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Due chiacchiere con Silvia Bolognesi e Angelo Olivieri

Teaser radiofonico dell’intervista

Si era al 28Divino Jazz e si stava per assistere al concerto di Silvia Bolognesi (contrabbasso) e Angelo Olivieri (tromba e pocket trumpet), i quali presentavano il loro disco Dialogo, registrato il 28 dicembre 2011 nella Chiesa di S.Pietro in Acquariis a Teano ed edito da Terre Sommerse. Ed è davanti ad un buon calice di rosso, con un simpatico siparietto tra i due musicisti toscani, che è iniziata questa chiacchierata in libertà, tra Jazz e più di qualche allegra risata.

[Jazz@roma] Silvia, perché la scelta di fare un disco dal vivo?

(nel frattempo arriva Angelo Olivieri, ndr)

[Silvia Bolognesi] Perché è capitato. Avevamo fatto un tentativo in studio, s’era fatto un demo…

[Angelo Olivieri] Niente male! (ride, mentre prende posto al tavolino insieme a noi)

[SB] Sì, niente male! No, Angelo, dicevo a Maurizio, mentre tu eri di là a fare non so cosa…

[AO] Ero a lavarmi i denti!

[SB] Gli dicevo che è piacevole sapere che c’è chi recensisce i concerti, perché vengono recensiti sempre meno…

[AO] Sicuramente i concerti sono… quasi più importanti dei dischi!

[SB] No, sicuramente sono completamente diversi! (ride) Per cui noi stasera si presenta il disco ma l’approccio sarà comunque diverso da quello che c’è nel disco stesso.

[AO] Anche se è un disco live, mentre lo registri pensi anche al fatto che stai comunque registrando un disco, mentre quando sei a un concerto sei a un concerto e basta. E poi, magari su un disco non metterei una traccia che dura venti minuti, mentre ad un concerto magari in venti minuti succedono un sacco di cose… e poi il Jazz è una musica che va vista, tanto!

[SB] Posso farti una domanda io?

[J@R] Certo!

[AO] L’hai voluto te! (ride)

[SB] Ti succede di andare a dei concerti e di non divertirti, o di venire via prima della fine?

[J@R] A volte, sì.

[SB] Ecco, ma a questo punto s’aprirebbe un dibattito… perché ultimamente mi pare di leggere solo recensioni belle. A me capita per esempio di andare a dei concerti e di pensare: “Ora vo’ al bar a ber qualcosa!” Che poi a me non piace parlar male, perché il gradimento della musica è una cosa anche molto personale, e dipende molto anche dall’umore della giornata… soprattutto questa musica qua (il Jazz, ndr). Però ultimamente sto valutando l’ipotesi di essere onesta e dire anche se una cosa non mi è piaciuta, magari mettendo le mani avanti dicendo che è una valutazione soggettiva, ma dicendo comunque quello che realmente penso.

[J@R] Insomma è una critica a noi che facciamo le critiche… secondo te lo dovremmo dire chiaramente quando un concerto non ci ha davvero preso alla pancia?

[AO] Anche, alla pancia.

[J@R] Non solo alla pancia, certo, ma per me è importante che mi prenda anche lì.

[AO] Certo, ma guarda che è così per tutti. Io faccio sempre questo esempio: quando si va a Madrid vado sempre in “pellegrinaggio” al Guernica, tutte le volte! (ride) Altri vanno a Medjugorie ed io vado a vedere il Guernica di Picasso. Ora io di pittura non capisco nulla, però… mi metto lì davanti e ci sto venti minuti! Ora dove mi può prendere il Guernica, se non alla pancia? Quindi, quello non è solo un capolavoro di pittura per tutti i pittori del mondo, ma è un capolavoro anche per tutti gli altri!

[SB] Ecco ora vorrei davvero metter le mani avanti visto che dobbiamo ancora suonare e non sappiamo quello che succederà… (risate generali), ma noi non si fanno capolavori, chiaro? (altre risate generali)

[AO] Una cosa che secondo me bisogna iniziare a fare è dire i nomi di quei musicisti bravi che capita di ascoltare. Ecco, io per esempio tutte le volte che vado a vedere il trio di Ermanno Baron con Marco Bonini e Gino Boschi, che si chiama ACRE, io godo, tutte le volte! E queste cose bisogna dirle! Per esempio, c’è un musicista che è lontano da me chilometri, tu Maurizio mi ci hai visto suonare insieme, ebbene io godo a suonare con Mauro Verrone. Perché lui è uno che ti dà l’anima quando suona, e tu stai lì e stai bene!

[J@R] Una sera, qui al 28, oltre a Mauro c’era anche Sandro Satta, bravissimo…

[SB] Io però non vorrei fare nomi, ho paura che me ne scordo qualcuno e poi ci rimangono male…

[J@R] Silvia e Angelo, quand’è che vi siete conosciuti?

