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Stefano Lenzi showcase

Stefano LenziSabato 28 giugno, ore 20.30, è il momento dello showcase dello Stefano Lenzi Quintet, qui al Chiostro del Monastero di Santa Cecilia, al Jazzit Fest di Collescipoli. Stefano presenta il suo disco Somiglianze, prodotto con M.I.L.K., con Stefano Lenzi (voce), Alessandro De Berti (chitarre),  Antonino Zappulla (piano), Stefano Battaglia (contrabbasso), Davide Pentassuglia (batteria).

Lo showcase inizia con Belfié, sottotitolo Du-iu-gu-du, a firma del pianista Antonino Zappulla, brano con atmosfere dal sapore vagamente balcan, nel quale la voce di Lenzi si fonde e confonde con le tessiture melodiche della chitarra di De Berti e degli arpeggi del piano.

Si prosegue con Movimentato, scritto a quattro mani da Lenzi e da De Berti, nel quale il chitarrista ha modo di emozionare la platea con un assolo molto ispirato.

La musica di Lenzi fa un uso interessante della voce, con evidenti e naturali influenze stratosiane ma con un piglio personale che non manca di destare interesse sia per quanto attiene l’impasto sonoro con gli altri strumenti sia per quanto attiene lo spirito giocoso che permea tutta la musica del quintetto.

Particolari sia la versione di What A Wonderful World (Douglas, Weiss), incentrata su un pedale ritmico, sia la swingante Michelle (McCartney,  Lennon).

Il disco, uscito nel 2013, contiene nove brani per lo più originali oltre alla citata What A Wonderful World ed al classico My Favorite Things (Rodgers, Hammerstein).

Alla fine dello showcase, Stefano ci ha lasciato questa intervista.

Somiglianze - Stefano Lenzi Quintet

Non avere paura

Don’t Be Afraid è il titolo di un bell’album da poco uscito per Emme Records a nome di Unicam Jazz Quartet e con la partecipazione di Jonathan Kreisberg, la ciliegina su una torta di quattro fette che si chiamano Fabio Marziali (sax alto), Alberto Napolioni (piano), Stefano Battaglia (contrabbasso), Giacomo Zucconi (batteria).

Ho già avuto modo di ascoltare questo gruppo dal vivo e, tanto per iniziare, mi piace dire gruppo in quanto di questo si tratta, di un vero gruppo e non di musicisti messi insieme per l’occasione. Su disco il loro sound, sebbene più misurato, restituisce comunque il grande feeling che ho respirato ascoltandoli al 28DiVino Jazz di Roma. A questo si aggiunga che la presenza di Jonathan Kreisberg, fantastico chitarrista newyorchese, contribuisce a rendere il tutto ancora più interessante. Il chitarrismo di Kreisberg si innesta infatti alla perfezione sui brani degli Unicam, e questo non solo per il suo fraseggio ma anche per la scelta del suono, a tratti pulito e cristallino, a tratti sporco e tagliente.

Da una parte la scrittura dei brani, dall’altra la presenza di Kresiberg. Scorrendo le tracce si ha la sensazione che il mood viaggi attraverso un’ampia parte dello spazio-tempo del Jazz, eplorando territori metheniani (Green Dream), yellowjacketsiani (Don’t Be Afraid), transitando per i sobborghi malfamati di una certa fusion (GAS), fino ad approdare in porti sicuri come A Second Of Rest o Rumba.

Il fraseggio di Fabio Marziali è fluido, a tratti nervoso, sempre ben controllato. Fabio sa dove andare a parare e dimostra di essere dentro al Jazz con tutte le scarpe. Anche Alberto Napolioni sta nel Jazz “senza se e senza ma”, con l’orecchio sempre pronto a cogliere nuovi spunti che riemergono a ondate dai suoi tanti ascolti dei grandi del passato e del presente. Stefano Battaglia dimostra di essere perfettamente a suo agio nell’accompagnare ogni momento, garantendo pulsazione e leggerezza, anche grazie al solido apporto di Giacomo Zucconi.

