Eleonora Bianchini presenta il suo quinto album “Surya” al Riverside di Roma

Giovedì 26 aprile alle ore 22 la cantante, chitarrista e compositrice Eleonora Bianchini presenta live al Riverside di Roma il suo nuovo e quinto album Surya”. Con lei sul palco, i musicisti che l’hanno accompagnata in questo nuovo lavoro discografico edito da Filibusta Records: il bassista Marco Siniscalco e il batterista Alessandro Marzi che hanno collaborato anche alla stesura degli arrangiamenti del disco, e gli special guests Enrico Zanisi (pianoforte), Franco Ventura (chitarra) e Neney Santos (percussioni).
Diplomata al Berklee College of Music di Boston e specializzata in Canto Jazz al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, Eleonora Bianchini giunge alla composizione di questo quinto lavoro dopo i primi due dischi “Como un aguila en lo alto” e “Esperare” prodotto dall’Università di Quito, e i due album “Dos” e “In Sight” del suo duo “Dos” formato insieme al contrabbassista Enzo Pietropaoli.
Nominata nel 2016, al Jazzit Award, tra le migliori voci femminili italiane, Bianchini vanta un grande curriculum internazionale tra collaborazioni, attività concertistica e docenza musicale.
Attraverso i lunghi periodi di permanenza all’estero tra Boston, New York, Quito (Ecuador) e Channai (India), ha potuto incontrare e collaborare con grandi artisti tra cui Danilo Perez, Rosa Passos, Eva Ayllon, Oscar Stagnaro, Mark Walker, Jamey Haddad, John Pierce, Jon Hazilla, Ruswell Hoffmann, Bernardo Hernandez, Egui Castrillo, Mattew Nicholl, Alon Yavnai, Leo Blanco, Dan Moretti, Portinho, Klaus Muller, Felipe Salles, Hector Martiñon, Juancho Herrera, Aquiles Baez, Leo Traversa.
Surya” nella mitologia indiana è il Dio del Sole e, come titolo dell’album, va a rappresentare l’illuminazione, la guida spirituale interiore. Attraverso il carattere intimista delle composizioni origininali, appare evidente la spiccata vena autorale di Bianchini, unita alla ricerca di arrangiamenti raffinati con sonorità che oscillano dal rock acustico, al jazz, al pop, alla tradizione latinoamericana.
Eleonora Bianchini: 
E’ un disco in cui mi sono lasciata più andare musicalmente con l’intenzione di far arrivare in piena il sentimento che ha dato vita ad ogni brano, senza troppi filtri. E’ la continuazione di un viaggio, principalmente interiore, in cui si spalancano gli occhi e si afferrano nuove possibilità, cambiano le prospettive, si trasforma l’ispirazione.”
Oltre a raccontare un percorso di evoluzione esistenziale, il nuovo lavoro rappresenta un crocevia delle esperienze musicali raccolte durante i suoi lunghi viaggi: “Soprattutto gli anni trascorsi al Berklee College of Music di Boston e quelli in Ecuador hanno influenzato le mie composizioni musicali, per lo studio del jazz ed il “colpo di fulmine” avvenuto con i ritmi e le melodie Sudamericane: la musica afro-peruviana e criolla del Perù, la zamba e la chacarera dell’Argentina, las tonadas del Venezuela ed i pasillos ecuadoriani.”
Nelle 11 composizioni originali, il suono acustico conserva una naturalezza che rievoca autenticità e freschezza, prendendo forma in esperimenti d’incontro ed unione tra vari stili musicali, dal pop al jazz, dal latino a quello africano in quanto radice della poliritmia presente in alcuni brani del disco.
Nella tracklist spicca la traccia di apertura “Controtempo”, dall’atmosfera fresca e dinamica, già diffusa in rete con un video che ritrae Eleonora Bianchini insieme ai musicisti della band durante le giornate di incisione.
Nuvole” è un brano scritto dal chitarrista e compositore Franco Ventura, sul quale Eleonora ha voluto comporre il testo ispirato proprio all’infinita multiformità delle nuvole che simboleggia gli infiniti tentativi di riuscita, guarigione e rinascita presenti in ogni percorso di vita.
La title-track “
Surya” è stata scritta durante la permanenza in India nel 2017. Il ritmo è di “riflesso” africano, il testo ispirato ad una storia vera, vissuta contemporaneamente da molti ragazzi indiani costretti rinunciare a vivere autentiche relazioni sentimentali per seguire l’usanza, ancora molto forte in India, dei matrimoni combinati.
Everything” oscilla tra il rock acustico e il jazz, ed è stato scritto negli anni vissuti a Boston: un esperimento di musicalità e scrittura. La metrica in 5/4 crea un effetto circolare, cavalcando un’energia che si rigenera di continuo tra il suono libero della chitarra acustica e quello del basso che si libera in un solo molto ispirato.
In “
Now” risuonano le note del pianista Enrico Zanisi e volano gli archi di Marcello Sirignano; è il brano “diverso” dell’album, un 12/8 che rievoca la forma tipica della “canzone americana”.

