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Stefano Bollani @ Sanremo 2013

Stefano Bollani
Stefano Bollani

Quando la Musica, quella oggettivamente bella e grande, viene “data in pasto” ad una platea tanto estesa ed eterogenea quanto quella del pubblico di Sanremo, sembra sempre che succeda un miracolo: di colpo viene sfatato l’assunto che la musica “colta” o quanto meno quella “di qualità”, è “difficile” e non fa “ascolti”. Ebbene ieri sera, forse complice Ernesto Nazareth, autore (dal cognome evocativo…) dello Choro eseguito in apertura da Stefano Bollani (il cui titolo, molto ricercato in rete, è Apanhei-te cavaquinho), il miracolo si è compiuto ancora. Come immancabilmente succede per Marco Paolini, Roberto Benigni, Roberto Saviano, sia il pubblico dell’Ariston che quello televisivo sono stati rapiti dall’emozione, che sprigionava balsamica dalle dita del pianista milanese.

Dopo aver eseguito il brano di apertura, Bollani si è offerto di suonare canzoni dai Sanremo passati. In breve Fabio Fazio e Luciana Littizzetto hanno raccolto le richieste del pubblico: Imagine (richiesta evidentemente fuori tema, ma accolta), Volare, Vita spericolata, Terra promessa, Papaveri e papere. Ed ecco che Stefano dà inizio ad una introduzione degna di Rachmaninov, che sfocia nel tema di Papaveri e papere, per poi attraversare, durante la strofa, vari generi tra i quali il ragtime e lo stride piano. Si passa poi ad ardite riarmonizzazioni di Vita spericolata, Imagine, Volare, Papaveri e papere, sempre intramezzate da quei fraseggi su accordi diminuiti e scale alterate che riescono a colorare di Jazz ogni melodia. In pratica, il meccanismo è lo stesso che ha dato luogo agli standard, quei brani scritti da “non jazzisti”, in genere per commedie di Broadway, che sono stati ripresi, riarrangiati e riarmonizzati dai jazzisti. Con la differenza (non da poco) che in questo caso tali brani sono eseguiti à la carte, senza lo straccio di uno spartito.

Dunque il genio, la bravura, l’arte, la cultura, la musica fanno ascolto? Chissà che, in un Paese che non attraversa solo una crisi politica ed economica ma anche sociale e culturale, a qualcuno non venga in mente di scaravoltare tutto e di porre in agenda altro che non le solite puttanate.

Link correlati:

International Jazz Day 2012 (con Stefano Bollani, Caterina Guzzanti)

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