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Incontro: “Informazione e promozione per il jazz italiano: i nuovi scenari digitali”

Il 31 maggio 2016 si è svolto alla Casa del Jazz un incontro dal titolo “Informazione e promozione per il jazz italiano: i nuovi scenari digitali”, promosso dalla Associazione Italiana Musicisti di Jazz (MIDJ), durante il quale ho avuto il piacere di essere intervistato da Vincenzo Martorella (curatore dell’incontro). Abbiamo parlato di come è nato il blog Jazzaroma e della accoglienza che ha avuto da parte dei musicisti e del pubblico. All’incontro, che verteva sulla promozione della musica attraverso l’utilizzo dei nuovi media, hanno preso parte: Vincenzo Martorella, Luigi Onori, Fiorenza Gherardi De Candei, Maurizio Alvino, Paolo Tombolesi, Raffaele Costantino, Enrico Cogno, Enzo Abbate. Un grazie speciale lo devo a Daniela Floris.

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Maintenant, primo disco da leader di Lucia Ianniello

Una suggestiva introduzione del pianoforte di Paolo Tombolesi, sognante e con accenti progressive, poi la tromba di Lucia Ianniello che dipinge volute melodiche concentriche, a tratti doppiate dalla voce di Diana Torti. È il magico inizio di Maintenant, il primo disco da leader di Lucia Ianniello appena uscito per Slam. Uno sweep di sintetizzatore, e l’atmosfera si fa più rarefatta. Stavolta la tromba è effettata, il richiamo più evidente è Jon Hassell, ed il respiro si fa ampio, la musica diventa il ritmo del cuore pulsante di Madre Terra.

Il disco bilancia e fonde diverse sensibilità: melodia, elettronica, ricerca timbrica. E se Maintenant, primo brano e title track del disco, è un paesaggio sonoro rarefatto e moderno, con Ballad for Samuel (Horace Tapscott) si torna al classico duo piano e tromba, per poi virare verso il contemporaneo con Our Summer, con Paolo Tombolesi a contrappuntare la tromba di Ianniello,  in un reciproco continuo inseguirsi dei due solisti.

Ancora atmosfere rarefatte in Other, brano a firma della leader, con la vocalità di Diana Torti a guidare il flusso sonoro, contrappuntata dalla tromba di Lucia Ianniello. Epiche ed entrambe dall’incedere elegante le due tracce a firma di Jesse Sharps,  con la chitarra di Giuseppe La Spina a disegnare con tratto impressionista (Desert Fairy Princess), e con momenti di apertura ed improvvisazione totale (Desert Fairy Princess e  Peyote Song No. III), mentre Sicily è uno struggente omaggio alla terra di origine di Giuseppe La Spina, prematuramente scomparso poco dopo la registrazione del disco.

L’ultima traccia, Préliminaires Amoureux (Lucia Ianniello), chiude con grazia l’intero lavoro, lasciando nella bocca dell’ascoltatore un sapore buono e fragrante, quello di un piatto ben bilanciato e condito con gusto. Decisamente consigliato.

Lucia Ianniello, Maintenant (SLAM, 2015)

Tracce: Maintenant/Ballad For Samuel/Our Summer/Desert Fairy Princess/Other/Peyote Song No. III/Sicily/Préliminaires Amoureux

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Lucia Ianniello Official

Maintenant @ 28DiVino Jazz

Un progetto diverso dal solito, questo Maintenant di Lucia Ianniello, che ho potuto gustare dal vivo al 28DiVino Jazz. In una serata particolare, purtroppo venata di tristezza visto che il concerto è stato dedicato a Giuseppe La Spina, il chitarrista del gruppo da poco scomparso per un incidente stradale. Ma, come spesso accade, ad una tristezza segue una speranza, e dunque ecco che il club si illumina di nuova luce, uno sguardo in prospettiva sul futuro.

Lucia Ianniello (tromba, composizioni e arrangiamenti), Diana Torti (voce), Paolo Tombolesi (piano, synth), Riccardo di Fiandra (basso elettrico). Le composizioni sono ispirate e liriche, angolose ed oniriche. La tromba di Lucia Ianniello è ben compendiata dalla voce di Diana Torti (In These Last Days), mentre l’utilizzo della loop station e del synth ben si addice a creare un mood moderno (come nel duo synth/tromba in Maintenant). Atmosfere contemporanee, che rimandano talvolta a Berio, con un occhio al blues più classico, come traspare dal playing di Paolo Tombolesi in Dans le coeur de gens. Ottimo anche Riccardo Di Fiandra, che ben sorregge l’impalcatura armonica dei brani.