LINK E CONTATTI
Riverside: viale Gottardo 12 Roma
Info e prenotazioni: 
06.86890760 www.riverside-rome.com
Video “Controtempo”: https://youtu.be/kh261na8OJI
Cartella stampa: http://bit.ly/SURYApresskit
iTunes: 
http://bit.ly/itunesSURYA
www.eleonorabianchini.com
Ufficio Stampa: Fiorenza Gherardi De Candei Tel. 3281743236 fiorenzagherardi@gmail.com

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Il jazz politico dell’Arcadia Trio live a Roma

Venerdì 20 aprile alle ore 20.30 alla SalaUno dell’Associazione ESCHILO di Roma (via dei Carpazi 14, zona EUR Laurentina, http://www.associazionemusicaleeschilo.org) si terrà il primo live nella Capitale per l’Arcadia Trio, il nuovo progetto guidato da Leonardo Radicchi, talentuoso musicista di origine umbra, musicalmente eclettico, uno dei più attivi e apprezzati a livello nazionale. Dal suo Diploma al Berklee College of Music di Boston, di cui è stato Student Ambassador con la sua band Creative Music Front, Leonardo si è evoluto in una ricerca musicale parallela alla crescita della sua consapevolezza come individuo nella società civile. Le sue scelte musicali e le sue attività in ambito sociale hanno contribuito a conferire un significato politico alle sue composizioni. Là dove per politica non si intende uno schieramento partitico quanto piuttosto una maturata consapevolezza dell’ingiustizia sociale e delle contraddizioni da cui essa derivano: “La musica ha il dovere di contribuire, anche se in minima parte, alla massa critica che ci permette ogni giorno di essere umani. Il mondo è un posto complesso, ci serve una musica in grado di raccontarlo.”

Leonardo Radicchi lo ha dimostrato con l’album del 2013 intitolato – non a caso – “Riot” e attraverso esperienze fortemente volute con Emergency: il progetto Ebola (in Sierra Leone) e il progetto War Surgery (Afghanistan), a cui è seguita l’attività in un centro per richiedenti asilo della Toscana. Esperienze che cambiano il modo di vedere la vita, che rafforzano il sentimento di riscossa e operatività. Storie raccontate nel libro “In fuga”, pubblicato nel 2016 da Rupe Mutevole (collana Letteratura di Confine) e attualmente in ristampa.
Nella formazione, oltre al leader sassofonista, il bassista Ferdinando Romano e il batterista e percussionista Giovanni Paolo Liguori. 

I brani dell’Arcadia Trio “narrano” storie dense di tematiche attuali e di riflessioni esistenziali: “Questo progetto rappresenta un manifesto: il jazz è un elemento culturale che può fare la differenza nel sociale. Le composizioni originali sono plasmate su fatti, persone e idee che lasciano il segno nel nostro mondo.”
Necessary Illusions
 è un omaggio alla visione dell’intellettuale e filosofo statunitense Noam Chomsky; Pointless Evolution: “un topo non costruirebbe mai una trappola per topi”; Blues for Yvan Sagnet:unmigrante africano che ha fatto sua una battaglia che gli italiani hanno abbandonato; Child Song, bambini che devono essere adulti e altri che possono non diventarlo mai; Don’t call it Justice, una legge non fa giustizia se rende illegale un essere umano.

In attesa dell’uscita discografica del prossimo autunno, Arcadia Trio è attualmente in tour nei club e nei festival italiani. Le prossime date: il 25 aprile nella rassegna Cacio n’ Jazz (Siena); 4 maggio al Chupito di Perugia; 16 giugno Bistrot Ramet di Aosta; 22-23-24 giugno Jazzit Fest; l’8 luglio al festival Jazz in Terrazza a Greve in Chianti.
Che impatto può avere una musica non di massa sulle grandi dinamiche del nostro tempo? La stessa dei saggi, della poesia, della letteratura, dell’arte in generale. Questo è ciò che muove l’Arcadia Trio.

