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Kenny Barron e Dave Holland al Roma Jazz Festival

Stasera non ho assistito ad un concerto, bensì a quello che potrebbe a ragione essere definito il manifesto del Jazz. Non una esibizione muscolare di tecnica strumentale, non la nascita dell’ennesimo sottogenere del Jazz, ma l’essenza di ciò che il Jazz è o dovrebbe essere: pulsazione e sentimento. Si presentano come due distinti signori, Kenny Barron e Dave Holland, ma non dobbiamo lasciarci ingannare.

Siamo al Roma Jazz Festival, nella sala Petrassi (stracolma di gente) dell’Auditorium Parco della Musica. In mente ho People Time, lo splendido disco dal vivo che Barron incise con Stan Getz. Aspettative alte, dunque, le mie.

È una ballad ad aprire la serata, con la classe e l’eleganza a farla da padrone, a partire dalla articolazione dell’ostinato di contrabbasso che punteggia il tema, esposto dal piano. Il pubblico applaude, ma è ancora tiepido. Ancora per poco però,  perché un attimo dopo già si decolla con Segment di Charlie Parker. Impossibile non battere il piede, lo swing di Barron è leggero ma insistente, discreto e travolgente al tempo stesso, in un crescendo di scale alterate, frammenti di pentatoniche e accordi tensivi che infiammano la platea. Applausi scroscianti alla fine del solo, ed è la volta del contrabbasso. Incredibile come Holland riesca, anche lui con classe e semplicità, a mantenere il clima elettrico creato da Barron, ed anche per lui applausi scroscianti a scena aperta. C’è spazio per degli scambi da otto, nei quali ognuno suona in solitudine, e poi il tema finale.

Presentano ogni brano, dando prova di grande rispetto del pubblico, e alternano momenti up a ballad struggenti, come Waltz For Wheeler, dedicata all’amico Kenny Wheeler, da poco scomparso o come Rain, ballad incisa quest’anno sul disco The Art of Conversation. Un ultimo brano dove Holland furoreggia quasi in modo rock, e In Walked Bud di Monk, come bis.

Esco dall’Auditorium, ed il mondo mi appare più leggero ora, come se le nuvole fossero d’ovatta e la polvere sotto le mie scarpe d’argento. Thank you Kenny, thank you Dave.

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CD The Art of Conversation (Spotify)

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Inizia il Roma Jazz Festival

Il 9 novembre prossimo apre il Roma Jazz Festival, importante appuntamento organizzato da Roma Capitale e dal Ministero dei Beni Culturali, in coproduzione con la fondazione Musica per Roma e con la Casa dei Teatri.

Il festival si tiene all’Auditorium Parco della Musica, con concerti tra gli altri di Dave Holland e Kenny Barron, Cohens Sextet, Joe Lovano, Fabrizio Bosso, Enrico Rava, Franco D’Andrea, Bireli Lagrene, Orchestra Operaia, ma non solo. Sono previste altre rassegne parallele in zone decentrate, come le matinee al Teatro Torlonia, in Via Lazzaro Spallanzani 5, dove alle 11 di domenica mattina (9, 16 e 23 novembre) sarà possibile vedere concerti dedicati a Django Reinhardt, a Bix Beiderbecke ed allo Swing degli anni d’oro, o come il Fringe Festival del Teatro di Torbellamonaca, dove il 13 novembre ore 21 si esibiranno tra gli altri Dado Moroni, Max Ionata, Elda Alvigini e la Massimo Nunzi Jazz Orchestra in una serata dedicata a Duke Ellington. Ellington verrà omaggiato anche il 12 novembre ore 21 al Teatro Quarticciolo, dal fantastico duo Max Ionata/Dado Moroni. Anche alla Università LUISS Guido Carli (Viale Pola 12, Roma Aula Magna, ore 19) ci sarà una conferenza-concerto con Gegè Telesforo.

Noi di Jazz@Roma abbiamo l’onore ed il privilegio di essere media partner del Festival, e pertanto seguiremo da vicino molti concerti, con recensioni e live tweet.

Per info su date e biglietti vi invitiamo a visitare la pagina ufficiale del Roma Jazz Festival. o a contattare lo 06 06 08. Stay tuned!

