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Starship For Lovers

Presentato oggi all’Auditorium Parco della Musica il disco del PerfecTrio dal titolo Starship For Lovers, in uscita il 16 giugno. Per l’occasione il trio, capitanato da Roberto Gatto (batteria, live electronics) e con Alfonso Santimone (piano, rhodes, synth) e Pierpaolo Ranieri (basso elettrico, live electronics), si è esibito per più di un’ora ed ha poi incontrato i fan nella libreria dell’Auditorium, non prima di averci concesso questa  bella intervista.

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Gatto perfetto

La sala A di Via Asiago 10, a Roma, è un luogo storico e magico. Storico perché da quel palazzo è passata la storia della radio italiana; magico perché tutto, dalla facciata ai marmi agli arredi, ci riporta alle cose belle di un tempo che non c’è più. Ma il mondo va avanti, ed è proprio a quest’ottica che si conforma il PerfectTrio di Roberto Gatto (batteria, live electronics), con Alfonso Santimone (piano, fender rhodes, live electronics) e Pierpaolo Ranieri (basso elettrico), esibitisi martedì 22 ottobre in diretta all’interno del contenitore Radio Tre Suite, con la conduzione di Pino Saulo.

Il mondo, dicevamo, va avanti, e si prova, da sempre, a sperimentare nuove strade. La ricerca, propria della musica come di tutte le arti, non è però sempre fruttuosa. Spesso si assiste a esperimenti, che tali dovrebbero rimanere, ma che invece vengono proposti come novità ad un pubblico che forse troppo passivamente li accetta. Non è certo questo il caso, perché Gatto-Santimone-Ranieri riescono a stregarci mescolando abilmente i colori della palette a loro disposizione: contaminazione dei generi, una certa libertà dalla forma, ancoraggio alla tradizione per quanto riguarda la scelta dei temi, uso sapiente di sintetizzatore, campionamenti, effetti, loop station.

Ed ecco Aquarela do Brasil (Ary Barroso) diventare un brano di musica contemporanea, che si sviluppa su di una atmosfera dilatata, costruita su effetti industrial e che solo in un secondo tempo disvela il suo caratteristico tema. Santimone ha il suo da fare, passa dal piano a coda (del quale, occasionalmente, pizzica le corde direttamente tuffandosi nella cassa armonica) al fender rhodes, filtrando tutto attraverso i filtri e gli effetti del suo computer. Anche Gatto dà una mano, completando il suo drumming con campionamenti e rumori. Ranieri si muove agile, tra effetti e loop, sostenendo l’impalcatura ritmica con grande sensibilità e maestria.

Con questo tipo di trattamento anche un brano come Lujon (Henry Mancini), già di per sé magnetico nell’arrangiamento originale, acquista una luce nuova, caricato ancora di più di un’aura di misticismo. Non manca lo swing, a garantire quell’ancoraggio alla tradizione di cui Gatto ha modo di parlare durante la breve intervista con Pino Saulo in apertura di programma.

Un progetto, questo, che aspettavamo da tempo: una musica che guardi al nuovo ma che sia sempre interessante, stimolante, che mantenga il gusto per il ritmo e la melodia, che incorpori le sonorità elettroniche dei nostri anni e che, in sintesi, risulti bella ed accattivante, sia per chi ha vissuto (e vive ancora) della bella musica prodotta nel secolo scorso e sia per chi, soprattutto tra i più giovani, si avvicina ora alle sette note cercando qualcosa di nuovo e diverso dal già sentito.

Un bravo a Roberto Gatto, che vanta una lunga carriera costellata di incontri celebri (uno fra tutti, Chet Baker), e che ha saputo circondarsi di bravi musicisti, giovani e in grado di rendere musicalmente, con energia e bravura, la loro visione. Ed un bravo a Pino Saulo e a Radio Tre che contribuiscono, con perizia e dedizione, alla diffusione della cultura musicale.

Il PerfecTrio ha registrato un disco in estate, che uscirà a gennaio 2014 per l’etichetta Auditorium Parco della Musica. Aspettiamo impazienti.

Un trio perfetto

Nomen omen, avrebbero detto gli antichi romani. Giovedì scorso alla Casa del Jazz Roberto Gatto (batteria, live electronics) ha dato vita, insieme ad Alfonso Santimone (pianoforte, Fender Rhodes, live electronics) e Pierpaolo Ranieri (Fender Jazz bass), ad un concerto che non possiamo non dire perfetto. Perfetto per collocazione musicale, a cavallo tra sperimentazione, improvvisazione e tradizione; perfetto per esecuzione, squilibrata quanto basta per dare il senso del volo di un acrobata senza rete, e al tempo stesso equilibrata sotto il profilo tecnico e del controllo del proprio strumento da parte di tutti i musicisti. Il trio, dal nome PerfecTrio, appunto, ospitava Nil Felder, chitarrista newyorkese di gran talento e classe, che da un paio d’anni collabora spesso con Roberto Gatto.

L’impronta più immediata è quella dell’improvvisazione totale: su una impalcatura ritmica semifluida, solida e fluttuante al tempo stesso, si arrampicano le volute di note e rumori emessi dalla nutrita strumentazione di Santimone il quale, lungi dall’essere alternativo a tutti i costi, mette insieme con grande abilità campionamenti e scale alterate, usando il Fender Rhodes per lo più come sorgente sonora da filtrare e modulare attraverso il computer fino a farne uscire i suoni più diversi e sconvolgenti.

Citazioni, rumori elettronici, campionamenti: materiale sintetico e tecnologico, ma all’ascolto del quale viene fuori tutta l’umanità sottesa da questo ambiente sonoro. Umanità che emerge già ad uno sguardo della fisicità presente sul palco: Santimone è continuamente in movimento tra il piano acustico, il piano elettrico Fender Rhodes, il computer e le varie “superfici di controllo”, Ranieri balla senza sosta trainato dalle sue stesse note, che suona con metronomica precisione eppure dando sempre una impercettibile ed importante spinta in avanti. Gatto si muove felinamente,  attore e regista al tempo stesso, anche lui contribuendo con effetti elettronici all’atmosfera generale. L’unico che sembra immobile è Nil Felder, che però dimostra un time ed un fraseggio impressionanti.

La tradizione è ben presente, anche se non sempre immediatamente riconoscibile: a partire da Aquarela do Brasil (Ary Barroso), che emerge inopinatamente da un magma totalmente improvvisativo, passando per Evidence e Off Minor (Monk), per le meravigliose Lujon (Henry Mancini) e Mood (Ron Carter), fino ad un brano tradizionale africano dal titolo Togo, che Gatto interpreta con quattro bacchette (due per mano) dandogli un piglio quasi trance.

Un concerto mai noioso, sempre pronto a incantare e stupire, che ha tenuto incollati alle sedie alcune centinaia di appassionati i quali, sono sicuro, non vedono l’ora di acquistare il disco di questo trio, in uscita a gennaio 2014 per l’etichetta dell’Auditorium Parco della Musica.