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A Beautiful Story

E’ uscito per Jando Music/Via Veneto Jazz il nuovo disco di Rosario Bonaccorso, A Beautiful Story. Il contrabbassista si avvale della partecipazione di Enrico Zanisi (piano), Dino Rubino (flicorno) e Alessandro Paternesi (batteria), un cast giovane e di grande talento, il supporto ideale per far emergere il lirismo e la cantabilità che caratterizzano la vena compositiva di Bonaccorso. Il flicorno di Rubino impone, già dal primo brano nonché title track, una impronta malinconica e filmica, con scatti di swing (Come l’acqua tra le dita), ben adagiandosi sul piano di Zanisi il quale non manca di aggiungere la sua propria e inconfondibile poetica.

Con Der Walfish, terza traccia del disco, l’atmosfera si fa meno malinconica, riecheggiando nella mia mente concerti ascoltati negli anni Ottanta in club come lo storico Music Inn di Pepito Pignatelli, mentre un deciso passo verso la tonalità maggiore  si ha con Duccidu, nel quale il flicorno si spinge sul registro più alto.

Un disco intimo, senza dubbio, cantabile come un aria lirica, che poche volte si concede virate verso un up-tempo (Freddie). Ed è proprio in questo carattere crepuscolare che sta il suo fascino. E’ un disco permeato ovunque del contributo discreto del leader, il quale solamente in Lulù e la luna suona il tema, peraltro in un continuo fade in/fade out con il pianoforte. Una scelta che merita attenzione, anche in virtù dell’esito: il disco è delicato, ammaliante, perfetto nella sua epifania.

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Sito ufficiale di Rosario Bonaccorso

 

 

Live Remembered: Island Blue 4et

Il 14 ottobre 2011 ho assistito, al Cotton Club, ad un meraviglioso concerto. Si tratta dell’Island Blue Quartet, con Francesco Cafiso (sax alto e giovanissimo leader della formazione), Dino Rubino (tromba e flicorno), Giovanni Mazzarino (piano) e Rosario Bonaccorso (contrabbasso).

I quattro presentavano il primo disco registrato da Cafiso per l’etichetta Verve, dal titolo Moody’n. Benché il titolo sia volutamente senza significato (la parola in inglese non esiste, anche se riecheggia il termine mood che significa atmosfera, stato d’animo), i brani contenuti nel disco rappresentano invece il segno primigenio del Jazz, essendo tratti dal repertorio di grandi jazzisti del passato, da Horace Silver a Charlie Parker, da Benny Golson a Miles Davis. E dove invece i brani sono originali, l’omaggio alla tradizione traspare comunque, nell’approccio dei temi, nell’arrangiamento, nelle improvvisazioni e in generale nella esecuzione.

In un gruppo particolare come questo quartetto, senza la batteria, quello che è subito risultato alle mie orecchie è stato il grande controllo dello strumento da parte di Francesco Cafiso, unito ad una ottima padronanza del linguaggio e del fraseggio. Un fraseggio aperto, moderno, quasi fisico, in cui il musicista sembra diventare un tutt’uno con il suo strumento e sembra che ogni pulsazione del proprio essere, di ogni arteria, di ogni capillare, sia funzionale esclusivamente al suono e alla musica. Di Cafiso va innanzitutto detto che, benché giovanissimo, è ormai considerato un veterano essendo sulla scena del Jazz internazionale da oltre un decennio, da quando Wynton Marsalis lo notò al Pescara Jazz Festival e se lo portò con sé nel suo tour europeo, nel 2003.

Lirico e poetico il fraseggio di Dino Rubino, il quale ha interpretato benissimo il suo ruolo, contribuendo con la sua tromba ad addolcire le sonorità più aspre e bop del sax.

Una nota particolare la devo alla sensibilità pianistica di Giovanni Mazzarino, il quale mai una volta ha dato l’idea di volersi mostrare, ma ha mostrato, e meravigliosamente, l’essenza stessa della musica, mettendosi sempre a servizio della musica e dell’ensemble.

Un trascinante Rosario Bonaccorso ha contribuito all’ottimo risultato con le sue pulsazioni, colorite a tratte dai vocalizzi, emessi da lui stesso a imitazione delle sue stesse linee.

Una serata bella, coinvolgente, trascinante e densa di significato jazzistico. Di quelle serate che ti lasciano nel cuore la gioia di essere un appassionato di Jazz.

Francesco Cafiso
Francesco Cafiso