Starship For Lovers

Presentato oggi all’Auditorium Parco della Musica il disco del PerfecTrio dal titolo Starship For Lovers, in uscita il 16 giugno. Per l’occasione il trio, capitanato da Roberto Gatto (batteria, live electronics) e con Alfonso Santimone (piano, rhodes, synth) e Pierpaolo Ranieri (basso elettrico, live electronics), si è esibito per più di un’ora ed ha poi incontrato i fan nella libreria dell’Auditorium, non prima di averci concesso questa  bella intervista.

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Intervista a Roberto Gatto, Alfonso Santimone e Pierpaolo Ranieri

Recensione live alla Casa del Jazz

Recensione live a Radio Tre Rai

Gatto perfetto

La sala A di Via Asiago 10, a Roma, è un luogo storico e magico. Storico perché da quel palazzo è passata la storia della radio italiana; magico perché tutto, dalla facciata ai marmi agli arredi, ci riporta alle cose belle di un tempo che non c’è più. Ma il mondo va avanti, ed è proprio a quest’ottica che si conforma il PerfectTrio di Roberto Gatto (batteria, live electronics), con Alfonso Santimone (piano, fender rhodes, live electronics) e Pierpaolo Ranieri (basso elettrico), esibitisi martedì 22 ottobre in diretta all’interno del contenitore Radio Tre Suite, con la conduzione di Pino Saulo.

Il mondo, dicevamo, va avanti, e si prova, da sempre, a sperimentare nuove strade. La ricerca, propria della musica come di tutte le arti, non è però sempre fruttuosa. Spesso si assiste a esperimenti, che tali dovrebbero rimanere, ma che invece vengono proposti come novità ad un pubblico che forse troppo passivamente li accetta. Non è certo questo il caso, perché Gatto-Santimone-Ranieri riescono a stregarci mescolando abilmente i colori della palette a loro disposizione: contaminazione dei generi, una certa libertà dalla forma, ancoraggio alla tradizione per quanto riguarda la scelta dei temi, uso sapiente di sintetizzatore, campionamenti, effetti, loop station.

Ed ecco Aquarela do Brasil (Ary Barroso) diventare un brano di musica contemporanea, che si sviluppa su di una atmosfera dilatata, costruita su effetti industrial e che solo in un secondo tempo disvela il suo caratteristico tema. Santimone ha il suo da fare, passa dal piano a coda (del quale, occasionalmente, pizzica le corde direttamente tuffandosi nella cassa armonica) al fender rhodes, filtrando tutto attraverso i filtri e gli effetti del suo computer. Anche Gatto dà una mano, completando il suo drumming con campionamenti e rumori. Ranieri si muove agile, tra effetti e loop, sostenendo l’impalcatura ritmica con grande sensibilità e maestria.

Con questo tipo di trattamento anche un brano come Lujon (Henry Mancini), già di per sé magnetico nell’arrangiamento originale, acquista una luce nuova, caricato ancora di più di un’aura di misticismo. Non manca lo swing, a garantire quell’ancoraggio alla tradizione di cui Gatto ha modo di parlare durante la breve intervista con Pino Saulo in apertura di programma.

Un progetto, questo, che aspettavamo da tempo: una musica che guardi al nuovo ma che sia sempre interessante, stimolante, che mantenga il gusto per il ritmo e la melodia, che incorpori le sonorità elettroniche dei nostri anni e che, in sintesi, risulti bella ed accattivante, sia per chi ha vissuto (e vive ancora) della bella musica prodotta nel secolo scorso e sia per chi, soprattutto tra i più giovani, si avvicina ora alle sette note cercando qualcosa di nuovo e diverso dal già sentito.

Un bravo a Roberto Gatto, che vanta una lunga carriera costellata di incontri celebri (uno fra tutti, Chet Baker), e che ha saputo circondarsi di bravi musicisti, giovani e in grado di rendere musicalmente, con energia e bravura, la loro visione. Ed un bravo a Pino Saulo e a Radio Tre che contribuiscono, con perizia e dedizione, alla diffusione della cultura musicale.

Il PerfecTrio ha registrato un disco in estate, che uscirà a gennaio 2014 per l’etichetta Auditorium Parco della Musica. Aspettiamo impazienti.