CONTATTI
Soundcloud > http://bit.ly/LRsoundcloud
YouTube > http://bit.ly/lrVIDEO
Facebook > Leonardo Radicchi Music
Ufficio stampa > Fiorenza Gherardi De Candei  fiorenzagherardi@gmail.com tel. 3281743236
Booking > leonardoradicchi@gmail.com tel. 342.6858424

Dario Deidda Trio live a Roma con il nuovo album special guest GeGè Telesforo

E’ arrivato al primo posto nella classifica iTunes degli album Jazz più venduti, ed ora è distribuito in tutto il mondo da Ropeadope Records e Groove Master Edition con una nuova edizione deluxe: è l’album “My Favourite Strings vol.1” di Dario Deidda, uno dei maggiori bassisti a livello internazionale, che sabato 21 aprile sarà in concerto al Live Alcazar di Roma con il suo trio completato da Marco De Gennaro al pianoforte e alle tastiere e da Stefano Costanzo alla batteria, e con lo special guest GeGè Telesforo che ha curato anche la produzione del disco.
Dopo il precedente “3 From the Ghetto”, 
Dario Deidda torna a produrre con GeGè Telesforo grande musica, carica di inventiva, eleganza, passione e di ideali umani e artistici. Un lavoro attesissimo da tutti i suoi fan e dagli amanti del genere.
“My Favourite Strings vol.1” conferma il grande talento di 
Deidda, musicista di rara esperienza e sensibilità artistica, acclamato a all’unanimità come virtuoso e innovatore del basso elettricoUncapolavoro realizzato con la collaborazione del sound engineer Riccardo Bomarsi nel Groove Master Studio, fucina di esaltanti progetti firmati da Telesforo – tra album, live della trasmissione radiofonica “Soundcheck” in onda su Radio24 e il programma di RAI5 “Variazioni su Tema”.
Le 10 tracce (+ le 3 bonus tracks live dell’edizione deluxe) brillano per il sound definito e per i groove scolpiti da GeGè Telesforo, sui quali il bassista disegna il suo mondo caleidoscopico fatto di melodia, armonia e soli di basso. I brani vanno dallo stile manouche di “Bye Bye Blues” fino all’irresistibile versione di “Air Mail Special” di Benny Goodman, fino al groove ipnotico dell’arrangiamento per “Freedom Jazz Dance”.

Dario Deidda è risultato vincitore per il settimo anno consecutivo del JAZZIT AWARD come miglior bassista italiano. Molto amato anche sul web, i video delle sue performance contano su YouTubedecine di migliaia di visualizzazioni. Tra le infinite e illustri collaborazioni: Marcus Miller, Ben Sidran, Vinnie Colaiuta, Michel Petrucciani, Benny Golson, Randy Brecker e, tra gli italiani, Pino Daniele, Enrico Pieranunzi, Danilo Rea, Fiorella Mannoia, Tullio De Piscopo, Javier Girotto, Maria PIa De Vito, Rita Marcotulli e Enrico Rava. La sua discografia annovera, come leader e sideman,oltre 60 dischiMembro stabile del Kurt Rosenwinkel Standards Trio (e Quintet), affianca ad una attività live internazionale anche un grande impegno nell’ambito della didattica per quanto concerne tecnica strumentale e improvvisazione jazz: ha tenuto clinic e seminari in tutto il mondo, compreso il Berklee College of Music di Boston e dal 2004 è docente al Conservatorio di Salerno. Diplomato in contrabbasso, è evoluto artisticamente compiendo una personale ricerca sulle nuove possibilità espressive del basso elettrico, acustico e semi-acustico, sviluppando il suo sound unico e contribuendo a un riconoscimento più marcato di questo strumento in ambito jazz, genere che Deidda pone al centro del suo mondo musicale sia per quanto concerne il jazz tradizionale sia per i trend più contemporanei.
La sua vita è stata segnata dalla musica sin da piccolo: nato in una famiglia di musicisti, è cresciuto insieme ai fratelli Alfonso e Sandro, entrambi a loro volta poliedrici strumentisti di altissimo livello. 