Un progetto interessante, poetico, del quale è già pronto un disco di prossima pubblicazione. Da tenere d’occhio.

Paolo Tombolesi Trio @ 28DiVino Jazz

Un trio che celebra magnificamente la tradizione del trio. Non mi vengono altre parole per descrivere il trio di Paolo Tombolesi (piano) con Stefano Cantarano (contrabbasso) e Alessandro Marzi (batteria), che sabato scorso hanno dato vita ad un concerto di brani originali tutti a firma del leader.

Il primo è Monte Amaro, introdotto da una serie di armonie tensive del piano, poi affiancato da Cantarano e Marzi a prorompere in un 6/8 swing raffinato. Un playing estroverso ed assertivo, lontano dal carattere un po’ schivo e gentile di Tombolesi. Si comincia bene, per cui mi accomodo meglio sulla sedia di un 28DiVino Jazz pieno di gente.

Molti dei brani fanno parte dell’album Unawares, uscito nel 2004. Tutti sono improntati ad una apertura, mentale e musicale, con diversi momenti e stili presenti all’interno della composizione: dall’approccio “contemporaneo”, che ricorre più di una volta  anche solo come accenno (per esempio nel citato Monte Amaro), agli echi evansiani che emanano dalla intro della ballad Before The Dance, per poi virare verso uno swing  sanguigno in una teoria di continui cambi di passo, una sorta di mini-suite che, come ci racconta Tombolesi, scrisse per il teatro e che non può che ben figurare anche eseguita in un jazz club.

Presenta ogni brano, Paolo Tombolesi, rendendo dunque ancora più interessante la performance, con piccoli aneddoti su come e perché sia nato questo o quel pezzo. E così scorrono via i minuti, con le nostre orecchie accarezzate da un’altra ballad, affrontata con piglio pop-rock, dall’enigmatico titolo Quando sarò piccolo. E poi da Stress, brano trascinante e coinvolgente, costruito sulla struttura armonica di Cherokee (Ray Noble), che chiude il primo set.

E poi Ketty aspetta, il contributo di sapore latin alla scaletta, Fancies, ballad onirica nel quale non manca di dare un importante contributo Alessandro Marzi, che suona con le mani nella prima parte del brano evocando una atmosfera di grande emozione.

Ancora, Dance From Another Time, ispirato ad un minuetto di Mozart (che Tombolesi accenna al piano prima di iniziare il pezzo), e Night Questions, anche qui con il giro armonico mutuato da un brano della tradizione jazzistica, On Green Dolphin Street (Bronisław Kaper).

Il tempo di un bis ed il concerto è già finito. E me ne torno a casa pensando che Paolo Tombolesi non ha nulla da invidiare ai più celebri pianisti anche internazionali che si ascoltano di solito, e che ciononostante è così raro poterlo ascoltare dal vivo o su disco. Un musicista così va valorizzato e condiviso quanto più possibile, e ci auguriamo che questo concerto sia l’inizio di una lunga serie.

Unawares, di Paolo Tombolesi Trio

Jouer le Jazz

“Se i francesi dicono jouer e gli inglesi dicono to play, vuol dire che suonare è anche un gioco”, questo mi ha detto Mauro Verrone alla fine del concerto che ha tenuto ieri sera al 28DiVino Jazz in occasione del suo compleanno.  E ad ascoltare il quartetto di Mauro, in effetti, si percepisce lo spirito giocoso e allegro del suo approccio.

Psychotone Birthday il titolo dell’evento. I nomi: Mauro Verrone (sax alto), Luigi Bonafede (piano), Daniele Basirico (basso elettrico), Massimiliano De Lucia (batteria). L’occasione: il cinquantunesimo compleanno di Mauro Verrone. La platea è piena di musicisti, venuti a salutarlo e a godersi due ore di bebop allo stato puro.

