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Marco Guidolotti 4et @ 28DiVino Jazz

Dopo aver parcheggiato mi sto avviando a piedi su per via Mirandola, in direzione del 28DiVino, e nel tragitto incrocio il bar all’angolo, con sedie e tavolini piene di ragazzi che ammazzano la notte in attesa di andare a dormire. Poco più avanti, vedo una calca gentile che preme sull’ingresso del 28, e allora mi faccio la seguente, forse ingenua, domanda: ma a questi ragazzi che si annoiano sui tavolini di questo bar non viene la curiosità o la voglia di andare a sentire il concerto jazz che si tiene a 50 metri da loro? Mentre ancora la domanda mi frulla nella mente sono già nel club, pronto a immergermi ancora una volta nel Jazz.

La formazione è di quelle senza piano né chitarra: Marco Guidolotti, sassofono baritono, Mario Corvini, trombone, Jacopo Ferrazza, contrabbasso, Valerio Vantaggio, batteria. L’atmosfera è decisamente cool, piena, con arpeggi su accordi diminuiti e swing a tutta manetta. Il richiamo è a Gerry Mulligan, a Bob Brookmeyer e al loro quartetto pianoless. Mario Corvini è il perfetto comprimario di Guidolotti: la nota bravura del trombonista è qui messa al servizio dei brani, senza fronzoli e senza manierismi. Le note del trombone sono là, nell’aria, e all’ascoltatore rimane facile raccoglierle e farne tesoro.  La struttura ritmica è metronomica: preciso e rilassato il walking di Jacopo Ferrazza, attento e mai invadente il drumming di Valerio Vantaggio.

Marco Guidolotti non aspetta e ci coinvolge da subito. Fin dalle prime note, lo swing si impossessa di noi e ci avviluppa nelle sue mobili maglie. Il sassofono baritono si muove agile fraseggiando con grazia e maestria, mentre il trombone risponde con eleganza per niente snob.

Guidolotti non suona, ascolta. Ascolta sé stesso un attimo prima di emettere ogni singola nota, ispirato forse dai tanti ascolti che immaginiamo avrà fatto (al di là del mero studio e dell’analisi dei brani, del fraseggio, della pronuncia e dell’articolazione) dei grandi sassofonisti del passato, il tutto filtrato e rielaborato con personalità e un tocco di verve. Fraseggio cool, scambi di quattro tra i solisti, stop time, sono le cifre di questa serata. Una serata bella, piena di colore e di allegria. Tredici brani, in parte di Mulligan, in parte di Guidolotti, e altri presi dalla grande tradizione, compresa una rivisitazione (abbastanza irriconoscibile ma sicuramente intrigante) di Tea For Two. E un bis finale, Four Brothers di Jimmy Giuffre, bis chiesto unanimemente dal numeroso pubblico presente.

Volano via le due ore di concerto divise in due set, e all’una siamo tutti fuori dal club a chiacchierare. Poco più in là, davanti al bar all’angolo, i ragazzi ci sono ancora, stanchi come se avessero fatto chissà ché, probabilmente svuotati di vita, senza sapere che noi, invece, ne siamo ebbri.

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Marco Guidolotti 4et @ 28DiVino Jazz
Marco Guidolotti 4et @ 28DiVino Jazz

Bernie’s tune