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Luciano Vanni presenta la cultura a impatto zero

Ieri pomeriggio, all’Auditorium Antonianum in viale Manzoni 1 a Roma, il direttore ed editore della rivista Jazzit Luciano Vanni ha presentato il suo visionario progetto che ha come cardine la rinuncia ad ogni finanziamento pubblico. La sua idea nasce dalla considerazione che a tutt’oggi vengono spesi molti milioni di euro per finanziare festival dei quali si sa poco o nulla, che nulla portano alla cultura (intesa, come asserisce Vanni, nel senso etimologico del termine latino colere, coltivare) e che non sono altro che strumento di propaganda elettorale per l’assessore di turno. L’idea di Vanni è di rinunciare ai soldi pubblici, al contempo chiedendo che tali soldi vengano impiegati per finanziare delle “Case della Cultura”, nelle quali svolgere attività formativa di base su musica, arti figurative, architettura, ecc. tenendo distinte la cultura (formazione), che deve essere finanziata, dallo spettacolo (festival), che deve finanziarsi autonomamente senza intervento pubblico.

Un progetto ambizioso, anche rischioso, come ha detto Gegè Telesforo intervenendo ieri in conferenza stampa, in quanto espone gli artisti al rischio di veder legati i propri guadagni ai biglietti venduti, spesso troppo pochi. Ma va anche detto che, ad oggi, la maggior parte degli artisti non ha nemmeno spazi e occasioni per esibirsi, mentre i tanti festival ospitano sempre e soltanto i soliti dieci nomi.

Gegè Telesforo e Luciano Vanni

Una cosa è certa: per come stanno le cose, ogni nuova idea è benvenuta se ha lo scopo di dare una scossa al sistema, drogato come è di finanziamenti spesso (se non sempre) mal utilizzati. In questo ci sentiamo di appoggiare e incoraggiare il protocollo FIZ (Festival ad Impatto Zero) proposto da Luciano Vanni.

Nell’occasione Vanni ha anche presentato, con motivato orgoglio, i Jazzit Club nati nella penisola grazie alla sua incessante ed energica opera, volta alla ricerca di persone e realtà imprenditoriali disposte a condividere e portare avanti la sua idea di impatto zero. Sei le nuove realtà ad oggi, a Roma, Milano, Montefalco PG, Rovereto TN, Matera, Volla NA, che ospiteranno a breve la loro prima stagione di concerti (stagione che, per quanto riguarda Roma, si è appena conclusa presso l’Auditorium Antonianum, che ha ospitato l’iniziativa). Anche i Jazzit Club sono frutto della visione di Luciano Vanni: i club vengono ospitati da una struttura esistente, che sia centro congressi, ristorante, teatro, ecc., la quale mette a disposizione lo spazio e l’accoglienza, con il ricavato che viene diviso in parti uguali tra struttura e musicisti.

Altre iniziative presentate sono la festa in occasione dell’International Jazz Day, che si terrà il 30 aprile sempre all’Antonianum con il patrocinio diretto dell’UNESCO, festa che vedrà l’intervento di musicisti quali Gegè Telesforo, Giovanni Tommaso, Stefano Di Battista, Rosario Giuliani e tanti altri.

Ancora, la seconda edizione del Jazzit Fest di Collescipoli (TR), che si terrà tra il 27 ed il 29 giugno prossimi e che già dalla prima edizione è stata fucina di incontri interessanti e belle esibizioni, con tanti musicisti provenienti da ogni parte d’Italia e in una cornice – quella del borgo antico di Collescipoli – che ha ulteriormente impreziosito la valenza sociale, artistica e culturale del festival.

Tanta carne al fuoco, dunque, sempre e soltanto nel solco – ormai diventato un must per Vanni e per il suo staff – della rinuncia totale ai finanziamenti pubblici.

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Radio Tre omaggia Massimo Urbani

Ieri sera, nella sala A di Via Asiago in Roma, Radio Tre ha trasmesso in diretta, in occasione del ventennale della sua morte, un concerto-omaggio a Massimo Urbani. La serata, con la competente e piacevole conduzione di Pino Saulo, ha visto avvicendarsi varie formazioni.

In apertura Animali Urbani Quintet, con Maurizio Urbani (fratello di Massimo, sax tenore, sax soprano), Federico Laterza (piano, synth), Tiziano Ruggeri (tromba), Luca Pirozzi (basso elettrico), Alessandro Marzi (batteria). Suggestiva, tra le altre, la versione di A Trane From The East, brano di ispirazione coltraniana presente sull’album Easy To Love, edito nel 1987 da Red Records, qui fondato su un ostinato di piano suonato sulla parte bassa della tastiera e rallentato quel tanto che basta per infondere allo stesso un senso di misticismo e di memoria, quasi fosse la colonna sonora del film della vita di Massimo.

È seguita l’esibizione del duo composto  da Mauro Verrone (sax alto, sax soprano) e Luigi Bonafede (piano), i quali hanno incantato la platea con Preghiera, scritto da Bonafede in omaggio all’amico scomparso.

La serata è proseguita poi con il trio di Ivano Nardi (batteria), Eugenio Colombo (sax) e Marco Colonna (clarinetto basso), a testimoniare la sperimentazione e le influenze, molte e variegate, che hanno contribuito a formare la musicalità di Massimo Urbani.

L’evento, infine, si è pirotecnicamente concluso con il quartetto di Rosario Giuliani (sax alto), con Roberto Tarenzi (piano), Alex Boneham (contrabbasso) e Marco Valeri (batteria), una dimostrazione tangibile di quanto il Jazz italiano abbia da dire, anche a livello internazionale. Giuliani, tra l’altro vincitore nel 1996 della Prima Edizione del Premio Massimo Urbani, ha eseguito per la prima volta Max, da lui stesso scritto e dedicato per l’occasione al grande sassofonista scomparso.

Interessanti gli interventi, nel corso della serata, di Carola Di Scipio, Adriano Mazzoletti, Luigi Onori.

Un concerto bello, con tanto pubblico affettuoso, di quei concerti che non si dimenticano. W Massimo Urbani!