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Cayo Hueso

Sto ascoltando Cayo Hueso, il bel cd di Carmen Falato, sassofonista romana da diversi anni sulla scena. La prima impressione è di allegria e freschezza, il suono arriva diretto e senza mediazioni di sorta, portato dalle mani, dalle braccia e dalle bocche di tanti strepitosi musicisti, tutti rigorosamente cubani, tutti per lo più incredibilmente sconosciuti (a parte Abreu, percussionista di Chuco Valdes), i quali contribuiscono non poco a determinare il mood del disco. Tutti cubani, ho detto, includendovi anche Carmen. Sì perché, oltre al fatto che “Falato” potrebbe facilmente essere scambiato per un cognome indigeno, devo dire che anche il suo sound è perfettamente inserito all’interno dell’ensemble, solo più modale e più “europeo”, ad offrire il giusto compendio al sound caraibico della band.

Autoprodotto, ma che meriterebbe una etichetta di livello. Di contaminazione, dove il Jazz si fonde con i suoni afro-cubani. Cominciamo però col dire che, come tiene a sottolineare Carmen, il disco non è un disco ma piuttosto una jam session, iniziata a mezzanotte e terminata alle sette di mattina, quando La Habana lentamente si risveglia. Un disco nato di notte, ma di natura assai solare.

Inizia con un bel groove di basso elettrico, subito seguito da un riff di fiati che imprime la direzione. Il brano è Popo (Carmen Falato) e scorre via come del buon rum, sulle improvvisazioni di Julito Padròn (tromba), Juan Carlos Marin (trombone) e Carmen Falato (sax soprano).

È il momento di accendersi un sigaro, per poi scorrere in successione Simone (Frank Foster), Fancy Free (Donald Byrd), per arrivare a Flor De Liz, il bel brano di Djavan che Carmen canta senza fronzoli, con la sua nuda voce, caratteristica sempre apprezzabile in un cantante.

Interessante ed incredibilmente rinnovato il brano So What (Miles Davis), nel quale al posto del tema viene suonato il solo che Miles eseguì sul disco Kind Of Blue. Denso di funkeggiante swing con incursioni afro, si fa qui particolarmente apprezzare il playing di David Alfaro (piano).

Gli altri musicisti sono Roberto Garcia (tromba, flicorno), Raul “Avi” Gil (basso elettrico), Oliver Valdés (batteria), Yaroldy Abreu (congas, percussioni).

Il disco prosegue con Grinanitis (Marco Omicini) e termina con  un richiamo ad una più nostrana isola, Ponza (Carmen Falato), di certo non caraibica ma non meno evocativa, almeno per l’autrice.

Lavoro godibile, allegro, di spessore, che si colloca di sicuro tra le cose interessanti da ascoltare nel 2014. Registrato interamente a Cuba, non ha una distribuzione ufficiale ma è possibile trovarlo da Blutopia, in via del Pigneto 116, oppure contattando Carmen Falato sulla sua pagina Facebook.