INFO E CONTATTI
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Promo Video: 
https://youtu.be/XCzp7IwQJnw
Info: 
http://bit.ly/GrooveMastersite – http://web.tiscali.it/dariodeidda/
iTunes: 
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Ufficio Stampa: Fiorenza Gherardi De Candei Tel. +39.328.1743236 E-mail fiorenzagherardi@gmail.com
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Leonardo Radicchi: con Arcadia Trio il mio jazz politico

Arcadia Trio è il nuovo progetto guidato da Leonardo Radicchi, talentuoso musicista di origine umbra, musicalmente eclettico, uno dei più attivi e apprezzati a livello nazionale. Dal suo Diploma al Berklee College of Music di Boston, di cui è stato Student Ambassador con la sua band Creative Music Front, Leonardo si è evoluto in una ricerca musicale parallela alla crescita della sua consapevolezza come individuo nella società civile. Le sue scelte musicali e le sue attività in ambito sociale hanno contribuito a conferire un significato politico alle sue composizioni.
Là dove per politica non si intende uno schieramento partitico quanto piuttosto una maturata consapevolezza dell’ingiustizia sociale e delle contraddizioni da cui essa derivano: La musica ha il dovere di contribuire, anche se in minima parte, alla massa critica che ci permette ogni giorno di essere umani. Il mondo è un posto complesso, ci serve una musica in grado di raccontarlo.”
Leonardo Radicchi lo ha dimostrato con l’album del 2013 intitolato – non a caso – “Riot” e attraverso esperienze fortemente volute con Emergency: il progetto Ebola (in Sierra Leone) e il progetto War Surgery (Afghanistan), a cui è seguita l’attività in un centro per richiedenti asilo della Toscana. Esperienze che cambiano il modo di vedere la vita, che rafforzano il sentimento di riscossa e operatività. Storie raccontate nel libro “In fuga”, pubblicato nel 2016 da Rupe Mutevole (collana Letteratura di Confine) e attualmente in ristampa.

I brani dell’Arcadia Trio “narrano” storie dense di tematiche attuali e di riflessioni esistenziali: “Questo progetto rappresenta un manifesto: il jazz è un elemento culturale che può fare la differenza nel sociale. Le composizioni originali sono plasmate su fatti, persone e idee che lasciano il segno nel nostro mondo.”
Necessary Illusions è un omaggio alla visione dell’intellettuale e filosofo statunitense Noam Chomsky; Pointless Evolution: “un topo non costruirebbe mai una trappola per topi”; Blues for Yvan Sagnet: un migrante africano che ha fatto sua una battaglia che gli italiani hanno abbandonato; Child Song, bambini che devono essere adulti e altri che possono non diventarlo mai; Don’t call it Justice, una legge non fa giustizia se rende illegale un essere umano.
In attesa dell’uscita discografica del prossimo autunno, Arcadia Trio è attualmente in tour nei club italiani. Le prossime date: 28 febbraio Jazz Club Firenze special guest Cristiano Arcelli, 5 marzo L’Altro Spazio (Bologna); il 25 aprile nella rassegna Cacio n’ Jazz (Siena); 22-23-24 giugno Jazzit Fest; l’8 luglio al festival Chianti in Jazz.
Nella formazione, oltre al leader sassofonista Leonardo Radicchi, il bassista Ferdinando Romano e il batterista e percussionista Giovanni Paolo Liguri. Ospiti del trio si alterneranno diversi musicisti della scena jazz italiana come il sassofonista Cristiano Arcelli e il polistrumentista Marco Colonna, musicisti che hanno dimostrato interesse nell’approccio e nei temi del trio.

Che impatto può avere una musica non di massa sulle grandi dinamiche del nostro tempo? La stessa dei saggi, della poesia, della letteratura, dell’arte in generale. Questo è ciò che muove l’Arcadia Trio.

