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28 minuti con… Natacha Daunizeau

Natacha
Natacha

Siamo seduti al bancone del bar, circondati dal rosso caldo delle pareti e coccolati dalla struttura in legno che copre la zona dei tavolini, come in un bistrot parigino. Accanto a noi, due calici pieni di buon vino. Perché siamo qui? Perché avevo voglia di conoscere meglio il 28DiVino Jazz e Natacha, che ne è  la titolare. Il 28DiVino, a distanza di tre anni da quando Natacha lo ha rilevato, è già divenuto una realtà molto nota nell’ambito del Jazz, sia a Roma dove il locale si trova, in via Mirandola 21 in prossimità della Stazione Tuscolana, sia in Italia, visto che sempre più numerosi sono gli artisti che decidono di far tappa al 28 per una performance capitolina.

Cerchiamo dunque di scoprire qualcosa di più sul 28DiVino e, perché no, su Natacha Daunizeau e sul suo compagno Marc Reynaud, che animano con passione e abnegazione il jazz club più amato d’Italia, come risulta dalla classifica Jazzit Award 2012.

[Jazz@roma] Una domanda che volevo farti da tempo, Natacha: entrando al 28DiVino, si viene subito inebriati da un profumo di buono. Cos’è?

[Natacha Daunizeau] Mi piacciono molto gli odori, penso che siano importanti, per questo cerco sempre di tenere qualcosa di profumato nel locale. Vaniglia, incenso, una candela profumata… o forse è il mio profumo, che porto da anni? (ride) Spesso dimentichiamo i nostri sensi, che io ritengo invece molto importanti. Voi italiani privilegiate il gusto, dal momento che vi piace mangiare, i jazzisti sono attenti a quello che ascoltano… Ma l’olfatto, quello che ci fa sentire i profumi, è fondamentale, perché i profumi hanno il potere di farci viaggiare nel tempo e nello spazio, magari di farci tornare all’infanzia, effetto questo che è tipico della vaniglia, ad esempio. In più, il 28 ha un odore particolare, che io riconosco e che molti amici mi dicono di riconoscere.

[J@R] Il 28DiVino, dunque, è un posto dove si possono esplorare tutti i nostri sensi: si ascolta ottima musica, si mangiano cose buone, si è circondati da questo bel rosso, una tonalità che risulta accogliente e non aggressiva…

[ND] Sì, questo rosso l’ho voluto io, e l’ho voluto come complemento del legno, che come vedi è molto presente in tutto il locale. Sono tutti richiami alla natura, alla semplicità, alla serenità. Qui mi sento protetta, e la stessa sensazione ce l’hanno le persone che vengono a trovarci. Scendono nella grotta di sotto e si sentono in un nido… Mi piace molto il mio 28!

[J@R] Abbiamo parlato un po’ di questi aspetti particolari del locale, e quindi viene spontaneo osare di più e chiederti qualcosa di più personale. Chi è Natacha?

[ND] (Ride) Spesso le persone se lo chiedono, perché i rapporti con i musicisti li tiene prevalentemente Marc, e alla fine io risulto meno evidente, ai loro occhi. E poi magari, chissà, forse non ho neanche tanta voglia di mostrarmi interamente, magari preferisco mantenere un po’ di mistero… (ride). Prima di tutto, sono una persona che ama tutte le forme d’arte: la danza, la pittura, la musica, il teatro; ma anche, e soprattutto, l’arte di vivere. Ecco, quello che ho sempre voluto fare è creare un posto dove la gente possa venire a rilassarsi, un posto che possa far nascere curiosità, passione. Perché secondo me, nella vita, abbiamo assolutamente bisogno di questo, dobbiamo nutrire la mente con l’Arte.

[J@R] Natacha e la musica: come è iniziata?

[ND] La musica è arrivata un po’ per caso. Per tanti anni ho fatto danza, poi teatro. Poi, ad un certo punto, Marc ha avuto l’opportunità di occuparsi della programmazione musicale del Bebop, qui a Roma in zona Piramide. Di lì a poco, ho iniziato anche io  a collaborare con il locale. Non ho una cultura jazzistica, mi considero una neofita. Ma oggi, quando ascolto Jazz, se mi fa viaggiare allora è questo che conta per me. In passato invece avevo sempre visto il Jazz come un mondo chiuso, inaccessibile, dove chi non è “iniziato” si sente quasi uno scemo.

[J@R] E come siete arrivati al 28DiVino?

