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Cento per cento Francesco Bruno

Il giorno è lunedì 8 aprile. Il luogo è l’Alexanderplatz. Sulle pareti, graffiti e autografi di famosi jazzisti del passato e del presente. Sul palco, il quartetto di Francesco Bruno.

È come essere su un promontorio, un promontorio dal quale possiamo scrutare tutto il panorama del Jazz italiano ed internazionale. Eppure, se cerco di paragonare la musica che sto ascoltando stasera a qualcosa di già sentito, ho delle oggettive difficoltà. Francesco Bruno sfugge a questo tipo di semplificazione: appartiene infatti a quella schiera di musicisti con un proprio marchio sonoro, un marchio che lo rende distinguibile già dall’ascolto di poche note. Ed il suo è un suono che è maturato negli anni, ritagliandosi una precisa identità nel panorama jazz/rock.

I brani di questa sera sono in fase di incisione e presto usciranno su disco. Si tratta di brani acustici, dunque un cambio rispetto ai precedenti lavori marcatamente “elettrici”, e sono brani ispirati più al Jazz che al Rock. Anche in questa nuova veste acustica, veste nella quale Francesco sceglie di rinunciare del tutto al suo guitar-synth, il suono rimane pregno di musicalità, melodia, atmosfere mediterranee. Un suono che sembra imitare il respiro della terra, anzi, un suono che è premessa vitale al respiro stesso.

Francesco è accompagnato da Pierpaolo Principato al pianoforte, Luca Pirozzi al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria, tre ottimi musicisti del quale abbiamo avuto modo di parlare altre volte in questo blog. Il concerto inizia con Magic, una ballad raffinata, un piccolo gioiello tanto per gradire. Si passa poi a Fast 74, che invece fa del ritmo la propria cifra pur rimanendo in un territorio in cui tutto è immancabilmente eufonico. Segue Flying Fast, brano vervoso col piano di Principato a supportare il groove. Non mancano rivisitazioni di brani del repertorio elettrico di Francesco: come Mi ayer de siempre dall’album Huacapù, del 2003, che viene introdotto con due break di batteria per poi travolgerci con la sua struggente melodia; o come Frankenstein Alive, dall’album di esordio Interface, del 1987.

Francesco è un chitarrista entusiasta. Il suo entusiasmo si percepisce nel suo grande drive, nel suo fraseggio ricco di ascolti diversi e nutriti con gusto e personalità. Sarà per questo che la serata fila via magica e accattivante, condita da alchimie melodiche e da un suono unico, che non posso definire diversamente da così: cento per cento Francesco Bruno.

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