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LEONARDO RADICCHIO BIO
Diplomato al Berklee College of Music di Boston, di cui è stato Student Ambassador con la sua band Creative Music Front. Ha studiato con George Garzone, Ed Tomassi, Hal Crook, Bill Pierce, Greg Osby, Dave Santoro. In Italia ha studiato tra gli altri con Maurizio Giammarco, Ramberto Ciammarughi, Michael Rosen…
Ha suonato in molti festival e rassegne in Italia e all’estero con diverse formazioni e musicisti: Casa del Jazz [Roma], Lucca Jazz Festival, Roccella Jonica Jazz Festival, Villa Celimontana Jazz Festival, Gubbio NoBorders, Vieterbo JazzUp, EcoJazz, Fano Jazz, The Shrine [NY], Monterrey Conservatory [Mexico], Berklee Performance Centre, Auditorium S. Cecilia [Roma]… suonando tra gli altri con con Massimo Nunzi, Achille Succi, Francesco Cusa, Marta Capponi, Bernardo Guerra, Cristiano Arcelli, Cettina Donato, Eliel Lazo, Jose Andres Marquez, Tiziano Bianchi, Orchestra Operaia, Greg Fiengold, Ulrich Gumpert, Silke Eberhard, Eleonora Bianchini, Roberto Gatto, Simona Bencini, Mario Nappi, Manuel Magrini, Med Free Orkestra
Ha pubblicato due album come leader I hear voices in my head (GME-2011) e Riot (GME-2013) e compare in diversi altri come sideman. E’ stato parte del collettivo tedesco Tonarbeiten registrando l’album Wrong turn swing (TBE-2013). È stato selezionato per la compilation annuale Jazz Revelation Records (USA) Octaves del 2010.
Attivo come compositore nell’ottobre 2017 ha ricevuto una commissione dalla Fondazione Giovanni Pierluigi da Palestrina per il brano originale “Opus Nigrum” eseguito in prima al festival dedicato al compositore rinascimentale (Palestrina-2017) accanto a lavori di Tonu Korvitz e Christopher Cerrone. Il suo poema sinfonico “Il Conte di Montecristo” è stato eseguito in prima dall’orchestra del Corciano Festival 2016. Nel 2012 si è classificato al terzo posto al concorso per composizione di musiche per film “Ponti e Torri” presieduto da Ennio Morricone.
Nel 2014 parte con Emergency lavorando per i successive due anni e mezzo come operatore umanitario nei progetti Ebola (Sierra Leone) e War Surgery (Afghanistan). Al suo ritorno collabora per diversi mesi con un centro di accoglienza per richiedenti asilo in Toscana.
Ad ottobre 2016 è uscito il suo libro “in fuga” Ed. Rupe Mutevole (Parma 2016), la seconda edizione è stata presentata nell’ottobre 2017.

 

Dedicata ad Al Jarreau la Jam Session di beneficenza della Nazionale Italiana Jazzisti

La Nazionale Italiana Jazzisti di Calcio si schiera sul palco dell’EleganceCafè, nuovo locale di Roma dedicato al Jazz, per la loro terza Jam Session di beneficenza.
Il prossimo 13 febbraio la Nazionale Italiana Jazzisti organizzerà una Jam Session con la partecipazione dei propri “calciatori” e tanti ospiti dedicata al grande Al Jarreau nell’anniversario della morte avvenuta esattamente un anno fa.
Ogni Jam ha un tema (già svolte quelle dedicate al Brasile e allo Swing) e questa sarà condotta dal Presidente della NIJ, il sassofonista Costantino Ladisa che farà da padrone di casa ospitando non solo i propri colleghi di campo, ma anche tanti ospiti.
Il compenso dei musicisti andrà alla Nazionale Italiana Jazzisti Onlus e a fine stagione il ricavato verrà devoluto in beneficenza.
A dare man forte all’iniziativa ci sarà Radio Città Futura con interviste  direttamente nel locale a cura del cantautore Piji (anche portiere della Nazionale Italiana Jazzisti).
Una lodevole iniziativa che conferma quanto la Nazionale Italiana Jazzisti Onlus sia sempre in prima fila anche al di là del campo da gioco.
 
INFO SULLA NAZIONALE ITALIANA JAZZISTI ONLUS
Il jazz è un gioco di squadra…e il calcio pure. Nel jazz si improvvisa, nel calcio un po’ meno. Quando gira un fuoriclasse l’improvvisazione è però all’ordine del giorno, e diventa anzi elemento essenziale dello spettacolo. In un’orchestra, per esempio, c’è qualcuno che dirige, qualcun altro che è in prima linea, qualcuno che serve solo per accompagnare, e i gregari che consentono al gruppo di restare in piedi. E poi c’è il bomber, il solista. Se il jazz non è di squadra, non piace a nessuno.
Un giorno di tre anni fa due operatori del settore si incontrano e si rivelano il loro sogno comune: una nazionale del jazz italiano: “Togliamoci gli strumenti e mettiamoci gli scarpini”. Detto fatto, il sogno pian piano diventa realtà. Nel luglio 2013, proprio il giorno dell’inaugurazione dell’Umbria Jazz Festival, una bozza di quella che attualmente è una realtà viva, entusiasta e felice scende in campo nel mitico stadio Curi di Perugia, e incontra la Nazionale Italiana Cantanti.
Ad oggi sono state due le gare ufficiali tra le due squadre; la seconda l’anno dopo, sempre a Perugia, sempre ad aprire l’Umbria Jazz Festival (con tanto di calcio d’inizio del Patron della Fondazione, Carlo Pagnotta).
Nelle prime uscite ufficiali, la Nazionale Italiana Jazzisti ha goduto anche del supporto tecnico e professionale di Walter Novellino in veste di allenatore.
 