[ND] Dopo tanti anni, ho scoperto un giorno che Marc aveva una incredibile cultura musicale, e jazzistica in particolare. Vivevo accanto ad un genio e non lo sapevo! Lo vedevo raggiante nel partecipare ad incontri sulla musica. Lì per lì la cosa non ebbe alcun seguito ma poi, una sera, dovevo venire a cena da una mia amica che abita qui vicino, e vagavo disperata alla ricerca di un posto dove comprare una bottiglia di vino. Qualcuno mi indica questo posto. La porta di ingresso mi fa un effetto non bello, sembra un luogo privato e non accogliente. Prendo coraggio, entro. Deserto, non c’è nessuno a parte il titolare! E siccome come avrai notato sono chiacchierona (ride), iniziamo a parlare e lui mi racconta la sua vita. Mi dice che il locale non sta andando bene, che la strada non è di grande passaggio. Poi mi dice che sotto c’è uno spazio dove si può fare musica: chiedo di visitarlo, e piano piano scopro che mi sto innamorando di questo posto. Scambiamo ancora qualche parola, finché il titolare mi rivela che ha intenzione di cedere l’attività. Un pensiero sempre più folle sta prendendo forma nella mia testa: prendo la bottiglia di vino e, come un automa, vado dalla mia amica. Appena arrivo da lei, mi butto sul telefono e chiamo Marc.

[J@R] E come è andata poi?

[ND] È andata che, nonostante non avessimo un euro, il titolare di allora ha creduto in noi ed ha accettato una proposta pazza. Pazzi noi, pazzo lui a credere in noi! Ma eccoci qui! Inizialmente non sapevamo neanche noi bene cosa farne… fosse stato per me, ne avrei fatto uno spazio teatrale. Ma poi il Jazz è arrivato, ed è stato un grande regalo. Ecco, il Jazz è per me il regalo della vita.

[J@R] Come sono stati gli inizi del 28?

[ND] Molto belli! Bello che i musicisti e le persone che ci avevano conosciuto al Bebop siano venute subito da noi, con grande entusiasmo per un nuovo spazio che si apriva alla musica e al Jazz. C’è poi da dire che, sia Marc che io, siamo persone positive. Non abbiamo mai pensato di mollare, nemmeno di fronte a tante difficoltà. Io in particolare sono molto determinata, e non posso nemmeno pensare che tutto questo non ci sia più…

[J@R] Nemmeno noi, Natacha! Chi sono i clienti del 28?

[ND] Ah! I clienti del 28! Voglio bene a tutti i miei clienti! Chi sono? Prima di tutto, ascoltatori di Jazz. Sarà per questa loro passione, che poi è anche la nostra, che accettano di buon grado cose come il non poter cenare davanti al concerto. E guarda che questa è stata una scelta forte per noi, assolutamente contraria ad ogni regola di business! Non vogliamo fare intrattenimento,  vogliamo che sia l’ascolto della musica l’attività principale della serata. Per cenare e chiacchierare c’è il piano di sopra; nella grotta si ascolta la musica e, se si vuole, si beve qualcosa. I nostri clienti poi sono di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali. Non mi piace avere gente di un solo tipo: voglio nutrirmi della presenza di giovani, di coetanei, di persone più grandi. Altrimenti mi annoio!

[J@R] Ed i musicisti? Che tipo di musicisti suonano al 28DiVino?

[ND] Come per i clienti, anche i musicisti sono di tutte le età. Ci piace che da noi si esibiscano gli esordienti come i musicisti più affermati, purché abbiano qualcosa da dire, abbiano un proprio linguaggio e siano, soprattutto, creativi. Per questo stesso motivo diamo la precedenza ai progetti originali.

[J@R] Da qualche tempo avete dato il via all’iniziativa “palco aperto”…

[ND] Marc ed io siamo un po’ delusi, perché avevamo inteso questa iniziativa come una opportunità per fare delle jam session diverse, fuori dagli schemi. Una occasione di incontro, di confronto, di innovazione. Ma l’accoglienza è stata freddina. Ci rendiamo conto che forse la jam è vista con paura, con spirito competitivo invece che costruttivo. È un peccato. Mi piacerebbe che i nostri amici musicisti mi rispondessero su questo.

[J@R] Quando siete aperti?

[ND] Il venerdì e il sabato. Quasi sempre il giovedì, a volte la domenica. Facciamo poi anche serate infrasettimanali, per stare dietro alle abitudini dei romani, perché Roma cambia ogni tre mesi! Ogni stagione è diversa per via della neve, della pioggia, del ponte di Pasqua, delle partite! Lo dico pubblicamente, anche se mi daranno tutti addosso (ride)! Basta con queste partite, hanno rotto! Ragazzi, uscite invece di rimanere a casa a vedere le partite!

[J@R] Tre parole per descrivere il 28DiVino Jazz. [ND] Passione, fede, musica. E poi: stare bene, senza chi chi come diciamo in Francia, senza tirarsela, senza fare complimenti; conoscersi a vicenda, essere curiosi… rosso… e divino, perché siamo divini! Di parole Natacha ne ha dette più di tre. E d’altra parte la sua voglia di raccontare e di raccontarsi è incontenibile. Infine, siccome me lo ha chiesto lei stessa, devo dire che Natacha e Marc hanno voluto rilasciare a me questa intervista per il grande affetto che hanno per me. Ne sono felice, ovviamente, anche perché l’affetto e la stima sono assolutamente ricambiati.

Natacha Daunizeau, Marc Reynaud
Natacha Daunizeau, Marc Reynaud
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