[AO] Nel 2003, a Roccella Jonica, nell’orchestra di Butch Morris (recentemente scomparso, ndr). Tra l’altro (rivolto a Silvia), glie lo dedichiamo il concerto a Butch Morris?

[SB] Beh, in qualunque gesto faccio c’è una dedica a lui! (sorride)

[J@R] E dopo quella esperienza?

[AO] Ci siamo subito persi di vista! (ridono)

[SB] E quando è che ci siamo rivisti? (guarda Angelo, ndr) No perché noi abbiamo un grande amico comune, e qui faccio il nome, Tony Cattano, bravissimo trombonista e carissimo amico, si è vissuti anche in casa insieme nel periodo livornese…

[AO] Fu tramite il Franco Ferguson? O Armando Battiston? Con Federico Ughi?

[SB] Non me lo ricordo! Secondo te si offende? (rido)

[AO] Armando Battiston è un pianista nato al confine tra Veneto e Friuli…

[SB] Scusate posso andare a cercare uno stuzzicadenti? Perché mi si è incastonato… (risate)

[AO] Dicevo, Armando Battiston è un pianista cieco quasi dalla nascita, con il quale abbiamo fatto delle date in trio. In una, qui al 28, Federico (Ughi, ndr) venne a suonare la batteria.

[J@R] E dunque, nel 2003 eravate due jazzisti emergenti, ed ora? Siete emersi finalmente? (risate)

[AO] (rivolto a Silvia) Qualche sera fa con Maurizio si parlava di questa storia che ci considerano sempre emergenti, ci siamo fatti due risate, come se uno dovesse emergere all’infinito…

[J@R] Si parlava anche del famoso “tappo”, che impedisce a voi e a tanti musicisti come voi di avere una visibilità maggiore. In sostanza il tappo è costituito da una serie di nomi famosi, sempre gli stessi, che suonano in tutti i festival più importanti e che non lasciano spazio ad altri.

[AO] Il problema in Italia è che la gestione della cultura è affidata a persone che non hanno cultura. Se noi mettiamo qui dieci direttori artistici a parlare di Jazz, o di qualunque altra cosa, magari ne trovi uno che ti dice che gli piace “la musica malinconica”! Ma questa cosa me la può dire un ascoltatore, mentre un direttore artistico dovrebbe essere competente. Che poi il “tappo” è fatto di tutte persone che sanno suonare, intendiamoci. Su questo non si discute. Ma i direttori artistici dovrebbero avere anche il coraggio di rischiare.

[SB] Il tappo è fatto di poche persone, una decina o poco più, un tappino…

[AO] Se vai a vedere le programmazioni dei festival in giro, trovi che ce ne sono venti che suonano tantissimo, cento che suonano parecchio, e novecento che faticano!

[SB] Io la vedo così, che locali come questo, il 28DiVino Jazz di Roma, come la Casa del Popolo a Lodi… devo dirli tutti? (ride) L’ Ex Wide a Pisa, il Pinocchio a Firenze, sono la verità. La verità è che il Jazz non è morto, c’è un grandissimo fermento in Italia, ma… il Jazz vero non si trova negli auditorium.

[AO] Il Jazz è nei piccoli club, dove è sempre stato. E d’altra parte, mica c’era Mingus negli auditorium! E in fondo ci piace anche, così!

[SB] Certo, si sta più a nostro agio in un club che in un auditorium, dove hai il pubblico a venti metri e magari non lo vedi neanche…

[AO] Magari ci piacerebbe suonare nei club, ma con il cachet dell’auditorium! (ride)

[SB] O magari ci piacerebbe anche solo che ci fosse maggior rispetto per chi come noi ha fatto una scelta di vita come questa!

[J@R] Che poi è la situazione italiana in generale, non solo della musica. Oggi molti laureati lavorano senza essere pagati, nella speranza di farsi una esperienza da rivendere sul mercato del lavoro. Un altro esempio di mancanza di rispetto…

[AO] Un’altra cosa che vorrei dire è che mi ha dato molto fastidio, quando Veltroni ha scritto il libro su Luca Flores, che sia passato il concetto che i jazzisti sono tristi! Io non sono triste, ho un sacco di problemi ma non sono triste! Dizzy Gillespie non era triste!

[SB] Fats Waller non era per niente triste!

[J@R] Concludendo, si può spiegare questo disco… o bisogna comprarlo?

[AO] Bisogna comprarlo… ma anche venire al concerto!

[SB] Bisogna comprarlo al concerto!

Il concerto sta per iniziare, Silvia Bolognesi e Angelo Olivieri scendono nella grotta del 28 DiVino Jazz e prendono posto sul palco del club. È stata una piacevole chiacchierata.

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Sito ufficiale di Silvia Bolognesi

Sito ufficiale di Angelo Olivieri