Fin dall’inizio, le note del sax inondano la sala: copiose e scoppiettanti, plasmate non solo dal soffio ma da tutta la fisicità di Mauro Verrone. Scale bebop, pentatoniche, sequenze, cromatismi, scherzi (come la sostituzione di una nota alta con quella all’ottava più bassa), tutto questo mi mette allegria e mi riconcilia con la vita. In ogni assolo troviamo citazioni e frammenti tratti dalla tradizione e non solo: da Sault Peanuts a Confirmation, senza tralasciare la musica classica. In ogni tema c’è sempre un tocco di personalità, e mi viene in mente il bridge di Oleo eseguito solo dalla batteria. Non è da meno il bravo Luigi Bonafede, già pianista di Massimo Urbani, venuto da Alessandria per l’occasione. Anche lui è bebop, e la sua smania allegra è incontenibile perfino in una ballad come Soul Eyes, di Mal Waldron, nella quale l’assolo inizia e prosegue con frasi pregne di stilemi tipici del blues. Il tutto condito da Daniele Basirico al basso elettrico 6 corde, che apporta un ingrediente meno usato (ma non meno degno di interesse) in questo specifico ambito, e dal vervoso Massimiliano De Lucia alla batteria, da tempo al fianco di Verrone e quindi collaudatissimo.

La festa prosegue, con gli ospiti Paolo Tombolesi al piano, Mimma Pisto alla voce, Angelo Olivieri alla tromba. Ancora una volta, via Mirandola diventa una macchina del tempo che ci riporta all’epoca d’oro. E non manca la nostalgia per un grande sassofonista italiano, Massimo Urbani, che di molti dei musicisti presenti è stato amico e sodale, nostalgia palpabile nella scelta di brani da lui amati e suonati, come Speak Low, brano che chiude la serata.

Che bello il Jazz, che bello il gioco. E che bello quando le due cose coesistono.

Mauro Verrone @ 28DiVino Jazz
Mauro Verrone @ 28DiVino Jazz
Luigi Bonafede @ 28DiVino Jazz
Luigi Bonafede @ 28DiVino Jazz

Marcello Rosa Trio @ 28DiVino Jazz

Mi è capitato di vedere Marcello Rosa al 28divino, venerdì 12 ottobre scorso. La formazione del trio senza batteria (piano/contrabbasso/trombone), la scelta originale degli standard (tra i quali una versione molto suggestiva di Amazing Grace), l’ironia pungente di Marcello, tutte queste cose hanno contribuito a creare un’atmosfera tanto emozionante quanto piacevole.

Trovo sempre molto bello, nel jazz dal vivo, il fatto che la musica si possa respirare come un aroma intenso, a partire dagli arredi del club (deliziosa l’accoglienza del 28DiVino), passando per gli strumenti (veri!) fatti di ottone, legno, corde e pelli, e finendo con il suono acustico (a volte condito con salsa elettrica o elettronica, perché no), un suono che ti riempie di energia e ti rigenera, anche e sopratutto dopo una dura giornata di lavoro.

Ebbene il trio di Marcello, comprendente Paolo Tombolesi al piano e Steve Cantarano al contrabbasso, mi ha fatto respirare l’aroma inebriante del jazz, dando a me e a tutto il resto del pubblico quella sferzata di musica e gioia che solo il jazz riesce a dare. Marcello Rosa sembrava dipingere con il suo trombone un universo di note giuste, quando melodiche e romantiche e quando pregne di istinti bassoventrali, mentre Paolo Tombolesi mi ha incantato con il suo pianismo emozionale, denso di blues, fluido, come nell’assolo a tempo raddoppiato innestato su una esposizione del tema di Summertime eseguita su un pedale marcatamente spiritual. Fondamentale la presenza del collaudato Steve Cantarano, che ha incarnato splendidamente la ritmica non facendo sentire la mancanza del batterista anzi, contribuendo con uno swing impeccabile alla musica della serata.

Il tutto ripreso dalle telecamere di Jazz Channel, per cui vi consiglio di buttare un occhio alla programmazione anche se, mi dispiace per voi, non riuscirete a respirare l’aroma, quello che ho respirato io…

Marcello Rosa Trio @ 28divino Jazz
Marcello Rosa Trio @ 28divino Jazz