura di Silvestri, mai banale, che come già detto si permea di tante influenze diverse, dal cantautorato più alto (penso a Gaber e De Andre’) al jazz all’heavy metal.

Un disco ed un concerto che consigliamo decisamente, a patto di trovare posto visti i tantissimi sold out.

2016-04-08 00.07.43

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Le date del Tour Acrobati