Ma la vittoria più importante della Nazionale Italiana Jazzisti è quella in favore della solidarietà: in quelle due gare ufficiali sono stati venduti oltre 7.400 biglietti e raccolti fondi per un totale di 55mila euro tutti devoluti alle varie associazioni coinvolte (l’Associazione Giacomo Sintini, che sostiene la lotta contro il cancro, l’A.U.L.C.I., Associazione Umbra per la Lotta alle Cardiopatie Infantili, e l’Associazione Avanti Tutta Onlusche opera per l’introduzione della pratica sportiva nei protocolli di terapia contro il cancro). Non ultima, la jam session organizzata a margine della Partita di Perugia del 2014 che ha visto per la prima volta elementi della Nazionale Jazzisti unirsi con artisti della Nazionale Cantanti (citiamo Enrico Ruggeri, Raphael Gualazzi, Pierdavide Carone e i Sonohra) in un estemporaneo concerto di beneficenza.
La compagine della Nazionale Italiana Jazzisti è rappresentata dai Presidenti Onorari (nonché stimati jazzisti di fama Internazionale) Franco D’Andrea, Enrico Intra e Enrico Pieranunzi.
Nella Nazionale si annoverano nomi molto noti del jazz italiano (Paolo Fresu, Max Paiella, Roberto Gatto, Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso, Javier Girotto, Stefano Di Battista, Rosario Giuliani e l’outsider Alessandro Mannarino) e ci sono molte giovani stelle del nostro panorama musicale (Matteo Bortone, Alessandro Presti, Piji, Daniele Sorrentino, per citarne qualcuno) con tantissimi altri musicisti attivi nel panorama musicale italiano ed internazionale.
Prerogativa della squadra è anche l’apertura a tutte le figure professionali che ruotano attorno al settore: dai giornalisti agli agenti, dai fotografi ai produttori discografici.
La Nazionale Italiana Jazzisti si è costituita in Associazione Onlus per contribuire direttamente alla devoluzione degli incassi delle iniziative alle tante altre Associazioni e strutture che hanno bisogno di un sostegno e di un aiuto anche economico. E sono ancora parecchie le partite giocate per raccogliere fondi: a Perugia al “Renato Curi”, in occasione dell’inizio di Umbria Jazz 2015 contro laItalianAttori (con Luca Zingaretti, Enzo Decaro, Edoardo Leo, Sebastiano Somma e tanti altri), due partite a L’Aquila (2015 e 2017) in occasione delle Giornate del Jazz per L’Aquila e Amatrice, e ancora tante altre.
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Maria Pia De Vito & Ensemble Burnogualà presentano il nuovo album

Sarà presentato sabato 3 marzo al Teatro Studio “Gianni Borgna” dell’Auditorium Parco della Musica di Roma Moresche ed altre invenzioni”il nuovo album di Maria Pia De Vito insieme al suo Ensemble Burnogualà, edito da Parco della Musica Records.
Dopo un lungo lavoro di ricerca creativa compiuto attorno alle “Moresche” del compositore fiammingo Orlando di Lasso (XVI sec.) e le performance in prestigiosi Festival e in luoghi non convenzionali – èdivenuto virale il video della spettacolare performance nel mare di Ventotene durante il Festival “Rumori nell’Isola” 2015 – Maria Pia De Vito e l’Ensemble giungono finalmente a questo lavoro discografico con un materiale inedito e totalmente innovativo nel panorama musicale italiano e internazionale, arricchito dalla presenza di molti ospiti speciali: il chitarrista Ralph Towner, la pianista Rita Marcotulli, Alessandro D’Alessandro all’organetto, Giuseppe Spedino Moffa alla zampogna e Massimo Carrano alle percussioni.