Ho ascoltato a lungo i dieci brani che compongono questo lavoro, e devo dire che ad ogni passata scopro nuovi angoli, nuove pieghe, nuovi scorci. Un disco perfetto per metterlo nel player della macchina e farci Roma – New York e ritorno.

Titolo: Don’t Be Afraid

Etichetta: Emme Records, 2013

Green Dream (Napolioni) / Don’t Be Afraid (Marziali)/ Deep Dive (Marziali) / A Second Of Rest (Marziali) / GAS (Battaglia) / Rumba (Marziali) / Intro (Hommage) (Battaglia) / Meeting (Battaglia) / CanzonChina (Napolioni) / Afro Blues (Marziali)

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Sito ufficiale Unicam Jazz Quartet

UNICAM Jazz @ 28DiVino Jazz

Questi quattro ragazzi faranno strada. O almeno, ce lo auguriamo. Perchè sarebbe veramente un peccato se il loro talento e in particolare il loro ensemble si perdesse nel mare di musicisti e proposte del panorama jazzistico italiano e non solo. Qualcuno obietterà che di musicisti bravi è pieno il mondo, eppure raramente come con loro mi è capitato di vedere incarnato il Jazz nella migliore delle sue evoluzioni. Questi ragazzi suonano, compongono e arrangiano con un gusto personale, ben radicato nella tradizione ma con grandi aperture verso il suono moderno.

Per cominciare, hanno swing. Non suonano even eight, come si sente spesso in questi anni, e questo lo vediamo sia negli assoli a tempo raddoppiato di Fabio Marziali, alto sassofonista, sia nelle frasi del piano (Alberto Napolioni) e in quelle del contrabbasso (Stefano Battaglia). Suonano blues, e mi viene alla memoria l’assolo di pianoforte nel primo brano proposto nella serata del 5 novembre al 28DiVino, brano scritto da Stefano Battaglia. Suonano a tempo moderato ma sono capaci di uptempo vertiginosi, come nel blues finale dove in particolare Fabio Marziali mi ha portato indietro ai tempi di Charlie Parker. Suonano moderni, con un fraseggio aperto che entra ed esce dalla tonalità. E infine, sono un gruppo, un vero gruppo che fa le prove (e si sente!) e che porta avanti un proprio progetto musicale.

Il pedale, o comunque un ostinato di contrabbasso, contraddistingue molti dei loro brani: lo si trova in Deep Dive, di Marziali, brano che alterna 16 misure di pedale a 16 misure in walking, nel successivo brano a firma di Napolioni e nel brano ancora dopo, una rumba suggestiva e intrigante. Lo troviamo ancora più avanti nella scaletta del concerto, affiancato all’uso di una scala minore armonica che crea il caratteristico suono arabeggiante.

Il sassofonista Fabio Marziali esegue gli assolo con estrema sicurezza ma sempre con gusto e musicalità, prediligendo spesso i tempi raddoppiati ed un fraseggio che fa largo uso di pentatoniche e sequenze. Il pianista Alberto Napolioni trasuda blues e melodia; con la sinistra predilige a volte dei cluster dissonanti. Il suo accompagnamento risulta sempre originale e musicale. Il contrabbassista Stefano Battaglia riesce ad essere sempre vitale e comunicativo, sia musicalmente che fisicamente, facendo della corporeità un elemento distintivo della sua performance. Il batterista Giacomo Zucconi accompagna con gusto, raffinatezza e precisione, ad un volume che non sovrasta gli altri musicisti e senza cedere a personalismi od eccessi.

Vi invito caldamente ad ascoltarli dal vivo. O su disco: il loro album di esordio New Hope è stato pubblicato dall’etichetta Philology,  e in qualità di vincitori del Fara Music Jazz Live 2011 stanno per incidere un nuovo disco. Penso che me lo comprerò.

UNICAM Jazz @ 28DiVino Jazz
UNICAM Jazz @ 28DiVino Jazz