Sul palco del 3 marzo le 20 voci della formazione saranno accompagnate dal pianista Lorenzo Apicella, dal contrabbassista Dario Piccioni, dal percussionista Arnaldo Vacca, da Ousmane Coulibaly alla kora e al balafon e da alcuni ospiti del disco. Durante i live, la bellezza dell’impasto sonoro ottenuto, la creatività e la raffinatezza della proposta musicale, si spingono sempre oltre le attese dello spettatore. Del resto, la sperimentazione sul canto e sulla voce di Maria Pia De Vito, cantante e compositrice pluripremiata a livello internazionale, da sempre abbraccia diversi campi d’azione. Direttore artistico della Sezione Jazz del Ravello Festival, ma anche docente di canto in diversi Conservatori e College italiani, la De Vito definisce l’Ensemble Burnogualà, da lei fondato e diretto, una “comunità di ricercatori” con cui condivide gran parte della sua indagine creativa.
Il risultato è un materiale di grande ricchezza ritmica e contrappuntistica, con interludi, spazi e panorami sonori in cui l’Africa, la Napoli rinascimentale e l’improvvisazione si mescolano e si incontrano nella contemporaneità.
Nel repertorio sfavillano cicli carnevaleschi i cui protagonisti sono schiavi e liberti africani ritratti in serenate, corteggiamenti, danze, bisticci, in 
un linguaggio che mescola sapientemente frammenti di dialetto napoletano comicamente storpiato, parole e frasi in Kanuri (la lingua parlata nell’area Nilo-Sahariana nell’impero del Bornu, attuale nord-est della Nigeria), insieme ad imitazioni di strumenti e versi di animali a cui si aggiungono ispirati momenti di improvvisazione vocale.

Il raggio d’azione dell’Ensemble Burnogualà va dalla polifonia del tardo Rinascimento (Orlando di Lasso, Willaert, Velardiniello) ad autori contemporanei quali Vince Mendoza, Miles Davis, Joe Zawinul, Diederik Wiessels, fino agli autori brasiliani, per una pratica della voce e dell’improvvisazione di derivazione jazzistica applicata a materiale della più diversa origine storica e geografica. Un lavoro collettivo di approfondimento e studio delle fonti, ma con un piede nella contemporaneità grazie all’inclusione di brani originali firmati da compositori di grande spessore.

Nella formazione vocale: Valentina Rossi, Vittoria D’Angelo, Ilaria Gampietri, Oona Rea, Mary De Leo, Francesca Fusco, Marta Colombo, Lucia Mossa, Laura Sciocchetti, Elisabetta D’aiuto, Margherita Rampelli, Elena Paparusso, Danilo Cucurullo, Daniele Giannetti, Tommaso Gatto, Stefano Minder, Paolo Caiti, Flavio Spampinato, Gianfranco Aghedu, Marco Lizzani, Sebastiano Forti, Fabio Grasso.

La carriera di Maria Pia De Vito è densa di importanti riconoscimenti, collaborazioni e incontri musicali: John Taylor, Ralph Towner, Chico Buarque, Guinga, Rita Marcotulli, Ernst Rejiseger, Enrico Rava, Enrico Pieranunzi, Norma Winstone, Steve Swallow, Gianluigi Trovesi, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli, Paolo Fresu, Paolo Damiani, Cameron Brown, Ramamani Ramanujan, David Linx, Diederik Wissels, AreaJoe Zawinul, Michael Brecker, Peter Erskine, Kenny Wheeler, Miroslav Vitous, Nguyen-Le, Uri Caine, Dave Liebman, Billy Hart, Eliot Ziegmund, Steve Turre, Maria Joao, Monica Salmaso, Art Ensemble of Chicago. Da anni è in testa alle classifiche del JAZZIT AWARD tra le cantanti italiane.

Il Burnogualà – Large Vocal Ensemble, è una comunità di cantanti e ricercatori fondata e diretta da Maria Pia De Vito. In Italia è stato protagonista di diversi festival e manifestazioni tra cui: Ravello Festival 2016, Festival “Una striscia di terra feconda” al Castello di Palombara Sabina, il Festival “Percorsi Jazz Santa Cecilia” 2012, 2013 e 2014, Museo MAXXI di Roma, la manifestazione “Il ponte della musica” 2014, le Terme di Diocleziano nel 2014, la Notte dei Musei di Roma 2016. Ha inoltre partecipato come ospite all’album di Rita Marcotulli “A Pino” dedicato a Pino Daniele (La Repubblica/L’Espresso, 2016) e all’album “core-coração” di Maria Pia De Vito feat. Chico Buarque (Jando Music/ Via Veneto Jazz, 2017).

LINK E CONTATTI
Prevendite concerto 3 marzo: http://bit.ly/bigliettiMPDVauditorium info: tel. 06.80241281 
Ufficio Stampa Musica Per Roma: ufficiostampa@musicaperroma.it tel. 06.80241203-228
Ufficio Stampa Maria Pia De Vito: Fiorenza Gherardi De Candei tel. 328.1743236 e-mail fiorenzagherardi@gmail.com
Management: Mercurio Management tel. 335.6361504 e-mail management@mercuriomanagement.it
http://www.auditorium.com/pdm_record.html – www.mariapiadevito.com – www.mercuriomanagement.it

 

 

 

Il vincitore del Premio Lelio Luttazzi, Manuel Magrini, in concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma con il suo “Unexpected”

Arriva a Roma il pianista Manuel Magrini, un artista che sta collezionando sempre più successi. Sabato 27 gennaio alle 21 si esibirà su un palco prestigioso come quello del Teatro Studio “Gianni Borgna” dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Dopo la vittoria del Premio Lelio Luttazzi dello scorso giugno, Magrini sta continuando il tour internazionale dedicato al suo album in in piano solo “Unexpected” (prodotto da Encore Jazz), un titolo che si sta rivelando sempre più emblematico degli ultimi anni di carriera del giovane e talentuoso pianista umbro, classe 1990.

Portato sui più importanti palchi italiani oltre che internazionale (recente il tour in Scozia), il disco “Unexpected” ha un carattere strettamente autobiografico. “Parla della mia storia”, racconta Manuel Magrini, “piena di eventi ed incontri che non avrei mai immaginato di fare, che mi fanno sentire parte di un bellissimo disegno”. Imprevista è stata anche la genesi del disco, nata da una proposta di Roberto Lioli e Vittorio Bartoli dell’etichetta Encore Jazz, affascinati dal grande talento di questo giovanissimo fuoriclasse. La tracklist è composta da 13 brani, con nove composizioni originali e quattro arrangiamenti di brani noti: “In Walking Bud” di Thelonious Monk, “Dolcenera” di Fabrizio De Andrè, “Gloria’s Step” di Scott LaFaro e “A Child is Born” di Thad Jones. Già protagonista di molti Festival nelle location più illustri della scena musicale italiana – Umbria JazzVilla CelimontanaCasa del Jazz di RomaYoung Jazz FestivalFestival dei Due Mondi di SpoletoBologna Jazz FestivalIseo JazzAuditorium Parco della Musica – Manuel Magrini ha suonato con grandi nomi del jazz tra cui Ares Tavolazzi,Ellade BandiniGabriele MirabassiFabio ZeppetellaMaurizio GiammarcoAchille SucciMassimo ManziPaolo DamianiEnrico IntraRosario Giuliani,Enrico RavaJohn Arnold e Jonathan Kreisberg.

Classe 1990, diplomato al Conservatorio F. Morlacchi” di PerugiaManuel Magrini si interessa presto alla musica jazz e inizia a studiarla e approfondirla seguito dal maestro Ramberto Ciammarughi, collaborando con moltissime formazioni e tenendo concerti sia in Italia che all’estero. Al Fara Music Festival vince il premio come miglior solista e come miglior gruppo con il suo Manuel Magrini Trio, mentre in ambito pop vince il concorso Rai Demo 2010 condotto da Michel Pergolani e Renato Marengo, come strumentista e coarrangiatore nel gruppo di Tom Bangura.
§Dal 2014 fa parte dell’Orchestra Nazionale dei Giovani Talenti del Jazz organizzata dal Teatro Puccini di Firenze, Siena Jazz e Music Pool, costituita dai migliori studenti del dipartimento di jazz di tutti i Conservatori d’Italia con la quale ha già suonato in importanti palchi come il teatro Piccolo Strehler di Milano e l’Obi Hall di Firenze; nello stesso anno Manuel vince una borsa di studio al Fara Music Festival per studiare al Collective School of Music a New York.

LINK E CONTATTI
Sabato 27 Gennaio ore 21
Auditorium Parco della Musica – Teatro Studio Gianni Borgna
Biglietto unico €12 – prevendite: http://bit.ly/bigliettiMANUELMAGRINI
www.encorejazz.it
Booking: Daniele Brunacci Tel. 347.0686696 E-mail info@ghibliconcerti.com www.ghibliconcerti.com
Ufficio stampa: Fiorenza Gherardi De Candei Tel. +39 3281743236 E-mail fiorenzagherardi@gmail.com

il Jazz ascoltato nei club romani